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Istantanee di vino

Uno dei motivi che più mi hanno convinto ha collaborare con il progetto “Istantanee di vino” è stata la freschezza del progetto. Il tentativo di portare al pubblico una determinata tipologia, in questo caso la Barbera d’Asti, cercando di uscire dal tracciato, cercando di usare parole nuove in questo caso sintetizzate in immagini. Facile, penserete. Non so: è molto difficile riuscire a convincere tanto una cantina quanto un’istituzione ad investire in un progetto di comunicazione che sia diverso da quanto fatto fino a quel momento. Comunicati stampa, banchi d’assaggio, degustazioni, serate nei ristoranti o quant’altro sono fondamentali ma al tempo stesso usano un linguaggio sicuramente “rodato” ma anche già sentito. Un linguaggio pensato e destinato a chi conosce l’argomento. Poi, diretta conseguenza, ero incuriosito dal riscontro che poteva avere l’idea di una mostra itinerante in cui protagonista non era il vino in sé ma la sua rappresentazione, anche se certamente affiancato da bottiglie di volta in volta diverse.

È andata bene, è stato un indiscutibile successo tanto in partecipazione fisica agli eventi quanto in contatti attraverso la pagina dedicata. Ne ho parlato velocemente con Patrizia Barreri, direttore del consorzio.
L’idea era quella di proporre la Barbera d’Asti senza imporre un linguaggio strettamente legato al vino. Come consorzio possiamo ovviamente veicolare certe tematiche ma credo che alla fine sia il produttore la persona migliore per raccontare il proprio prodotto. Ecco quindi l’idea, provare ad intercettare un pubblico più vasto senza concentrarci sull’unicità dell’assaggio.

Il bicchiere non viene imposto ma rimane elemento centrale nel raccontare la tipologia. Inizialmente avevamo anche pensato di fare ogni volta un’introduzione cercando di contestualizzare maggiormente le serate ma alla fine abbiamo deciso di lasciare il bicchiere “libero”. Il territorio in questo caso è stato raccontato da un fotografo, da una persona con una sensibilità propria esterna al nostro mondo. Non da un astigiano o da un enologo, ne è risultata la possibilità per chi è venuto a queste serate di guardare le immagini ed assaggiare il vino lasciandolo parlare da solo.

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Commento

  1. ciao Jacopo,
    ti parlo da “addetto ai lavori” e da Agenzia che ha ideato il progetto. C’è stato coraggio da parte del Consorzio a sposare questa strada e credo che anche i Produttori abbiano capito il tentativo di fare qualcosa di nuovo, di non comunicare solo su un piedistallo, ma di cercare un confronto aperto con chi il vino e il territorio non lo conosce. Abbiamo agito in un’ottica davvero “social”, mettendo un po’ da parte l’approccio alla degustazione da “sommelier” (e qualche critica per questo ci è arrivata!), per essere più “democratici” e parlare anche a chi non necessariamente è un esperto di vino.
    Credo che sia la strada giusta per uscire dalla torre d’avorio degli intenditori per rivolgersi, finalmente, ad un pubblico più allargato.