in A sud di nessun nord, Calabria

Giorno otto: a zonzo per Cirò

La porta di ingresso naturale per il territorio di Cirò è, da qualsiasi parte si arrivi, Cirò Marina ed ecco, bhè, diciamo che è paese che non brilla certo per le sue bellezze architettoniche. La sorpresa però, quella che provoca stupore, arriva appena si comincia ad esplorare l’entroterra e i panorami cominciano a diventare collina e poi montagna. Valli bellissime che guardano il mare, tanto ampie quanto selvagge. Vigneti un po’ ovunque che scandiscono un panorama comunque sempre vario, scosceso ma mai aggressivo.

Qui il produttore più famoso è senza dubbio Librandi, uno di quelli grossi (sia come numero di ettari di proprietà, oltre duecento, che come numero di bottiglie prodotte) il cui nome è una discreta sicurezza. Vini, a partire dal Duca San Felice in giù, caratterizzati dallo straordinario rapporto tra qualità e prezzo che hanno il pregio di non snaturare la denominazione che li vede nascere. I Cirò sono Cirò e non ci sono aggiunte – come previsto dal disciplinare – di altri vitigni, con particolare riferimento agli internazionali. Solo gaglioppo (anche se il Gravello 2009, un IGT con una buona percentuale di cabernet sauvignon, non lascia certo indifferenti per stoffa).

Ma non c’è solo Librandi, anzi. L’impressione è che il territorio stia vivendo una seconda giovinezza grazie ad un piccolo gruppo di giovani vignaioli che portano alta la bandiera del Cirò Classico. Con Francesco De Franco stanno crescendo in tanti, persone che sembrano avere un’idea chiara di vino e di territorio. Credo si possa dire che la vendemmia 2010 sia stata in un certo senso quella della svolta. Negli ultimi anni infatti molti proprietari di vigneti – chi conferitore, chi garagista – hanno deciso di fare il grande salto e cominciare ad imbottigliare con una propria etichetta. L’annata particolarmente equilibrata ha regalato vini dritti, decisi, molto tipici. Oggi ancora in vasca ma pronti ad essere imbottigliati. Quello di Sergio Arturi è sussurrato al naso, emergono sentori più speziati che altrove e in bocca si rivela sottile, leggermente sapido, con un tannino deciso e fine. Quello di Cote di Franze è più generoso ma altrettanto equilibrato, ha ritmo e allungo, coinvolge senza se e senza ma.

Insomma, il gaglioppo è vitigno che dona vini di grande beva ma al tempo stesso di grande eleganza. Vini caratterizzati da una bellissima acidità e da un tannino tanto deciso quanto fine. Vini che hanno un carattere straordinario, una vera scoperta.

Scrivi un commento

Commento