Qualche giorno fa l’occasione è stata buona per un parallelismo tra due annate universalmente riconosciute come “minori”. Niente di definitivo, anzi. Solamente una quindicina di bicchieri per vedere se, a distanza di circa dieci anni, rimane valido l’assunto che vede la 2002 come sottile e magari poco espressiva e la 2003 come potente e generalmente sbilanciata sull’alcolicità. Con i dovuti distinguo in base alle zone, ci mancherebbe. Perchè alla fine l’impressione è che la faccenda, con il passare degli anni, si stia complicando un po’ (eufemismo). Le annate considerate come “classiche” sono sempre meno e in vigna ogni stagione rappresenta una vera e propria sfida contro un nemico che oggi può essere caldo e secco, domani torrenziale. Mutamento climatico, dicono.
Casa Coste Piane, Prosecco di Valdobbiadene “Sur lie” 2002. Di una finezza, di una sussurrata eleganza, da lasciare quasi senza fiato. Vellutato ma anche sferzante, mediterraneo ma anche alpino. E poi quella effervescenza inaspettata, una carezza. Sorprendente. ****
Palazzone, Orvieto Classico Superiore “Campo del Guardiano” 2002. Luminoso, la prima sensazione è quella di una mineralità accarezzata dal sole. Un bicchiere dalle spalle larghe, secco come una fucilata, quasi amaro e caratterizzato da una bellissima acidità che attraversa il palato e che lo accompagna fino alla fine. ****-
Menti, Gambellara Classico “Riva Arsiglia” 2002. Morbido ma non sfacciato e anzi, quasi timido nello svelarsi. Di rara complessità in bocca è un crescendo. Si dimostra bicchiere deciso, di una profondità minerale non comune, equilibrato e scattante. Buonissimo. ****+
Valentini, Trebbiano d’Abruzzo 2002. Un nuovo termine, da oggi: valentiniano. Ovvero quel vino che esprime quelle note classiche del trebbiano di Loreto Aprutino, qui all’ennesima potenza anche se mai urlate, semmai il contrario. Fresco ed appagante. Un bicchiere strepitoso nel suo essere sussurrato, corale come pochi. *****
Valentini, Trebbiano d’Abruzzo 2003. Solare, certamente godibilissimo anche se rispetto ad altre annate non ha quella spinta, quella bellissima acidità che lo attraversa e che lo trasporta. Volendo infierire si potrebbe anche sostenere sia meno lungo e che in generale abbia una chiusura meno elegante rispetto al bicchiere precedente. Ma sono comunque una novantina di punti facili facili. ****
Marisa Cuomo, Furore Bianco “Fior d’Uva” 2003. Carico, maturo, deciso. Tre parole che racchiudono un po’ tutto quello che ho trovato nel bicchiere. Carico perchè ricco di materia, quasi pesante. Maturo perchè caldo, alcolico, quasi tropicale. Deciso perchè caratterizzato da un acidità e da una salinità non comuni. Appena sbilanciato verso la pesantezza, comunque godibile. ***+
Collecapretta, Vino da tavola rosso 2002. Autunnale. Terra e sangue con un ricordo marino. Un vino complessivamente largo, che paga la mancanza di un certo grip nonostante una bellissima sensazione tattile. Affascinante, un sangiovese della memoria. ***
Silvano Strologo, Rosso Conero “Traiano” 2002. Il montepulciano che non t’aspetti. Sfaccetato e complesso, teso e di gran beva, profondo e scattante. ****+
Podere Le Boncie, Chianti Classico “Le Trame” 2002. Confermo quanto scritto allora, rimane il Chianti Classico 2002 più interessante abbia (finora) mai assaggiato. E anzi, oggi l’ho trovato quasi migliorato. Come fosse, come dire, più libero nella sua eleganza. ****+
Massa Vecchia, Maremma Toscana Rosso 2003. Altro assaggio che periodicamente riemerge. Che la prima volta – un paio d’anni fa abbondanti – avevo trovato splendido. Che la seconda mi aveva quasi infastidito e che oggi mi ritrova a metà strada. Un vino tutto giocato sul ruolo dell’acidità volatile, ci si potrebbe fare una lezione in questo senso. Ma anche un vino profondamente mediterraneo e minerale, coinvolgente e lunghissimo. ****
Tenuta San Leonardo, “San Leonardo” 2003. Leggo sul sito che “nonostante il caldo, è annata di grande finezza e freschezza”. Ma è davvero così? Sorso difficile, arrovellato su se stesso, più complicato che complesso. In generale asciugante da cui emergono sensazioni ferrose e, più in generale, amare. Difficilissimo, almeno oggi. ***-
Palari, Faro 2002. Che bell’equilibrio, ci sono tutti questi sentori che hanno un chiaro sottofondo mediterraneo e che si fondono meravigliosamente. In bocca è morbido, fresco, i tannini sono dritti e velutati ed è anche di grande eleganza. L’assaggio che non ti aspettavi. ****+
Rinaldi, Barolo Brunate-Le Coste 2002. Non c’è molto da aggiungere a quanto già scritto. C’è quell’avvolgenza, c’è quella delicatezza (da non confondersi con fragilità), c’è quel piglio deciso che hanno solo i grandi. *****
Insomma, tenendo ben presente che queste due vendemmie rimangono come le più difficili del decennio scorso e senza alcuna intenzione di volerle rivalutare in termini assoluti, si può parlare di alcune conferme. L’impressione ancora una volta è che la 2002, l’annata più piovosa degli anni zero, sia molto delicata, fine, non particolarmente longeva ma al tempo stesso capace di tirare fuori una certa eleganza, anche se moltissimo dipende dal produttore e -in maniera altrettanto importante- dalla vocazione delle vigne che li hanno visti nascere. Negli ultimi ventiquattro mesi quasi tutti gli assaggi hanno confermato questa idea (emblematici alcuni sagrantino, per dire). Di fronte ad una 2002 la mia curiosità è sempre tanta, datemene ancora.
Discorso invece più complesso sulla 2003, annata che forse in troppi hanno frettolosamente liquidato solo come calda, potente, alcolica. Ok, è certamente verissimo in molti casi, quanti vini oggi schiacciati dal loro stesso peso. A volte però è possibile imbattersi – e non era certo il caso di questa batteria – in bicchieri di gran tempra, certamente insoliti nello svelarsi ma sicuramente molto longevi. Un’annata con cui oggi è molto difficile confrontarsi e che forse (ho detto forse) potrebbe rivelare qualche sorpresa in un futuro non poi così lontano.



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[...] un’annata che mi affascina, mi sono imbattutto in bottiglie talvolta sorprendenti (si, anche quella volta) e questa poteva essere un’occasione giusta. Due: è bottiglia oggi piuttosto difficile da [...]