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Giorno quattro: il primitivo di Gioia del Colle
Due vini. Solo due vini con la consapevolezza che – ovvio – non è possibile neanche lontanamente pensare di riuscire ad incasellare l’intera produzione di una zona, di un territorio, di una denominazione, dopo solo una manciata di assaggi.
Il “16″ 2008 di Polvanera è uno straordinario primitivo dal colore rosso rubino scuro. Fitto, ma non impenetrabile, regala note tanto fresche quanto profonde che spaziano dalla ciliegia alla mora, dalla rosa alla viola, dalla china alla grafite. Ma sopratutto, liquirizia. In bocca è impetuoso per complessità ma si tratta di un assaggio mai “troppo” ed anzi quasi lieve nello svelarsi durante lo sviluppo gustativo. La trama tannica è fine, finissima e – è forse la cose che stupisce di più – finisce con una lunghezza impressionante per eleganza, quasi sussurrata, durante la quale emergono nuovamente sentori minerali. Una grandissima sorpresa, e forse anche di più.
Il “Muro Sant’Angelo” 2007 di Nicola Chiaromonte nebbioleggia, e ho detto tutto. È primitivo che sta vivendo una straordinaria fase di trasformazione durante la quale l’intensità del frutto vira verso note terziarie particolarmente nobili. Rosso rubino scuro con un’unghia granata, vivo e luminoso, apre con una mineralità ferrosa e con una carnosità viva. Con il passare dei minuti ecco la macchia mediterranea, il pepe nero, lontane note vanigliate che affiancano un frutto mai stanco, fresco e godibilissimo: amarena e ciliegia in particolare. Anche un sentore vagamente salmastro? Si, quasi. In bocca è impresionante per equilibrio, tutto sembra proiettarlo verso una godibilità (e bevibilità) estrema: è fresco, freschissimo e appena sapido; i tannini sono lì, per niente sfacciati ma al tempo stesso scattanti nel tenere in piedi un assaggio stupefacente per vivacità, lunghezza, vibrazione.
Note to self: Gioia del Colle è evidentemente zona di elezione per il primitivo, approfondirla un dovere. A partire da Pietraventosa e Guttarolo, il prima possibile.