Il Forestiero, il sagrantino di Collecapretta

L’occasione per tornare a parlare di Collecapretta nasce dalla lunga degustazione di ieri sera. Ventiquattro Sagrantino di Montefalco di due diverse annate, la 2007 e la 2008. Una panoramica di cui scriverò presto e da cui sono uscito con le solite insicurezze. Da una parte ho trovato una conferma, a Montefalco è molto difficile parlare oggi di differenze di territorio, è la cantina a fare la differenza con il proprio approccio. Uno stile che in un’annata fortunata come la 2008 è capace di produrre meraviglie. Dall’altra mi sono ancora una volta scontrato con un muro e con molti vini particolarmente difficili. Come se io non riesca del tutto a capire che lingua parlare con l’uva più famosa della regione in cui vivo. Ma devo, e voglio, somatizzare l’esperienza per qualche giorno prima di scriverne.

Alla fine, era assolutamente fuori contesto, è saltata fuori un po’ per caso questa bottiglia. Le uve (anche se non è possibile scriverlo in etichetta) sono le stesse della non così lontana Montefalco e la macerazione sulle bucce è brevissima, di appena una settimana. Il risultato è un vino particolarmente goloso ed appagante. C’è tannino, ci mancherebbe, ma è elemento perfettamente integrato nell’assaggio ed anzi, se servito alla cieca dubito lo riconoscerei come tale. Probabilmente non è il vino più fine che esce dalla cantina di Vittorio Mattioli, direi anzi che si tratta di un vino particolarmente ruvido nella sua migliore accezione agricola. Un vino praticamente inesistente nei numeri, dalla vendemmia del 2011 ne sono state prodotte appena 326 bottiglie, questa era la 138. Un vino di grande beva che ha accompagnato una lunghissima chiacchierata sui vini assaggiati precedentemente e che è stato perfetto accompagnamento per una meravigliosa coratella di agnello (come piace a me, appena sfumata con un po’ di vino bianco ed impreziosita da qualche aroma).

Insomma, un sagrantino/nonsagrantino che va assaggiato per approfondire la tipologia. Un vino che insieme a quello di Calcabrina (anche quello fuori denominazione anche se per scelte produttive, non geografiche) si inserisce in questo variegato panorama targato Montefalco.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Umbria | Tag: , , , | Commenta

5 Commenti

  1. Pubblicato 21 febbraio 2013 alle 15:58 | Link

    Accidenti, devo proprio assaggiare questi vini, dei quali sento parlare da amici dei quali mi fido.

  2. Pubblicato 21 febbraio 2013 alle 16:01 | Link
  3. Pubblicato 21 febbraio 2013 alle 16:08 | Link

    Ciao Angelo, si c’era. Tra l’altro ne avevo scritto un po’ di tempo fa, ecco il post: http://www.enoicheillusioni.com/2012/03/tenuta-bellafonte-un-altro-sagrantino-e-possibile/.

  4. Adriano Aiello
    Pubblicato 21 febbraio 2013 alle 16:54 | Link

    Jacopo ma Collecapretta ha sempre fatto anche il Sagrantino? Sono un paio di anni che non bevo i loro splendidi vini, anche se quello che era entrato nel mio cuore era Il trebbiano spoletino

  5. Pubblicato 21 febbraio 2013 alle 16:55 | Link

    Ciao Adriano, no. Questo 2011 è una prima prova. E comunque i numeri rimarranno sempre quelli citati, lì a Terzo La Pieve hanno giusto un paio di filari di sagrantino.

Un Trackback

  1. [...] ed il privilegio di spaziare tra produttori ed annate con una facilità sconcertante. Come detto l’altro giorno sono tutti assaggi che si inseriscono volutamente in un mio personale percorso di approfondimento [...]

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