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Questa bottiglia non è il vino di Marko Fon, questo è il terrano del Carso

Un ultima cosa, poi con il Carso ed i suoi vini la chiudo per un po’ (anche se qui già si sta programmando la prossima trasferta, prevedo scintille). È che sull’ultimo numero di Pietre Colorate, una bella rivista dedicata al vino ed alle sue migliori sfaccettature, quelle meno urlate, c’è un’intervista a firma di Riccardo Vendrame a Marko Fon. Ne riprendo un passaggio:

Visto che negli ultimi anni molti praticano la viticoltura naturale il luogo in cui viene prodotto diventa fondamentale e la persona deve trovare la forza per mettersi in ombra. Questa bottiglia non è il vino di Marko Fon. Questo è il terrano del Carso.

E il Carso per te cosa rappresenta?

Quello che mi lega al Carso è il senso di tristezza. Qua i soldi hanno cominciato a valere troppo, si stanno abbandonando i vigneti più vecchi delle zone migliori perchè la cantina paga poco e gli anziani non hanno più voglia di sacrificarsi. Si è cominciato a piantare vigne nei posti peggiori perchè sono più semplici da lavorare.
Il Collio, per lo stesso concetto, è una zona rovinata, perchè dove si vedono soldi si aprono porte. Si pensa che con due, tre passi al massimo, si possa avere tutto ma non è una scelta intelligente perchè se con un paio di passi molto corti si arriva presto alla ricchezza, con uno in più già si esce da quella strada.
Io seguo la strada più lunga e più ripida che coincide con la vita del Carso. Basta avere il desiderio di vedere e comprendere la natura e semplicemente osservando le piante del posto puoi comprendere come il tronco non sia eretto ma prende certe forme in base a dove spira il vento.
Per questo è importante anche farsi la malta con cui si sta costruendo casa, rompere la legna per il fuoco, piangere, sorridere, tutto ciò ti rende carsolino, un uomo del posto. Solo così anche il vino non diventa la cosa più importante della tua vita, perchè la cosa più importante deve essere il luogo, una parte di te
.”

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