Il Fiano di Avellino 2004 di Ciro Picariello

Quando alle spalle di un grande vino c’è una certa dose di inconsapevolezza e di pazzia il tutto assume un’aria particolarmente leggera, come se (quel vino) riuscisse rompere certi schemi, a farsi guardare con una luce tutta particolare e, in certi casi, a brillare di luce propria.

La vendemmia del 2004 è la prima che, anche se solo in parte, Ciro Picariello vinifica in casa con l’intento di affacciarsi sul mercato. Prima di allora infatti la quasi totalità della sua raccolta veniva acquistata da Feudi di San Gregorio. E se in famiglia c’era comunque una certa esperienza nella produzione di piccole quantità di vino è anche vero che si trattava di un passo importante, in particolare ripensando al ritornello che in molti devono avergli detto durante gli anni, che “a Summonte vengono bene solo le castagne“. Ovviamente non è così, lo ha ampiamente dimostrato di vendemmia in vendemmia.

Oggi, otto anni dopo, non so dire da che parte venga la luce che c’è dentro a quel vino. Quel che è certo che si tratta di una luminosità dai tratti straordinariamente fini ed eleganti. Che non acceca ma che anzi -a guardarla da vicino- è bellissima.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Campania | Tag: , , | Commenta

Un Commento

  1. daniele
    Pubblicato 16 novembre 2012 alle 23:45 | Link

    grande Ciro! E buonissimo anche l’aglianico!

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