in Degustare come atto pratico

Anteprime, il Chianti (no, non quello Classico)

Sono praticamente appena tornato da Firenze: ieri pomeriggio (per la prima volta) il Consorzio del Chianti (quello allargato) aveva organizzato una sorta di anteprima. Una presentazione del territorio e dell’annata, la 2011. L’idea era ed è quella di promuovere un territorio estremamente produttivo ma che, al tempo stesso, sembra essere sempre un po’ ai margini della comunicazione del vino toscano. La data tra l’altro non era casuale, si inseriva appena prima di tutte le altre anteprime, da San Gimignano al Chianti Classico, Dal Nobile di Montepulciano al Brunello di Montalcino. Giornalisti presenti: a pacchi, gran parte dei quali (tutti?) erano ospiti del consorzio stesso, il sottoscritto compreso.

E sapete cosa? Nell’arco di un pomeriggio io non sono neanche lontanamente riuscito a farmi un’idea precisa. Per capirci, il Chianti DOCG racchiude circa duemilaseicento aziende, ci sono quasi undicimila ettari di vigna iscritti alla denominazione che complessivamente producono qualcosa come ottanta milioni (!) di bottiglie all’anno. Presenti all’anteprima a Palazzo Borghese c’erano una cinquantina di aziende precedentemente selezionate dallo stesso consorzio, appena il due per cento del totale.

Dopo la lunga conferenza stampa ho timidamente assaggiato una quindicina di campioni “atti a diventare Chianti DOCG 2011”. Inizialmente entusiasta, bicchiere dopo bicchiere mi sono reso conto dell’oggettiva impossibilità di valutare un’annata difficile come quella appena trascorsa. Non (solo) per l’ampiezza della denominazione, neanche per le diverse interpretazioni presenti (dai vini più cotti a quelli che invece mantenevano una certa fragranza), quanto per il fatto fossero vini che in teoria potrebbero entrare in commercio tra poche settimane ma che nella pratica saranno destinati ad un ulteriore (anche lungo) affinamento in cantina prima di vedere il mercato.

Girando invece tra i banchi d’assaggio e bevendo molti Chianti 2010 mi sono subito riappacificato con la tipologia. Ho trovato infatti alcune aziende capaci di proporre un vino fresco, caratterizzato da una bella acidità, un vero sangiovese giovane a prezzi davvero irrisori, mai oltre gli otto euro al termine della filiera. Ok, si, c’erano anche un sacco di cantine che proponevano vini non particolarmente armonici, spesso troppo spinti sulle morbidezze. Piacevoli, certo, ma da un Chianti d’annata io mi immagino grande beva e poca struttura. Più florealità che speziatura. Acidità e freschezza.

Mi sono anche segnato qualche nome: Fattoria Le Sorgenti, Le Querce, Malenchini, Castello di Gabbiano. Ma a posteriori mi sarebbe piaciuto assaggiare con più calma i 2011, magari dividendo gli assaggi per zona di produzione: dai Colli Fiorentini agli Aretini, dai Senesi alle Colline Pisane, Da Montalbano a Rufina e Montespertoli. Chissà, magari l’anno prossimo.

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