Aglianico del Vulture DOC D’Angelo 2001

C’è una parola che proprio non riesco a mandare giù, un termine che appartiene ampiamente al vocabolario comune ma nel quale al tempo stesso non riesco a non leggere prima gli aspetti negativi dei positivi. È vino “base”.

“Cominciamo con il nostro base?”

Ma base de che? Ok, è sempre quello che costa meno. Nella stragrande maggioranza dei casi le uve delle vigne migliori sono altrove. In genere matura in contenitori meno costosi e per meno tempo dei suoi fratelli maggiori. Viene prodotto in più esemplari. Ma, e questo è nodo centrale, non è necessariamente così meno buono degli altri da meritarsi questo suo essere relegato nella riserva indiana dei vini da saltare a pie’ pari.

“No guardi, i base li salterei. Inizierei l’assaggio con gli altri.”

Mi prodigo allora in equilibrismi linguistici che in genere si sintetizzano con “vino d’ingresso”. Ma sono aperto a suggerimenti.

Questo Aglianico del Vulture di D’Angelo quando è uscito costava una manciata di euro. Oggi, a una decina d’anni di distanza, è scuro e cupo. Introverso, vuole molti minuti per aprirsi e raccontare tutte le sfaccettature della sua bellissima evoluzione. C’è una componente fortemente ematica ed animale che si fonde con sentori di prugna, di asfalto e di cenere: tutte note inserite in un affascinante contesto mediterraneo. In bocca scalpita e scalda il cuore. Ha una trama soffice e vigorosa, intrigante nel suo rivelarsi così sinceramente vulcanica. Di questo Aglianico del Vulture di D’Angelo oggi vorrei averne la cantina piena, alla faccia del suo essere “base”.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Basilicata | Tag: , | Commenta

2 Commenti

  1. Pubblicato 22 luglio 2012 alle 14:19 | Link

    Cominciai a mal sopportre il termine “vino base” durante l’ultimo tirocinio universitario, da Salustri (Montecucco), bevendo il suo Marleo.
    Da lì in poi di “base” ne ho incontrati – e bevuti – parecchi, spesso con gran goduria.

    Alla faccia dei “categorismi”…per parafrasare una penna webbarola!

    ;-)

  2. Pubblicato 24 luglio 2012 alle 19:34 | Link

    Ho provato non più tardi di 4 mesi fa un fratello più giovane di questa bottiglia provata da te, una 2008, un “base”!!! Un sorso, materico, lavico, ricco ma senza muscoli nè rotondità sgraziate, anzi un vino asciutto e sfaccettato al naso come in bocca, un Aglianico del Vulture maschio, contadino, vero, altro che mass bottle, una boccia con i controco…
    Nella mia esperienza se i vini base sono pessimi, i top gamma non sono da meno, anzi spesso risultano fin troppo ostentati e costruiti!!!

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