in A sud di nessun nord, Sicilia

Giorno quindici: Marsala

È un bel dopo cena e ho appena salutato James, un ragazzo australiano che dopo aver finito gli studi ha deciso di fare un viaggio e di girare il mondo del vino con l’obiettivo di lavorare in questo campo. Sul blog racconta questo percorso e forse si tratta di qualcosa lontanamente simile a quello che sto facendo io. Unica differenza, il tempo a disposizione: il suo è viaggio di sedici (!) mesi. Dopo la California, il Cile, l’Argentina è adesso in Italia e in Sicilia prima di andare in Francia, Spagna, eccetera, eccetera, eccetera. Se in questi giorni vi capitasse di avvistarlo nella Cinquecento bianca che ha noleggiato fategli un cenno, io (virtualmente) lo seguirò con piacere.

Nel frattempo ho guardato il sole tramontare alla fine dell’Italia e mi sono gustato un paio di bicchieri di Catarratto 2008 di Nino Barraco. Il primo è un momento simbolico, da questo momento è iniziata quella famosa inversione ad U che piano piano mi riporterà a casa, il secondo è una splendida sicurezza, tutto giocato su una lieve nota ossidativa, una fantastica spalla acida ed un turbinio di frutti maturi, miele, richiami floreali ed una struggente e lunghissima sapidità. Nino poi è una persona fantastica, girare per vigneti con lui non è solo estremamente istruttivo ma anche entusiasmante: la sua è energia contagiosa. Non metto qui la fotografia di uno dei suoi appezzamenti, quello più vicino al mare. Se mai vi capitasse di arrivarci con lui capirete perchè, non voglio essere io a rovinarvi la sorpresa.

Oh, poi questa è Marsala. Non era neanche lontanamente immaginabile non approfondire almeno un po’ il Marsala. La cantina fondata da Marco De Bartoli è un riferimento assoluto e la dimostrazione che si tratta di vino capace di sfuggire ad alcune delle logiche industriali dei grandi produttori. Il “Vecchio Samperi Riserva Ventennale” per esempio è un Marsala vecchio stampo, uno di quelli capaci di raggiungere una gradazione di oltre diciotto gradi naturalmente, senza bisogno di essere fortificato. Un monumento a quel Marsala che aveva affascinato John Woodhouse ma che, inevitabilmente, rimane fuori dal disciplinare di produzione. È un assaggio caleidoscopico, fatto di pesca, di miele, di mallo di noce, di vaniglia, di rovere e che poi in bocca è secco come una fucilata, in cui la componente alcolica è perfettamente integrata e che ti fa venire una voglia matta di tornare sul bicchiere. Un (non) Marsala indimenticabile.

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  • Verona 2013, ho assaggiato cose che non riesco a dimenticare | Enoiche illusioni 18 maggio 2012

    […] sarà il “Vignamare” è un vino bianco meraviglioso, mi riporta immediatamente la mente a quella vigna, uno degli appezzamenti più spettacolari che abbia mai avuto l’onore di visitare, e alla […]