in A sud di nessun nord

A sud di nessun nord, meno due (praticamente ci siamo)

Mancano meno di due giorni. Dopodomani a quest’ora sarò in macchina, mi sarò appena lasciato alle spalle una bella realtà marchigiana e starò puntando verso il Molise dove mi fermerò a dormire. Inutile dire che se da una parte non vedo l’ora dall’altra ho mille pensieri legati in particolare a quello che lascio e a quello che ritroverò, con la speranza di vedere alcune cose con una luce diversa. Vedremo.

Ma cambio discorso. In questi ultime due settimane ho scritto una grande quantità di email per cercare di concordare diverse visite in cantina e, forse era prevedibile, la percentuale delle risposte è stata drammaticamente bassa. “Meglio telefonare“, mi hanno scritto in molti su Twitter. In alcuni casi ho deciso di non farlo, ed ecco perchè: quando per la prima volta ho pensato a questa partenza avevo chiarissimo il criterio con il quale avrei deciso cosa visitare. Volevo ovviamente andare a vedere da vicino la terra che fa nascere molti dei vini che amo ma al tempo stesso volevo sintetizzare i tanti rapporti che si sono creati in questi anni grazie ad internet ed ai social media. Non voglio abusare della parola, ma il termine “sociale” in questo caso calza particolarmente bene: in rete ho chiesto consiglio, in rete ho trovato spunti e riscontri. Scrivere di questa esperienza non è solo una cosa che voglio fare ma anche una cosa che mi sento di dovere a chi si è speso per aiutarmi. Ecco quindi che la presenza sui social media di una cantina si è rivelata determinante nel momento di decidere chi visitare e chi no. È capitato, è esempio particolarmente calzante, che io scrivessi qualcosa relativamente al viaggio e che una cantina che io non conoscevo si inserisse nella conversazione dicendo: “hey, noi siamo qui, perchè non passi a trovarci?“. E io ci passerò, curioso ed entusiasta, alla faccia delle cantine che hanno scelto di non rispondere alle mie email (anche Andrea Petrini su Percorsi di Vino aveva scritto qualcosa di simile, lui si accingeva ad andare in Trentino, era la scorsa estate). Per concludere: si fa un gran parlare del turismo del vino, si spendono soldi -tanti soldi- per promuovere i territori ma bisognerebbe tener ben presente che alla fine della filiera promozionale ci sono le aziende, ovvero le persone. Se io turista decido di vistare una denominazione e oltre il cinquanta per cento delle cantine non risponde ai miei tentativi di comunicazione digitale quei soldi spesi in promozione sono soldi gettati al vento. Meglio prima spenderli nella formazione di un tessuto sociale capace di accogliere il turista, sicuramente disposto a fare una cinquantina di chilometri in più pur di andare a conoscere chi si è degnato di rispondergli.

Ma adesso basta. Per quanto mi dispiaccia perdermi il concerto dei Perturbazione, sabato, e soprattutto il Festival del giornalismo, inizia domani e si conclude domenica, devo mandare le ultime email e pensare alla valigia. I libri sono l’unica cosa pronta, sono L’invenzione della gioia di Sandro Sangiorgi, La gioia di scrivere di Wisława Szymborska, La montagna di fuoco di Salvo Foti e la guida edita da Slow Food, Slow Wine. Dovrebbero bastare.

Scrivi un commento

Commento

11 Commenti

  1. Jacopo, non partire con l’amaro in bocca, ti aspetteranno momenti sicuramente indimenticabili!
    Le migliori esperienze a volte nascono proprio così.
    Con tanta invidia, buon viaggio e non scordarti di noi. Tienici aggiornati!

  2. Portati anche Lirici Greci tradotti da Quasimodo. Probabilmente li hai già letti, ma rileggerli durante un viaggio così fa sempre bene.