in A sud di nessun nord, Puglia

Giorno sei: nel Salento


Pausa necessaria. Sosta voluta. Da una parte per ripensare ed assorbire i tantissimi spunti di questi primi giorni e per ricaricare le batterie in vista delle imminenti tappe calabresi. Dall’altra perchè ieri era il primo maggio e per quanto possa essere piacevole accogliere ospiti in cantina è comunque attività che fa parte del lavoro di ogni vignaiolo, non disturbare – almeno il giorno della festa dei lavoratori – mi sembrava una forma di rispetto minima.

Quindi? Bhè, oltre i vigneti c’è di più, in particolare in zone baciate dalla natura come il Salento. Giornata a zonzo, cominciata a Lecce, continuata ad Otranto e finita vicino Porto Cesareo, sullo Ionio. Si, in spiaggia, e si, mi fa un certo effetto pensare che solo una settimana fa ero a Perugia in quella che era una primavera fresca ed umida. Questi primi giorni tra l’altro sono letteralmente volati. Sono stati giorni intensi fatti di persone, di vigne, di assaggi ma anche (e soprattutto) di profumi: scusate la banalità, ma per chi vive da sempre in città trovarsi tutto d’un tratto circondato da odori così diversi e così intensi è roba da shock olfattivo. Altroché. Continuo poi a ripensare al ruolo che hanno avuto i social network tanto nella programmazione di questo viaggio quanto nella sua quotidianità una volta partito. Ad un effetto cerco una causa ma probabilmente mi sbaglio: devo smettere di pensarli come strumenti ed immaginarli come semplici estensioni di ciò che si é. Nessun contatto è del tutto casuale, me ne rendo conto ogni volta che un avatar diventa una persona reale, ogni volta che la sintonia che avevo intuito online si amplifica nella vita reale. In rete e in particolare sui social network il modo di porsi ti qualifica e crea più o meno fiducia, quella fiducia che mi ha guidato nell’accettare (o meno) consigli, dritte, inviti. Ecco quindi che il cerchio che si è creato intorno a me si è rivelato determinante in molte scelte, al pari delle parole degli amici più fidati.

Ci sarebbe poi tutto un discorso relativo alla diversità di ogni vino, magico risultato di una terra, di un vitigno, di un uomo. Ogni tappa in questo senso è una scoperta e stanotte un’ottima occasione per riportare un estratto da “La montagna di fuoco” di Salvo Foti, un bellissimo libro che racconta di un viaggio nella propria terra, “di un viaggio diverso dai soliti (…) e che nasce dall’esigenza di conoscerla attraverso nuovi occhi, una predisposizione diversa, una diversa mentalità“:

Ogni bottiglia di vino è un libro da leggere con attenzione, del quale dobbiamo conoscere l’autore, l’ambientazione e l’epoca in cui è stato scritto. Da esso apprenderemo una storia ogni volta diversa, sempre riconducibile ad un territorio, a un vitigno e alla cultura degli uomini che l’hanno prodotto.

A domani, da Cirò.

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Commento

  1. Bellissima questa citazione Jacopo, che mi sento di condividere in pieno. In apparente contrasto con chi chiede che il contenuto della bottiglia sia soltanto piacevole. Se il vino è buono, dietro c’è di sicuro una storia interessante. Se invece diviene buono solo in considerazione della peculiarità del contesto storico e del territorio allora, forse, qualcosa non torna.

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