in A sud di nessun nord

Giorno nove: ora ci sei dentro fino al collo

Il pecorino, la tintilia, l’aglianico, il primitivo, il negroamaro, il gaglioppo. Ed è solo l’inizio.

Scrivo queste poche righe dalle pendici dell’Etna, da un piccolo bed and breakfast appena sotto Zafferana Etnea tra una piacevole interruzione e l’altra. Sono qui, seduto sul tavolino che guarda il giardino, e ci sono nell’ordine: a) un cucciolo che continua a saltarmi sulle ginocchia, vuole che io gli lanci la pallina da tennis per potermela riportare. Nel dubbio ovviamente eseguo. b) la bambina della proprietaria che vorrebbe farmi vedere un nido di uccelli vicino il cancello ma un po’ si vergogna. Ecco che allora lo dice nell’orecchio della madre la quale, sorridendo, mi riporta le sue parole. c) un caffè, un buon caffè.

C’è una luce meravigliosa, il cielo è blu, si vede il mare e basta girarmi di poco per vedere una parte del Vulcano, presenza importante. Tra l’altro – a pensarci – è poco più di una settimana che manco da casa ma sembra un tempo indefinito: il ricordo della prima tappa ad Offida comincia ad essere sfocato, come se appartenesse ad un passato più remoto di quello che in effetti è. Quante cose, quanti momenti. Maurizio che mi ha parlato con trasporto dei vini marchigiani o quel cacciatore che mi ha portato a ballare la salsa a Vasto. Chiaro, non prima di aver cucinato un po’ del “suo” cinghiale. Stefano, conosciuto proprio qui sul blog ed incontrato vicino a San Severo, che mi ha fatto assaggiare un’interessantissimo nero di troia e che con le sue parole mi ha fatto capire molto della viticoltura del sud. La signora che mi ha venduto la frutta a Rionero, “quella buona, del mio orto“. Aveva ragione. Giuseppe e Angela, c’era bisogno di una seconda volta per capire meglio Matera, un posto che è destinato a rimanere nel mio cuore. Fabio che mentre bevevamo un aglianico in riva al mare mi ha raccontato alcuni dei suoi progetti lavorativi, ormai sempre più lontani dal vino. Vincenzo e Francesco, vignaioli orgogliosi. Laura, una friulana trapiantata in Calabria, e Francesco che mi hanno fatto capire cosa voglia dire l’ospitalità più sincera. Grazie ancora. Ed ora la Sicilia, impossibile nascondere un po’ di emozione nell’aver attraversato lo stretto, come se quel distacco fisico mi portasse ancora più giù, ancora più alla scoperta. Stasera pensavo ad una passeggiata ad Acireale. Una cosa tranquilla, domani e domenica sono giornate toste, interamente dedicate al nerello. E poi giù, verso Vittoria, Menfi, Marsala e Trapani prima di una drammatica inversione ad U, quella che piano piano mi riporterà verso nord. Ci penso e sorrido, c’è ancora molta strada da fare.

Ora ci sei dentro fino al collo” mi hanno scritto da Perugia via sms. Si, e la cosa si fa sempre più interessante.

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