in A sud di nessun nord, Sicilia

Giorno undici: alla scoperta dell’alberello de I Vigneri

Purtroppo domenica non ci sarò ma non ti preoccupare, ti metto subito in contatto con Maurizio per fare un bel giro tra le vigne. Vedrai che non sentirai la mia mancanza“. Le parole sono quelle di Salvo Foti e si, è stato entusiasmante ascoltare per ore Maurizio “l’uomo che parla alle piante” Pagano parlare di alberello, solo ed unicamente di alberello. Solo pochi giorni fa, ero in Puglia, scrivevo di quanto mi piacesse il suo sapore ancestrale e – se volete – romantico. Sapevo anche però che sarei dovuto venire qui, nei dintorni di Randazzo, per capirci qualche cosa in più. Per capire come l’idea di Salvo Foti di riportare in attività la coltivazione più antica che ci sia abbia una sua logica precisa.

Prima di tutto, le spese. Lo stesso Giuseppe Russo ieri mi diceva che “si, ho questo appezzamento ad alberello che è bellissimo e sicuramente per ora non ho intenzione di espiantarlo. Ma devi capire che più di qualunque altra è una coltivazione completamente antieconomica“. Girando poi nei dintorni e chiedendo di chi fossero alcune delle vigne viste dalla strada mi sono fatto un’impressione strana, come se molti di quelli che si dichiarano ambasciatori dell’alberello ne abbiano si qualche pianta, magari particolarmente vecchia e a ridosso della cantina ma che, al tempo stesso, facciano i veri numeri con impianti più comodi da lavorare. Per capirci, con il classico cordone speronato (magari bilaterale).

I Vigneri, capitanati da Maurizio, lavorano nel modo più tradizionale possibile, lo stesso che per generazioni era l’unico possibile. L’impianto è fittissimo per sfruttare al massimo la terra disponibile. Siamo a ridosso delle diecimila piante per ettaro (!). Ogni pianta ha il proprio palo per legare, appena lo stato vegetativo lo permette, l’apparato fogliario alla sommità e per permettere ai grappoli di godere appieno della luce del sole. Intendiamoci: questa valle, che anche in giornate come queste sembra particolarmente calda, è in effetti parecchio alta. È raro trovare vigneti sotto i seicento metri e non è inusuale trovarne intorno ai mille (o milleduecento, come la foto qui sotto).

Sono vigneti stupendi, curati come dei giardini all’italiana e forse i più belli che io abbia mai visto, portati avanti in questo modo per preservare una cultura centenaria ed un paesaggio unico. Vigneti che Maurizio conosce alla perfezione, vite per vite, tanto da diventare “l’uomo che parla alle piante”. Sono appezzamenti che è possibile lavorare solo con la motozappa (e zappa, per rifinire) ed in cui l’unico aratro che riesce a passare è quello trainato dal mulo, dopo la vendemmia. Naturale poi è un concetto naturale, letame, rame e zolfo sono gli unici elementi esterni autorizzati ad entrare nel vigneto. Maurizio lavora “per prevenire, mai per curare“. A guardare le vigne di duecento anni (!!) che danno poi vita al Vinupetra c’è da credergli, eccome.

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  • A proposito del Vinupetra, quello de I Vigneri di Salvo Foti | Enoiche illusioni

    […] ve lo posso garantire, a memoria, una per una. Vi ricordate? È passato poco più di un anno da quel giro in jeep che porto ancora così vivo negli occhi e nelle mani, impossibile cancellare le sensazioni […]