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Vinitaly uno, altre fiere zero

Ci ho messo un po’, ma alla fine sono riuscito a mettermi in pari con il feed reader.  Tra i tanti spunti e post interessanti volevo segnalare questo, di Aristide (è argomento che mi sta particolarmente a cuore):

Il “vecchio mondo” finisce in 445 battute, meno di tre messaggi SMS:

“I vini da agricoltura biodinamica protagonisti di Vinitaly 2012: il più grande salone del vino al mondo dedicato al vino apre un vetrina internazionale a una nicchia di mercato fatta di piccoli numeri, ma che fa tendenza rispetto alla richiesta di qualità globale.

Un centinaio le aziende italiane ed estere che hanno scelto di aderire alla nuova iniziativa di Vinitaly, che prevede uno spazio appositamente allestito al primo piano del Palaexpo”.

Così, un comunicato del Vinitaly chiude una fase storica per i vini da uve biodinamiche.

Subito avevo alzato un sopracciglio ed ero andato oltre, non completamente convinto. Dopo qualche minuto però sono tornato indietro, l’ho riletto e mi sono trovato sulla stessa posizione. Voglio dire, provate voi a spiegare ad un qualsiasi visitatore di Vinitaly che molti dei cosiddetti riferimenti del vino naturale sono di là, nelle manifestazioni parallele. Che erano anni che si cercava il modo di portarne alcuni in fiera, a tutti i costi. Che il clima, di là, è diverso.

A Verona ci saranno eccellenti produttori. Alcuni solo lì, altri presenti tanto in fiera quanto a Cerea (o a Villa Favorita). Sarà una bella vetrina, sarà un’ottima possibilità per assaggiare grandi vini e conoscere splendide persone. E questo è esattamente il risultato di anni di divisioni mai risolte. Di due fiere e di due movimenti incapaci di trovare un punto d’incontro e di porsi come unico, grande appuntamento dedicato al vino naturale parallelo e complementare a Vinitaly. E’ tutto qui: “i vini da agricoltura biodinamica protagonisti di Vinitaly“. Ed è tutto vero.

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Commento

44 Commenti

  1. Io lo trovo un ottimo modo per rompere i già precari equilibri dei produttori “naturali”. Una cosa voluta da Velier a fini puramente commerciali e portata avanti, sulle prime, con una lettera addirittura non firmata. Direi che chi appoggia questa scelta non ha a cuore il movimento di viticoltura naturale.
    Punto

  2. Massimo scusami ma il movimento non è inteso come vendite, ma inteso come unione di progetti al fine di applicare un disciplinare uguale per tutti. Sono biodinamici tutti? Chi me lo dice? Quanti sono certificati? Vogliamo parlare della biodinamica di Movia? Vogliamo parlare dei “Semplicemente Uva” che lo scorso hanno ha creato un gran fermento e che quest’anno non si farà? Semplicemente Uva è il vinitaly bio di quest’anno… nulla più

  3. Riccardo scusami, ma il “movimento” io lo intendo nel senso del vino naturale 🙂
    Semmai ti pregherei di porre maggiore attenzione sulla prima parte del mio messaggio:il vino si fa per venderlo, ergo avere tanti compratori potenziali, a cui potranno anche non piacere i vini proposti, non può che essere un bene. IMHO

  4. Poi, se vogliamo, bisognerebbe avere il coraggio di dire che biodinamico è un marchio registrato e, aldilà di tutte le discussioni sul metodo, che mi lasciano comunque piuttosto perplesso, anche quello può essere considerato un puro strumento commerciale, visto che pur non essendo una certificazione “certificata” devi comprare i preparati (su cui nutro molti dubbi) per poter essere definito, ripeto definito, biodonamico.

  5. Per nulla in sintonia. Il vino si fa per venderlo certo, ma anche per rispettare la terra e la cultura e bla bla bla… certo. Ma domani mi propongo con una “mia” cantina alla fiera, dico che faccio naturale perché ora è moda, vendo il vino, non ho certificazione, mi credono… e poi? ho fatto qualcosa per il movimento? o solo per me stesso?
    Non sono in armonia con tutti i concetti di Maule ma almeno a VinNatur si tenta di fare qualcosa di concreto per capire come si fa il vino naturale.
    Ho lavorato per alcune cantine e ne ho viste tante, sai quante volte si fermano le fermentazioni e si aggiungono lieviti? Per non parlare di caseine, bentoniti, enzimi? Oppure si utilizzano diverse quantità di rameici o rame nel vino per “aprire” il vino? Cos’è il naturale? Ora come ora ti dico che i vini naturali sono prodotti da gente che dice “io non utilizzo prodotti chimici (rame e zolfo non sono chimica?) né in vigna né in cantina… ” e poi rileggiti quello che ho scritto sopra.
    Ho espresso il mio pensiero in modo disordinato forse ma spero di essermi fatto capire. E poi, onestamente, ci sono dei vini Naturali che sono tutto fuorché vini buoni. Lo dico da vignaiolo biodinamico.

  6. Sono certamente d’accordo, Riccardo. Altresì va però detto che chi sarà in fiera ci sarà andato perchè “sedotto” dalla possibilità di fare migliori affari o comunque per cercare altri canali, un pubblico diverso, etc.
    E questo (credo) sia stato il grande problema delle due fiere separate. Se fossero state una sola (ok, lo so, è un puro esercizio di immaginazione) ci sarebbe stato un maggiore impatto in termini di comunicazione e di appeal. E, chissà, magari anche di riscontri commerciali tanto da non indurre nessuno a provare altre strade. Tipo Vinitaly.

