in A sud di nessun nord

A sud di nessun nord, fuori piove


Una pagina bianca. Continuo a guardare il monitor e fatico ad andare oltre due o tre parole che abbiano davvero un senso compiuto, che sappiano trasmettere anche solo un decimo delle emozioni di questo mese. “Sarà il tempo”, continuo a ripetermi: ho lasciato Perugia con il freddo e la pioggia e l’ho ritrovata tale e quale. Sono sicurezze. Anche al bar sotto casa non è cambiato niente, quando questa mattina sono sceso a prendere il caffè mi hanno salutato come se non ci vedessimo da – tipo – ieri. La normalità dovrebbe tranquillizzare e dare sicurezza. Non oggi però.
In queste ore non riesco a non ripensare a tutto quello che è successo negli ultimi trenta giorni, continuo a ripercorrere ogni singolo chilometro dei quasi quattromilaquattrocento percorsi per cercare di non perdere neanche una frazione, neanche uno sguardo o un panorama. L’essere da solo in questo senso ha aiutato, eccome: ero un po’ come una spugna, assorbivo in continuazione ed avevo tempo, in particolare mentre ero al volante, di ripensare a tutto quello che di volta in volta era appena successo. Tra le cose più limpide le tante notti trascorse in giro, erano gli unici momenti in cui, anche scrivendo, riuscivo almeno un po’ a riassumere la giornata. C’era quel momento, quello in cui prima di andare a letto accendevo il laptop, che era come un interruttore, spegneva una puntata e ne accendeva un’altra. Quel momento ripetuto in contesti diversissimi ma così limpido nella memoria. Impossibile dimenticare i tramonti di San Felice del Molise, di Melfi, di Matera, di Lecce, di Punta Prosciutto, di Cirò, di Zafferana Etnea, di Vittoria, di Butera, di Menfi, di Marsala, di Cefalù, di Messina, di Cosenza, di Avellino e di Torrecuso.

Mi sorprende quanto oggi, a ripensarci, i vini appaiano ai miei occhi così in secondo piano. Certo, non che non abbia assaggiato cose che mi sono piaciute, anche moltissimo. Cose che mi hanno elettrizzato d’entusiasmo, bicchieri in cui ho trovato tanta verità e che mi hanno trasmesso molto più di qualche sensazione organolettica. Non li dimenticherò mai. È che ancora una volta ho avuto la dimostrazione di quanto il vino nella mia vita non sia mai protagonista ma sia filo conduttore e collante capace di unire persone ed esperienze. Non è forse tutto qui? Questa tra l’altro è una chiave di lettura che riemerge periodicamente, unisce quasi tutte le grandi passioni che ho avuto. Non era tanto l’oggetto in sé (o almeno non solo) ma il dove e il chi. Un amico tempo fa mi scriveva che “in questo momento in cui tutti sono alla ricerca di certezze, dogmatiche sempre più, mi sembra grande (coraggioso? poeticamente coraggioso?) che noi si stia affidando tanta parte delle emozioni ad un contenitore di puro relativismo, come può essere il vino“. Si, davvero: quel relativismo che mi accompagna sempre di più. Le persone quindi, sono i loro sguardi e le loro parole le cose che più contano e che più hanno dato un senso compiuto a tutto questo girare.

Nessuna pagina bianca, anzi: Aurora, Cantine Cipressi, Tenuta Fontanelle, Cantina Carbone, Cantine del Notaio, Macarico, Eleano, Polvanera, Chiaromonte, Cantele, Cosimo Taurino, ‘A Vita, Sergio Arcuri, Librandi, Cote di Franze, Passopisciaro, Girolamo Russo, Fattoria Romeo del Castello, Benanti, I Vigneri di Salvo Foti, Do Zenner, Arianna Occhipinti, Feudo Principi di Butera, Cantina Barbera, Nino Barraco, Marco De Bartoli, Tasca D’Almerita, Palari, Bonavita, L’Acino, Ciro Picariello, Vadiaperti, Mastroberardino, Villa Diamante, Cantina Giardino, Fontanavecchia, Antica Masseria Venditti, Torre del Pagus, Fattoria La Rivolta, Torre a Oriente vanno ad aggiungersi ad un mosaico dui cui non riesco ancora ad immaginare la fine. E si, lette tutte d’un fiato mi fanno un certo effetto, sono davvero così tante?

Insomma, so che è tremendamente scontato ma è stato un mese bellissimo. Oggi, anche se fuori piove, ho qualcosa in più, qualcosa che è bello tenersi stretto.

Tutto –
una parola sfrontata e gonfia di boria.
Andrebbe scritta fra virgolette.
Finge di non tralasciare nulla,
di concentrare, includere, contenere e avere.
E invece è soltanto
un brandello di bufera.

Wisława Szymborska, da “La gioia di scrivere”, lettura che mi ha accompagnato sopratutto mentre guardavo il mare e c’erano quei tramonti lì.

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Commento

  1. In viaggio da soli si può essere incredibilmente più sensibili e ricettivi ma per questo anche più indifesi dagli assalti delle emozioni. Roba forte insomma. Comunque, riassumendo, 4400 senza etilometri 🙂