in Parlo da solo

Un post lungo

Mi era sfuggito e me ne sono accorto solo dopo l’estate: a febbraio, il 7 febbraio, questo blog ha compiuto cinque anni. Questo significa che con una certa soluzione di continuità scrivo su queste pagine da circa settanta (!) mesi, quasi sei anni. Periodo lungo, oltre un diploma, circa una laurea. Guardate, non voglio certo sembrare quello che si mette a misurare la propria vita in lustri, anzi. Ma è innegabile che rappresenta un periodo importante non solo dal punto di vista temporale, ne sono successe di cose.

All’inizio del 2007 avevo i capelli lunghi, portavo le lenti a contatto, vivevo in un bilocale vicino Porta Romana e lavoravo per poco meno di una decina di ore al giorno dentro l’ufficio stampa di Trussardi. Mi divertivo da matti, dormivo pochissimo, avevo una bicicletta da corsa con la quale rimbalzavo tra un bar e l’altro e uno dei miei più grandi problemi era riuscire ad avere una camicia stirata, tutti i giorni. Ce la mettevo tutta, ero pieno di entusiasmo, le mie idee sul futuro erano certamente poche e non avevo nessun programma preciso in testa. La birra era scadente e il vino pretenzioso. Quest’ultimo però mi affascinava, avevo finito da un paio d’anni i corsi dell’AIS e nel bicchiere c’erano molte più domande che risposte.

È stato in quel periodo che, di punto in bianco, ho aperto un account su Blogger e ho cominciato a riportare in rete alcune idee sui vini che bevevo giorno dopo giorno. Era divertente, c’era tanta curiosità. Capitava per esempio di scrivere distrattamente qualche riga sul retro degli scontrini o sui fazzolettini di carta dei tanti wine bar che frequentavo ai tempi per poi riportarla online. Allora si beveva un sacco. Nei limiti del possibile si cercava di capire più quali fossero le differenze tra una zona e l’altra che tra un produttore e l’altro, sono sempre stato un grandissimo appassionato di geografia. Insomma, il blog era un vero e proprio diario sul quale riportare questa o quella bottiglia, questa o quella impressione, senza alcuna pretesa. Non esisteva Twitter, non esisteva Facebook (anzi no, quello c’era ma l’unica persona con cui ero in contatto ero un’amica che viveva a Parigi e non lo usavo praticamente mai). Quello che scrivevo sul blog andava in rete senza avere un trampolino di lancio, andava a confondersi in un mare magnum che già allora mi sembrava praticamente infinito. Immaginate quindi il mio stupore quando, per la prima volta, qualcuno ha commentato un post. Era il Rosso del Contadino di Frank Cornellissen e il commento era di Giampiero “Aristide” Nadali. Era qualcosa di completamente inaspettato, come se io non avessi mai preso in considerazione l’idea che qualcuno, altrove, potesse leggere quelle poche righe che con così poca perizia mettevo online. Volendo contestualizzare la cosa andrebbe sottolineato che allora i blog sul vino erano molti meno di oggi e che io li seguivo (e leggevo) con un’attenzione enorme. Andrea Gori per esempio sa, glielo dissi di persona anni dopo, che ho preparato la mia prima maratona, quella di Roma del 2006, ascoltando durante gli allenamenti praticamente tutti i podcast che allora produceva come Vino da Burde. Che tempi.

Non so dire esattamente quando ho cominciato a mettere più attenzione in quello che scrivevo, ad assaggiare cercando di non essere scontato e a concentrarmi di più sul vino. Credo che sia stato un processo che ancora per certi versi continua (anzi, sono piuttosto convinto che non esista un traguardo e che quello nel vino sia uno dei viaggi più affascinanti che possano essere intrapresi). Però è certo, qualcosa ad un certo punto è successo. Probabilmente un anno dopo il primo post o giù di lì. Ho cominciato studiare sul serio, a visitare più cantine, a conoscere e a capire un po’ di più le tante sfaccettature che possono esistere non solo dentro ma anche dietro ad un bicchiere. E poi ho cominciato a conoscere altre persone che scrivevano in rete, che dal basso raccontavano di un vino o di un ristorante. Senza sovrastrutture, senza obblighi, senza pressioni. Persone che come me erano mosse dalla passione e dalla voglia di condividere una sensazione, un’idea. Vi ricordate quelle degustazioni nate in rete dedicate ad una tipologia? Ma di esempi ce ne potrebbero essere a decine. Era una rivoluzione ed io ero entusiasta di farne parte.

