Non aprite quella carta

Non so se, una volta aperta questa carta dei vini, fossi più triste per la qualità dell’offerta o per quel Chianti Classico lì, messo giusto a fare da riempitivo. Sapete cosa, ristoratori che forse casualmente passate da queste parti? Nella vostra lista dei vini ci devono essere sempre (ma proprio sempre) soltanto quattro informazioni, tutte le altre sono un (apprezzato) di più: il nome della denominazione, della cantina e (quando presente) del vino, l’anno e il prezzo. E si, è davvero così facile.

By Jacopo Cossater This entry was posted in Parlo da solo | and tagged , | Scrivi un commento

12 Commenti

  1. Pubblicato il 6 marzo 2012 alle 19:04 | Permalink

    Gia’ tanto che non abbia refusi (mi pare)

  2. Pubblicato il 6 marzo 2012 alle 19:08 | Permalink

    Immagino i bianchi…

  3. Pubblicato il 6 marzo 2012 alle 19:14 | Permalink

    per curiosità, cosa hai ordinato?

  4. Giorgio
    Pubblicato il 6 marzo 2012 alle 19:27 | Permalink

    A me è addirittura toccato vedere “vino chianti rosso”

  5. Pubblicato il 6 marzo 2012 alle 19:40 | Permalink

    Andrea, nell’altro lato della pagina c’era -per fortuna- il Rosso di Montefalco di Caprai. Scelta obbligata (bevuto tra l’altro con gran piacevolezza, ma questo è un altro discorso).

  6. Guido
    Pubblicato il 6 marzo 2012 alle 23:12 | Permalink

    ti piace vincere facile…

  7. Pubblicato il 7 marzo 2012 alle 15:39 | Permalink

    In Italì le cose semplici funzionano di rado, è risaputo… ;-)

  8. Pubblicato il 7 marzo 2012 alle 18:33 | Permalink

    Perché non pubblicare il nome del ristorante?

  9. Pubblicato il 7 marzo 2012 alle 18:36 | Permalink

    Nessun segreto particolare, il focus è più sul contenuto che sull’insegna all’ingresso. Il posto comunque è la “Locanda dell’Arco” a Perugia.

  10. Pubblicato il 8 marzo 2012 alle 01:08 | Permalink

    Di liste di vini tristi capita ogni tanto di trovarne. Strano vederla in un locale come quello da te riportato, in apparenza un buon mix tra ricercatezza e rusticità.
    Se non altro i prezzi non sono eccessivamente “pompati”…ci mancava solo quello!

    ciao

    Massimio

  11. Pubblicato il 10 marzo 2012 alle 08:59 | Permalink

    Tristissima davvero, nn ne vedevo una così da anni, giuro. Una raccomandazione però l’aggiungo io: prima di mettere nero su bianco, diamoglielo uno sguardo alle etichette, talvolta si scoprono verità incredibili, come per esempio che si scrive Lacryma Christi. Già quel Lacrima là in carta fa piangere da solo, e vabbé che ce l’hai per l’americano o giapponese di turno, ma ci sbagli pure il nome. :-(

  12. Pubblicato il 10 marzo 2012 alle 13:10 | Permalink

    Ciao cari amici.
    Tra le righe del post di Jacopo leggo la tristezza di un appassionato che dice “eppure basta così poco per fare una carta decorosa!!!”
    Credo che i locali si dividano nella categoria di chi il vino lo ama e cerca di dare allo stesso la giusta importanza ed il dignitoso contorno che merita e chi lo usa semplicemente come un contorno, un “tanto deve esserci” che completi ed accontenti le richieste dell’ospite.
    Ecco, in quest’ultimo caso, dico io, cosa ci vuole ad andare da un amico, un conoscente, un cliente e chiedere umilmente una mano??
    Eppure presentando una carta dei vini che, seppure semplice e dalle scelte limitate, dimostra quel minimo di attenzione non ci si ha che da guadagnarne……

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