in Abruzzo, Assaggi

Il Trebbiano d’Abruzzo 2009 di Valentini (con parole non mie)

Mentre ieri ascoltavo leggere queste righe ho sentito l’urgenza della condivisione. Non solo perchè è scheda impeccabile, una di quelle capaci di trasportare fisicamente il lettore dentro al vino, ma anche per l’amore smisurato che traspare passo dopo passo, per l’affetto e per la partecipazione emotiva -così evidenti- che gli autori provano nei confronti dell’ennesimo capolavoro della cantina di Loreto Aprutino.
Sono le parole, le gran belle parole, di Marco Durante e di Danilo Marcucci. Grandi amici e maestri.

Di questo vino impressiona la fusione magistrale, elegante e partecipe, di due diverse anime: una sensualità quasi scabrosa -inquietante- e una delicatezza corale che conforta e allieta. Il bicchiere è giallo paglierino, delicato, attraversato da lampi ancora verdi; la sua inusuale densità nasconde una giovinezza profondamente ormonale, amorale, che ingabbia una luce che scalda il colore con la sua forza. Di colpo esce una furia sulfurea -abissale- che scuote il naso prima di sterzare su toni viscerali, territoriali, di carne secca, brodo e mare. Poi il vino sorprende ancora con una florealità primaverile di margherita e luppolo e un vapore languido di limone maturo e caldo. L’ingresso in bocca disorienta anche chi questo vino lo frequenta assiduamente: la modalitá soave del corpo si adagia sul palato, ha del tenero e del magico; dura un attimo ma questo è un passaggio sublime della dinamica gustativa, si fissa nella mente e nel cuore. Appena inizia a scorrere sulla lingua torna la sua estrazione terrosa fortemente pregna di umori, ravvivata da una sapidità nitida. L’acidità che gioca, punzecchiando il sapore e allungandolo, trascina l’immagine olfattiva iniziale, declinando con precisione una mirabile carnosità. Il finale spiazza di nuovo per la delicata, lunghissima e raffinata anima linfatica, di erbe, tisane e fiori.

+ Reattivo e riposante, vive di preziosi contrasti mirabilmente fusi in una sintesi rara di forze primigenie.

Tagliatelle fatte in casa cotte al dente con ceci e baccalà. La sapidità grassa del baccalà, la dolcezza polverosa e terragna dei ceci, la consistenza e l’amabilità della tagliatella cotta “al dente” si sposano con un’acidità viva ma non aggressiva, con una sapidità elegante e con una presenza viscerale degli estratti che emancipano la semplicità saporosa del piatto.

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