Nel frattempo il tempo passava, io continuavo a scrivere sul blog e a lavorare, due cose che non si erano mai incontrate fino ad un momento preciso, quando Giampiero Bea, allora ed ancora oggi presidente del Consorzio Vini Veri, mi chiamò per occuparmi dell’ufficio stampa e più in generale della comunicazione per l’imminente manifestazione di Cerea, VinoVinoVino. È stata quella volta che mi sono reso conto di quanto un blog possa essere un formidabile curriculum vitae permanente. Una vetrina che ti rappresenta in tutto e per tutto. È sempre grazie al blog per esempio che pochi mesi dopo ho avuto l’onore di organizzare quello che reputo ancora oggi come uno dei più importanti approfondimenti sul mondo del vino e dei social network mai fatti in Italia. Il contesto era quello del Festival Internazionale del Giornalismo e il nome dell’appuntamento Media 140 Food&Wine. O partecipare nel corso degli anni come relatore a conferenze qua e là, da Ascoli Piceno a Verona, da Vicenza a Venezia, fino a quella del mese prossimo alla LUISS di Roma. Ma gli esempi potrebbero essere tantissimi e a ripensare a tutto quello che riguarda la mia sfera lavorativa faccio fatica a pensare a qualcosa che negli ultimi due o tre anni non sia nato (anche) grazie a questo blog.

E poi Intravino. È innegabile che aver cominciato a scrivere di là, era ottobre del 2009, mi abbia obbligato ad un’attenzione ed un impegno ancora maggiori. Tra l’altro magari non sembra, ma molto di quello che viene pubblicato è ancora oggi frutto di un confronto redazionale vero, è luogo virtuale dove coesistono voci fortemente diverse e parimenti importanti. Un’esperienza che continua ad essere stimolante e formativa, una redazione digitale che nel vino non ha pari. Non oggi, non in Italia. Ma ci sarebbe tantissimo da scrivere su questo argomento, da Enogea alle tante collaborazioni, passando per la recente iscrizione all’Ordine dei Giornalisti (cosa che nella pratica però è successa grazie ad alcuni giornali locali su cui scrivo – retribuito – con continuità da circa quattro anni).

Insomma, quello che voglio dire con tutto quello che ho scritto fino ad ora è che, volente o nolente, io sono questo blog. La stragrande maggioranza delle cose che mi sono successe negli ultimi anni passa inevitabilmente da queste pagine e, anche se quest’anno è stato quello durante il quale ho in assoluto scritto di meno, non riesco a pensare di smettere. Idea che, va detto, ritorna con una certa frequenza.

Oggi, alla fine del 2012, ho i capelli molto più corti, porto gli occhiali da vista, vivo in un appartamento nel centro di Perugia e sono un libero professionista. Mi diverto da matti anche se in modo completamente diverso e sono sposato con la donna della mia vita. Continuo a portare la camicia e ho la stessa macchina di allora (la bicicletta no, quella me l’hanno rubata). Nel lavoro ce la metto ancora tutta e le idee sul futuro continuano ad essere piuttosto confuse. Ma va tutto benissimo; la birra, quella scadente, è praticamente scomparsa mentre il vino è meravigliosamente presente. Quest’ultimo poi continua ad affascinarmi come fosse il primo giorno anche se è certo, rimangono tante domande a fronte di pochissime risposte. E va bene così.

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Commento

  1. Ciao jacopo, ti leggo da molto e spesso ho preso i tuoi assaggi come spunto di partenza e ricerca nei miei. Non ti ho mai risposto, piú per mancanza di tempo che di spunti, ma oggi voglio dirti solo di andare avanti cosí. Continua cosí ragazzo!!!

  2. Ti faccio i miei migliori auguri per la tua vita pubblica e privata, con la non piccola differenza che oggi sei sposato! E magari tra non molto penserai anche al resto…
    E gia’ che ci sono ti ringrazio ancora per avermi invitato come relatore al congresso di Perugia, anche per me una bella esperienza.
    Ciao e buon tutto

  3. Soprattutto nell’ultimo periodo, sei quello che ha “dettato” i miei acquisti enologici. E solo perchè mi hai dato fiducia con il tuo scrivere e dire.E questo basta.
    Bello quello che hai scritto, son sicuro che lo hai preso da dentro.
    I miei migliori auguri, perchè vorrei continuare con i tuoi “dettati”.
    ….e auguroni anche alla donna della tua vita……..

  4. Seguo questo blog dagli albori e ho sempre apprezzato il tuo stile, la tua onestà e professionalità, continua così e mantieni sempre l’originale che è in te!

    Buon Feste
    Daniele