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Assaggi vari, in mancanza di altro

Si, sto scrivendo davvero poco. E si, sarebbe bello dire che sono completamente concentrato in altri progetti, che sono immerso nel lavoro o chissà cos’altro. Ma non sarebbe (del tutto) vero: quella che manca è la spinta, quella che ti porta a scrivere in qualunque momento libero della giornata, quella che ti porta a stare qualche minuto in più alla tastiera piuttosto che svenire a letto, la notte. In attesa di nuove ispirazioni ecco qui due o tre assaggi, assolutamente a random:

Toscana IGT Bianco, Il Paradiso di Manfredi 2006. Ok, parliamone. Più eccezione che regola è la dimostrazione che anche a Montalcino possono nascere vini bianchi di grande interesse. L’uvaggio è quello tipico del centro Italia, malvasia e trebbiano. L’assaggio profondo, dinamico e sfaccettato. Forse non così lungo e tagliente (in caso si sarebbe gridato al miracolo) ma piacevolissimo. ***+

Colli Piacentini DOC, Croci “Monterosso” 2004. Grande vitalità, ad oltre sei anni dall’imbottigliamento questo “sur lie” mantiene un’anima galoppante. Il naso è fantastico: le note sono calde, avvolgenti, nitide. In bocca acidità, corpo, e la sensazione di un vino capace di continuare la sua strada ancora a lungo. Un po’ largo sul finale. ***+

Freisa d’Asti DOC, Cascina Gilli “Vigna del Forno” 2008. Eccolo, un grande vino da tavola. Una freisa che mi piace tantissimo, che fa della bevibilità la sua caratteristica principe. Non stanca, è gustosa, non aggredisce il palato. Un’altra bottiglia, grazie. ****

Monferrato Rosso DOP, Forti del Vento “Ventipassi” 2009. Curioso assaggiare un nebbiolo che viene dal dolcetto, da Ovada. E, guardate, è bicchiere davvero sensato nel suo essere equilibrato. Certo, il naso gioca sull’immediatezza del frutto ed anche in bocca emerge per succo, certe eleganze sono sicuramente altrove. Ma ha parecchio fascino, e tanto mi basta. ****-

Rosso di Montalcino DOC, San Lorenzo 2008. Bellissimo esempio di un solo apparentemente piccolo sangiovese. Al naso il meglio di sé, già così profondo e pungente. In bocca è fresco, dinamico, bello. ****-

Barbaresco DOCG Gaja 1986. Annata minore, e si sente (in particolare in bocca). Al naso però l’impressione è subito quella di avere a che fare con un grandissimo nebbiolo. Evoluto ma tipicissimo, dolce, invitante. In bocca tutto è più soffuso, in particolare per una certa mancanza di grip. Ma la corrispondenza è quella dei grandi, tutto torna.  ****+

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Commento

  1. Ciao Jacopo, scusa l’ignoranza ma cosa vuol dire ” Un po’ largo sul finale” ? la domanda è senza secondi fini è che proprio ho sentito altre volte questi termini, ma non ho mai chiesto la spiegazione…ciao e grazie. Gian Paolo

  2. Giusto. Io lo interpreto così: quando non solo un vino non ha una grande persistenza ma anche quando il momento migliore dell’assaggio è immediato, ovvero subito dopo l’ingresso in bocca. Può avere un gran succo, o sostanza, ma che, immediatamente dopo, tende a lasciare spazio a variabili che tendono dimenticarsi del vino in sé. Ci può essere molto tannino, molta acidità, anche una certa freschezza. Ma sono, nel caso del “finale largo”, sensazioni fini a se stesse che poi nel giro di pochi secondi tendono a scomparire in bocca.
    Spero di aver reso l’idea. Ovvio poi, con tutti le infinite variabili del caso.