Cantina Margò, Carlo Tabarrini tra cioccolato e vino

Come è già capitato altre volte (in particolare quando l’argomento ruotava intorno al mondo del vino) riporto qui l’articolo uscito questo mese su Piacere Magazine.

L’appuntamento è per il primo pomeriggio di una caldissima giornata d’agosto in cantina. Oddio, cantina. Non pensate a chissà quale struttura immersa tra le vigne, quella di Carlo Tabarrini è infatti più vicina ad un garage che ad uno château. Letteralmente. Lui però è una forza della natura: in pochissimo tempo, meno di due anni, è stato capace di attirare su di sé attenzioni e apprezzamenti grazie a vini di grande forza ed espressività. Dalla sede di Via Settevalli a Perugia – anche se per adesso Carlo non vinifica qui ma si appoggia in una struttura più grande e organizzata – escono mediamente poco meno di tremila bottiglie. Due vini rossi e due vini bianchi fatti con le più tradizionali uve della regione: sangiovese, trebbiano e grechetto.

Ad ascoltare il racconto di questa avventura poi si ha l’impressione di quanto tutto questo sia il risultato di una buona dose di casualità e pazzia. Con un bicchiere di rosato in mano (uno dei suoi tanti esperimenti) Carlo mi dice che “molto semplicemente io non bevevo vino. Certo, nella cantina di casa si è sempre vinificato (almeno fino alla metà degli anni ottanta), ci pensava il nonno. Erano vini che venivano consumati subito, difficilissimi, duri, caratterizzati da una grande acidità e tannicità. Io ragazzino non ce la facevo proprio a farmeli piacere. Poi, molto tempo dopo, era la fine degli anni novanta, un amico mi ha fatto assaggiare un grande Barolo ed è cambiato tutto. Piano piano ho cominciato a fare delle prove, tantissime prove, per mettere le basi di quella che poi sarebbe diventata Cantina Margò”.

È bello ascoltarlo mentre racconta di questo periodo di grandi sperimentazioni. Per quasi dieci anni nella cantina di casa a settembre è entrato qualche quintale di uva che veniva acquistata nei dintorni e che portava a dieci/quindici diverse (micro)vinificazioni alla volta. Ogni anno così. Vini che venivano seguiti nei ritagli di tempo, anche oggi il lavoro di Carlo è poco lontano, all’interno dello stabilimento della Perugina. Vini che poi venivano consumati tra amici e famiglia. Fino al 2008: “da un giorno all’altro è cambiato tutto. In tanti ci siamo trovati in cassa integrazione e io come prima cosa ho aperto ufficialmente la mia azienda agricola. Subito dopo mi sono messo alla ricerca di qualche appezzamento da prendere in affitto tra i tanti contadini che avevo conosciuto negli anni precedenti senza però trovare una situazione ideale. Poi a guardare tra gli annunci di un giornale locale mi sono imbattuto in una bellissima vigna, quella di sangiovese. Le uve bianche invece continuo a comprarle da alcuni agricoltori che seguo durante l’anno”.

Ogni anno Carlo continua nelle sue tante sperimentazioni ma un punto fermo è di certo il suo Margò Rosso. Un sangiovese di razza, dritto e fragrante, stupefacente per beva e prezzo. Un vino (e una cantina) da seguire con attenzione.

Cantina Margò
Via Settevalli, 669
Loc. Casenuove, Perugia
+39 347 6976464
cantinamargo.com

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Articoli, Umbria | Tag: , , | Commenta

3 Trackbacks

  1. [...] parole sono quelle di Carlo Tabarrini, quando ci siamo visti nella sua casa/cantina per parlare di Cantina Margò ne aveva un cartone nell’angolo. Era tornato da pochi giorni da un rendez-vous con lo stesso [...]

  2. Scritto da | Enoiche illusioni il 18 novembre 2013 alle 19:19

    [...] ringraziare Carlo Tabarrini se ieri pomeriggio ho vissuto un’esperienza memorabile, a dire poco. Quello che vedete qui [...]

  3. [...] vuoi perchè erano da tempo esauriti. Qualche nome? Il “Margò Rosso” del vulcanico Carlo Tabarrini, one man show dell’omonima cantina del perugino. Lo “Janus” del bravissimo Marco [...]

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