in A sud di nessun nord, Sicilia

Giorno quattordici: Cantine Barbera, Menfi

Ogni giorno – da ormai due settimane – è una scoperta, luci e colori e un sacco di altre cose si stanno sovrapponendo a formare un’unica grande massa di emozioni difficile da sciogliere. Era prevedibile, e mi faccio travolgere con piacere. Per esempio oggi ho imparato che: a) a Gela no, non si fa il bagno. Vicino Menfi, invece, lungo la spiaggia che costeggia la riserva naturale Foce del Fiume Belice si. Ed è un posto bellissimo. b) Il parco archeologico di Selinunte lascia abbastanza senza fiato, non ha niente da invidiare alla Valle dei Templi di Agrigento e c’è molta meno confusione. c) I vini di Cantine Barbera hanno una spiccata anima marina.

Marilena Barbera nonostante abbia tutt’altra formazione oggi segue personalmente tutte le fasi della vinificazione ed il percorso che sta facendo, in particolare a partire dalla vendemmia del 2007, è in continua crescita. L’occasione per approfondire due dei vini bianchi che vengono dalle vigne che distano solo poche centinaia di metri dalla spiaggia è stata una verticale di tutte le annate prodotte dell’inzolia “Dietro le case” e dello chardonnay “Piana del pozzo“. Due vini profondamente diversi ma accumunati da un’anima tanto varietale quanto territoriale. In generale poi è stato possibile toccare con mano quello che nel corso degli anni è stato un progressivo alleggerimento dei vini fino ad arrivare ad oggi ed alla vendemmia 2011 (ah, dal 2010 i lieviti selezionati sono stati messi in soffitta), una stagione che ha regalato due assaggi molto buoni, leggeri e luminosi, da bere a secchi.

Il ”Piana del pozzo” nasce nel 2003 come vino di grande struttura, fermentato e maturato in legno. E se oggi ha un’impostazione completamente diversa nella quale il legno è un lontano ricordo è vino che nel corso degli anni ha mantenuto corpo e beva. Il 2003 in particolare, nove anni dopo, gioca su note vagamente ossidative nella loro morbidezza e in bocca continua ad avere un’anima galoppante, una freschezza inaspettata. Altre annate? La 2006 e la 2007 sono ricche ed eleganti, giocano su note speziate e su una componente sapida che intriga e che riporta all’assaggio. E poi la 2010, uno chardonnay profondamente vegetale ed erbaceo che racconta ancora una volta la grande capacità del vitigno ad adattarsi al luogo, interpretandolo.

Il “Dietro le case” ha ovviamente meno struttura a favore di una maggiore beva e un minimo comune denominatore di grande fascino: la componente salina. Anche in annate meno espressive è elemento chiarissimo, di grande piacevolezza. Il 2006 è una vera sorpresa, chi se lo aspettava un inzolia capace di essere ancora così fresco a sei anni di distanza? Ma è il 2011 la vera star, affianca sentori di origano e di finocchio selvatico ad una bocca tesa, fresca e lunga. Roba da perderci la testa.

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