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Montalcino, cose da sapere

Cena tra amici, ci siamo salutati una mezz’ora fa. Tra una bottiglia e l’altra il momento topico è arrivato quando, alla cieca, abbiamo assaggiato due grandi Brunello, un Biondi Santi ed una riserva di Col d’Orcia, entrambi 1997. E si, a volte mi rammarico un po’ per avere Montalcino così vicino e non conoscere le mille sfaccettature di un territorio che merita più di moltissimi altri (ma ci sto lavorando).

Tutto questo per dire che, se colpevolmente ve li foste persi, su Intravino ci sono due post che -molto semplicemente- vanno letti a tutti i costi. Stefano Cinelli Colombini (Fattoria dei Barbi) racconta la storia del Brunello di Montalcino ripercorrendone le tappe più importanti, dal tardo medioevo ai tanti avvenimenti del secondo dopoguerra prima e degli anni settanta dopo. È lungo ma, davvero, ne vale la pena.

Qui c’è il primo tempo, qui il secondo.

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Commento

  1. Vero. Due post magnifici che mi fanno tornare in mente l’ars oratoria di Cinelli Colombini durante i seminari tenuti in facoltà, a Pisa, molti anni fa.
    Ars oratoria che si coniuga con un altrettanto grande ars scribendi.

    ps da cerchiobottista: mi sono piaciuti molto anche i tuoi resoconti sulle anteprime toscane, sia qui che di là. 😉

Webmention

  • La Fattoria dei Barbi ed i Brunello di Montalcino Riserva 2006 e 2007 | Enoiche illusioni 1 marzo 2012

    […] A proposito: cosa dire a proposito di una delle cantine che più è legata a Montalcino e la sua storia? Meglio poco o niente, il rischio di banalizzare è davvero troppo dietro l’angolo. Basti sapere che è cantina capace di coniugare come poche altre qualità e numeri, sono quasi ottocentomila le bottiglie che ogni anno escono dalla bella sede di Podernovi, lungo la strada che dal centro del paese sfuma verso Castelnuovo dell’Abate e che si propagano a macchia di leopardo praticamente in tutto il mondo. Duecentomila bottiglie di Brunello, quello con l’etichetta blu. Tredicimila rispettivamente di Riserva e di Vigna del Fiore, quello che affina in piccole botti di secondo passaggio. E poi che è cantina guidata da Stefano Cinelli Colombini, non solo l’erede naturale di questa famosa famiglia di “agricoltori in Montalcino dal 1352″ ma anche colui il quale ha scritto uno dei contributi più rilevanti su Montalcino io abbia mai letto e su cui sono ritornato con grandissimo piacere pochi giorni fa, ve lo ricordate? […]