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14 Commenti

  1. Se non ricordo male questa è l’etichetta che avevo *letteralmente* staccato dal tappo a vite di una Garganega di Menti durante l’ultima edizione di Terroir Vino a Genova (ecco, magari Stefano in questo senso può rinfrescarmi la memoria). L’ho ritrovata solo oggi. 😉

  2. Appena fatta una serata con il Menti in persona accompagnando i suoi vini con il pescato!
    Molto interessante l’offerta, qualche perplessità sulla versione dolce e mossa…

  3. @Daniele Il Sur lie di Menti mi piace, magari ne riparleremo bevendolo insieme. 🙂

    @Gianpaolo Curiosità: capita ti chiedano, in particolare in UK, se hai (anche) bottiglie con chiusura a vite oltre al tradizionale sughero?

  4. si’ tutte vere e condivisibili, pero’ se l’assaggio del vino e’ almeno 90% frutto di emozioni e’ vero che stappare a vite fa perdere tantissimo romanticismo..un po’ come mangiare i semi di zucca gia’ spellati, hai raggiunto l’obiettivo senza goderti il percorso (ohm vinae padme ohm)

  5. @Jacopo si, l’hai staccata da una capsula a vite del ns. Paiele 2010 http://www.giovannimenti.com/gambellara_paiele.php

    @Daniele mi fa piacere che tu abbia trovato interessante l’offerta. La versione dolce della quale parli non è il ns. vino porta bandiera, comunque è un omaggio alla tradizione, a come veniva interpretato un tempo il Recioto di Gambellara. Il problema è che essendo un metodo classico dolce senza sboccatura, non puoi regolare la fermentazione. Viene imbottigliato in calare di luna per dare poca vigoria ai lieviti ma, se i ceppi sono buoni, le bottiglie possono anche esplodere, quindi vi è grande incostanza.
    Il Sur Lie del quale ti parla Jacopo invece, è vino secco, quindi con costanza di produzione. Puoi provarlo al locale di ieri sera, ho notato che in vetrina frigo c’erano delle bottiglie http://www.giovannimenti.com/garganega.php

  6. Il Paiele è un gran vino, specie l’ultima annata, sia con lo stelvin che con il tappo di sughero.
    Io sono però un po’ partigiano: mi piacciono molto i vini di Stefano.
    Del resto perché sprecare il sughero per vini che non ne hanno bisogno ? Se si passasse allo stelvin per questi vini di pronta beva, i coltivatori di sughere riuscirebbero ad offrire un prodotto migliore, più selezionato per i vini che davvero necessitano di quel tipo di chiusura.

  7. @ guly: una volta ordinato il vino propongo al cameriere di aprirlo al banco, non è sempre appropriato che stia il tempo necessario accanto al tavolo.
    @ marco: sei sicuro che ci siano vini per i quali la capsula a vite non andrebbe bene?
    inoltre il problema dell’odore/gusto di tappo non è riconducibile alla quello che il produttore può intendere e quantificare come qualità misurabile. i tappi più belli e cari non sono meno pericoloso nei confronti del tca che non gli altri.

  8. @ armin: ne ho parlato con lo stesso Stefano. Non dico che lo stelvin non può essere utilizzato per tutti i vini. Ho qualche perplessità però sul suo utilizzo sui grandi vini da invecchiamento. E non tanto per una questione meramente “scenica”. Se con il sughero devo (dovrei dire posso) aspettare 10-15 anni per coglierli all’apice della curva evolutiva, con lo stelvin rischio di dover aspettare 30/40 anni. Temo di non avere tutto questo tempo !
    Tu da produttore che ha fatto questa scelta per i propri vini, potrai confermare o smentire questo mio timore.

  9. @ marco: le te perplessità sono fondate a patto di due condizioni: che le capsule a vite non lasciano passare aria o almeno molto meno e che i fenomeni di maturazione siano legati all’ossigeno.
    ecco, tutti e due vengono sovravalutati: i buoni tappi valutati a posteriori erano sempre quelli più stagni e comunque lo stelvin non lo è completamente e la piupparte dei fenomeni di maturazione (positiva e negativa) non è legata all’ossigeno.