in Produttori, Slovenia

Marko Fon, e molto non sarà più come prima

Uno: incontrare la malvazija di Marko Fon durante una degustazione ed innamorarsene. Due: leggere quà e là del suo lavoro e pensare che un viaggio nel Carso sloveno sta cominciando a diventare inevitabile¹. Tre: Partire. Quattro: ascoltare la straordinaria umiltà con la quale comunica il suo lavoro². Cinque: assaggiare una vitovska ed una malvazija che ridefiniscono i confini gustativi delle rispettive tipologie³. Sei: Guardare le luci dell’autostrada dal finestrino e pensare che sono persone come lui a ricordarti perchè ami tanto il vino⁴.

¹ Su Porthos, il numero doppio 33-34 del 2009 contiene uno splendido approfondimento sul Carso ed i suoi migliori interpreti. Poi su Intravino, il post dedicato a Marko Fon è dello scorso settembre.

² Umile, ma anche consapevole. Parlando con Marko mi ha colpito la capacità nel riconoscere gli errori a partire dalla volontà, anni fa, di cercare di spingere sull’acceleratore per stupire e per affermarsi. Poi, la nascita di una maggiore lucidità e tanta, tanta tenacia. E parliamo di qualcuno capace di non commercializzare il terrano per anni solo perchè non all’altezza delle sue aspettative (per dire: si il 2009, no il 2010, probabilmente no il 2011). A proposito di commercializzazione va poi detto che si tratta -davvero- di una piccola produzione: meno di diecimila bottiglie complessive. Bottiglie che Marko vende dalla prima all’ultima, motivo per cui non siamo riusciti ad assaggiare il terrano 2009 e nessuna altra bottiglia più vecchia. “Una volta imbottigliato mio lavoro è finito, non riesco a tenere qui bottiglie, preferisco vadano in giro a raccontare quello che ho fatto e questa terra”.

³ La malvazija 2010 è tesa e minerale, complessa ed espressiva. C’è un mucchio di Carso nella straordinaria solarità che esprime; una luce però fredda, come quella che batte sulle rocce durante una splendida giornata d’inverno. L’aromaticità dell’uva è presente ma non è mai sfacciata ed accompagna l’assaggio con una linearità rara. ****+

La malvazija Riserva 2009 è più larga, più avvolgente, più calda. Il colore è più carico e l’aromaticità più evidente. Certo, tutti questi più rischiano però di confondere le acque, si tratta in tutti i casi di un vino in cui il timbro di Marko è palpabile, una malvasia che rispetto agli standard mediterranei gioca molto più sulle sottrazioni che sulle addizioni. È infatti malvasia ampia, contornata da tratti minerali e da un’acidità doma soltanto sul finale, appena più largo. ****

La vitovska 2009 ridefinisce per il sottoscritto i confini della tipologia. Per profondità: difficile togliere il naso dal bicchiere di fronte a note floreali, minerali, appena fruttate inserite in un contesto a tratti carnoso. Per linearità: è vino che in bocca continua a rincorrersi tornando di volta in volta sui profumi. Per freschezza. Per la sorprendente bevibilità. *****

La malvazija “quattro stati” 2010 è -molto semplicemente- perfetta. Il nome deriva da una vigna centenaria da cui ogni anno vengono poche centinaia di bottiglie. Una vigna piantata sotto la dominazione austro-ungarica che con il passare del tempo ha visto mutare intorno a sé confini e padroni. La Jugoslavia, l’Italia, oggi la Slovenia. Al naso parte lenta, con delicatezza poi cresce nell’esprimere note definite, mai urlate. In bocca è un campione di eleganza: fresca, con quell’acidità che l’accompagna e che la rende elegantissima. Sopratutto, vitale. Di gran lunga la migliore malvasia abbia mai assaggiato. *****

Sono tutti vini estremamente magnetici, ognuno capace di raccontare una storia diversa. Ma quello che a posteriori forse più stupisce è la coralità dell’assaggio. Non solo non ci sono sbavature (anche quando si tratta di un esperimento, come lo chardonnay 2010), ma sono tutti vini capaci di esprimere straordinariamente quella perfetta sintesi che può esistere tra annata, uomo, terroir. E forse questo è il loro più grande pregio.

Se siete arrivati a leggere fino a qui forse vi chiederete il perchè delle tante note. Il motivo è banale: il post mi piaceva così com’era, racchiuso in quelle sei righe iniziali.

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Commento

  1. Bel post, complimenti.
    Non ho mai assaggiato nulla di Marko Fon visto che i suoi vini sono praticamente introvabili. Dovrò fare come te, andare nella tana del lupo!

  2. Ridefinita non solo la Vitovska ma anche la modalità di scrivere un articolo.
    Eccezionalmente innovativo, quanto agile e leggibile.
    Pochi dubbi sul contenuto

    What Else? Complimenti

  3. Sono pienamente d’accorco con Riccordo in più aggiungo che sarebbe un post che ogni vignaiolo “vorrebbe scritto per lui” ..almeno io la penso coì . Bravissimo GP

  4. Bello, grazie davvero a tutti. È post che tra l’altro si è scritto da solo tanti erano gli spunti venuti fuori durante il giro in cantina.

    Segnalo solo un’errore, prontamente corretto. La malvazija “quattro stati” era la 2010 e non come inizialmente segnalato la 2009.

  5. sono assolutamente d’accordo con tutti i commenti fin qui letti su vitovska e malvazija (riserva) 2009 e 2010…. in più sono del tutto d’accordo con i commenti su Marko, che ho avuto modo di conoscere qualche giorno fa e che mi ha colpita per semplicità, naturalezza, perfezionismo, grande dignità… qualità che, come gli ho confessato, rispecchiano esattamente quello che ai miei occhi è il carattere della terra del Carso!

  6. non ho avuto la fortuna di assaggiare il terrano (che non era più disponibile… ahimè!) ma tra vitovska, malvazija riserva 2009 e malvazija 2010 quello che mi ha letteralmente travolta è la malvazija riserva 2009… decisamente intensa! Ringrazio ancora Marko per avermi fatto assaggiare il Carso ed avermi accolta come fossi una vecchia amica di famiglia!!

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