Benjamin Zidarich non ha bisogno di grandi presentazioni, i suoi vini parlano per lui. Grandissimo interprete del Carso e dei suoi vitigni ogni volta che mi ritrovo a bere una sua bottiglia, che sia di vitovska, malvasia o terrano, provo partiolare godimento. Che bello.
Questa 2010 non è che l’ennesima conferma di un vignaiolo capace di sintetizzare dentro un bicchiere un po’ tutto quello che il territorio ed il vitigno sanno esprimere. Roccia e luce. C’è una componente di calore, una certa macerazione sulle bucce porta ad un colore caldo e profondo, lo stesso calore che in bocca si trasforma in una sensazione coinvolgente, come fosse una sorta di abbraccio. Ma non pesa, è vino che lungo tutto l’assaggio sembra librarsi trasportato dal vento, un bicchiere tira l’altro. Un vino che sa di buono, che nel suo essere per certi versi rustico è capace di essere lungo, lunghissimo in un modo che definirei (quasi) struggente.
Pare che il Carso sia magnetico, che sappia prima coinvolgere, dopo rapire. Roccia e luce, ma anche il mare a fare da sfondo, mai da sottofondo. Per quello che vale, questa bottiglia ne è l’ennesima dimostrazione. Lasciatemi qui.




Un Commento
Assaggiato pochi giorni fa in una degustazione a Roma con Zidarich presente (che ha portato anche alcune ‘chicche’ come una Vitovska riserva 2006). Mammia mia: che vino e, aggiungo, che vignaiolo !
Un Trackback
[...] proposito di Carso, proprio un paio di mesi fa scrivevo di quanto mi fosse piaciuta la vitovska 2010 di Zidarich. Quindi scusatemi, mi rendo conto che [...]