in Assaggi, Piemonte

Barolo Brunate-Le Coste DOCG, Rinaldi 2002

La degustazione racconta un vino granato con riflessi che ricordano la ruggine. Di un naso caratterizzato da una florealità viva, da note farmaceutiche e da ricordi di tabacco ed anguria. Il tutto inserito in un contesto terroso, quasi autunnale. Di un’assaggio caratterizzato da una grande, grandissima freschezza, da una mineralità incisiva capace di vivacizzare un assaggio che, nonostante le difficoltà dell’annata, è capace di avere un’aderenza territoriale come pochi altri.
Le sensazioni poi suggeriscono sia il miglior Barolo targato 2002 mai passato da queste parti.

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Commento

  1. Uno degli aggettivi che mi fanno venire in mente i vini di G. Rinaldi, in particolare barbera e barolo è proprio autunnale. Ho finito di masticare il fondo di un brunate le coste 2005 ieri sera (coincidenza) e sempre autunnale era aggettivo appropriato. In una descrizione della barbera ho usato come immagine quella di una foglia di edera in autunno. In questo, secondo me lo stile citrico va un po’ a sovrapporsi con lo stile Maga. E il 2005 di cui parlo aveva anche un che di delabré (flirtava col dolcino, senza mai lasciarsi andare) che mi ha ricordato alcuni barbacarlo; anche se come sappiamo Maga spesso lascia libero sfogo alla dolcezza.
    Ciao.

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  • Non ci sono più le stagioni di una volta | Enoiche illusioni 8 marzo 2012

    […] Barolo Brunate-Le Coste 2002. Non c’è molto da aggiungere a quanto già scritto. C’è quell’avvolgenza, c’è quella delicatezza (da non confondersi con […]