in A sud di nessun nord, Calabria

Giorno sette: ‘A Vita e il Cirò di Francesco De Franco

E insomma eccomi a Cirò, una trentina di chilometri a nord di Crotone. Primo: la sorpresa. Che questo fosse un territorio storicamente vocato alla coltivazione della vite lo sapevo (lo stesso Soldati in uno dei suoi viaggi delineava alcune delle caratteristiche del gaglioppo riscontrabili ancora oggi), che fosse così importante e radicata nella cultura popolare lo ignoravo. Qui un po’ tutti in qualche modo sono legati al vino ed è una terra meravigliosa, domani avrò sicuramente modo di approfondire (un po’) di più. Secondo: la conferma. Quando per la prima volta avevo assaggiato un Cirò di Francesco De Franco mi ero reso conto di quanto poco conoscessi questa zona e di quanto le caratteristiche del gaglioppo mi intrigassero. C’erano un sacco di cose interessanti: profondità, slancio, eleganza. Da oggi poi è una sicurezza assoluta.

Nonostante infatti Francesco sia solo alla sua quarta vendemmia ha già dimostrato moltissimo in un territorio che ha forse trovato in lui il necessario autore di riferimento. Ad oggi le annate pari hanno dato il meglio, 2008 e 2010 (ancora in botte) hanno regalato uve sane, giustamente mature e vini straordinariamente equilibrati. In particolare i Cirò Riserva hanno un ritmo ed una finezza da lasciare quasi senza fiato. Vini dal colore particolarmente scarico (come il gaglioppo dovrebbe naturalmente essere) che aprono con note speziate e salmastre in cui il frutto è timido nello svelarsi, mai maturo, mai cotto. E poi liquirizia, mirto, in generale macchia mediterranea che portano ad un assaggio tannico, deciso e caratterizzato da un’acidità a tratti veemente. Sono poi elementi che si equilibrano a vicenda e che portano ad un finale di grande eleganza, forse inaspettata e per certi versi spiazzante. Tutto questo da circa otto ettari coltivati in regime biologico e da vigneti che necessitano di pochissimi trattamenti, “tanto qui da maggio ad agosto è rarissimo che piova“. Vini magnetici.

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Commento

  1. Io sono bastian contrario : a me piace di più il base della riserva, ma non perchè non trovo buona la riserva, ma al contrario perchè il base (così come il rosato, se ne trovi ancora qualche goccai in giro) a mio giudizio è straordinario.

  2. Il base piace anche a me da matti (che brutto termine “base”, non trovi?). Qui non l’ho nominato perchè il 2008 è ormai introvabile e il 2010 non è ancora in bottiglia. Il rosato? Corro a riassaggiarlo (sperando ce ne sia ancora un goccio). 😉

  3. “base” è brutto sì (mea culpa lo uso spesso) … e me ne scuso soprattutto con Fancesco 🙁 ovviamente era solo per intenderci, non certo per declassare un prodotto di che è di assoluta eccellenza

  4. Persona davvero stupenda.
    Ho avuto il piacere di parlarci e di assaggiare i suoi vini oggi a Torino. A me, in ordine, sono piaciuti di più la Riserva 2008, il F36 P27 ed anche il magliocco-gaglioppo.

  5. In piena linea col bandire il termine “base” e con la superba bontà del rosato (assaggiato a Terre di Vite e poi nuovamente in enoteca a Viareggio). Difficile invece, almeno per me, scegliere tra le due versioni di Cirò.
    Ah, i vini di Francesco rispecchiano la persona che è e che spero di incontrare nuovamente molto presto.

    ps Jacopo, non avevo dubbi che da queste tue peregrinazioni nascessero piacevolissimi post!

Webmention

  • Dieci vini per il duemiladodici. E dieci canzoni. | Enoiche illusioni 7 maggio 2012

    […] Cirò, ‘A Vita – Inevitabile cominciare da qui e da “A sud di nessun nord“, viaggio nato un po’ per caso e raccontato giorno dopo giorno su queste pagine per quasi un mese (qui l’itinerario). Un percorso non solo geografico che non dimenticherò mai e che trova nel lavoro di grandi vignaioli come Francesco De Franco il suo senso più compiuto. Che poi i suoi Cirò siano poi tra i vini più buoni assaggiati quest’anno non è altro che un piacevolissimo contorno. Grande. […]