  7. Biodinamica non è un gioco. E’ una parola usata a sproposito ma che è nata nel 1924 durante la 8 conferenze di Rudolf Steiner sul progresso dell’agricolutra ed è un ramo dell’antroposofia.
    Dire che si fa biodinamica con rame e zolfo e non prodotti di sintesi è come dire che il medico omeopata è quello che non ti prescrive medicine. Lo siamo tutti!
    La certificazione è biologica o biodinamica. Non ce ne sono altre. Tutto il resto è viticoltura, intelligente o meno, ma solamente viticoltura.
    Ripeto, ci sono molti produttori che parlano di naturalità in vigna, se vuoi ti accompagno e poi ne parliamo!

  8. Jacopo le due fiere sono andate avanti anni, poi si sono separate per divergenze proprio commerciali. Però a loro va dato merito di aver creato qualcosa…
    Ti faccio una domanda semplice. Che senso ha scrivere una lettera non firmata in cui si evidenzia che il numero di posti disponibili per la fiera è limitato a 100-150 (quando i produttori naturali sono almeno il doppio?) e che i primi ad iscriversi avranno diritto a partecipare? E’ una gara di velocità? Non sarebbe stato meglio selezionare (con un consiglio) a chi dare spazio? Ovviamente Triple A sarà in prima fila, manco a dirlo…

  9. Ovviamente..

    Comunque è situazione che spiace molto anche a me. Figurati, ho vissuto (dovresti ricordarlo) Cerea dall’interno e non sai quanto mi secchi vedere tanto lavoro rischiare di andare un po’ perso. Per quanto se ne dica sarà impossibile mandare un messaggio legato alla natura etica di un certo tipo di viticoltura dalla fiera.

  10. So che eri a Cerea, ricordo, e ricordo anche come questo movimento è cresciuto.
    Ora non darmi dell’esagerato ma se un acquirente scrivesse all’associazione consumatori dicendo che il Vinitaly crea cattiva informazione proponendo come vini Biodinamici dei prodotti che non hanno certificazione e che nessuno mi assicura che lo siano, non pensi possa aver ragione?
    E’ un comunicato pessimo secondo me! Poi sono punti di vista, forse il mio esagerato! Però…

  11. Uh. È un punto di vista interessante. Però, ignoranza mia, non conosco bene la questione relativa al marchio “biodinamica”. È registrato? Da chi, dalla Demeter? Non è la sola azienda certificatrice però, per dire c’è anche Agribio con la sua ed un altra di cui adesso mi sfugge il nome.

  12. Demeter certifica i prodotti biodinamici ed è un movimento internazionale il cui marchio “Demeter” è certificato. Non la parola Biodinamica. E’ un ente certificatore che rilascia “il bollino” dopo appurate analisi e solo dopo la certificazione biologica, mai prima (che mi risulti). Emette parcella nel momento in cui non riscontra che i prodotti possano essere certificati, altrimenti, l’apporto del marchio (non obbligatorio comunque) richiede che siano versati il 2% degli introiti dovuti alle vendite.
    Agri bio è nata proprio per contrapporsi a questo ente non apprezzato da persone come Alex Podolinsky a cui per l’Italia s’è aggiunto Saverio Petrilli. Sulle modalità di certificazione e i costi non so nulla o troppo poco per parlare.
    Ad ogni modo pochi, pochissimi sono i vini certificati biologici.

  13. Non è che l’iscrizione a Vinitaly sia una corsa, infatti ad oggi non si è ancora raggiunto il tetto massimo di partecipanti.

    Circa il salone di Vinitaly, non porta il nome di vini biodinamici; c’è sempre lo stand dei vini biodinamici di Lionello Anello. Il nuovo padiglione racchiuderà vini biologici, biodinamici e naturali.

    La rottura fra VinNatur e Vini Veri ho sentito molte volte dire anche dai diretti interessati, è avvenuta a causa di due caratteri forti, ovvero i rispettivi presidenti delle associazioni.

    Angiolino stesso un anno fa mi confidò che diverse aziende partecipanti a VinNatur sono state trovate positive a residui di più pesticidi e in quantità non lievissime.

    Ho amici che partecipano a VinNatur, certificati bio, che usano lieviti selezionati.

    Non vedo perciò per ora questa gran differenza fra chi parteciperà a Vinitaly e chi alle altre due manifestazioni. Scopriremo ad aprile prossimo se ci sono questi divari.

    Chi fa finta di lavorare in maniera naturale o meno, ha inoltre vita corta. Non si possono raccontare balle agli acquirenti che non sono degli stupidi e prima o poi se ne accorgnono e puniscono con le loro scelte l’atteggiamento truffaldino di alcuni.

  14. 1-Ho amici che partecipano a VinNatur, certificati bio, che usano lieviti selezionati.

    La certificazione bio infatti riguarda solo le uve e non esiste nessun disciplinare che tuteli la vinificazione (a questo sarebbero serviti i movimenti)

    2-La rottura fra VinNatur e Vini Veri ho sentito molte volte dire anche dai diretti interessati, è avvenuta a causa di due caratteri forti, ovvero i rispettivi presidenti delle associazioni.

    Ogni associazione dovrebbe avere un presidente eletto ogni tot anni… qui non capita, cosa molto strana!

    3-Angiolino stesso un anno fa mi confidò che diverse aziende partecipanti a VinNatur sono state trovate positive a residui di più pesticidi e in quantità non lievissime.

    lo so pure io ma come dovresti sapere non viviamo nelle oasi e magari il vicino ha usato un sistemico che magari ha raggiunto le vigne del vicino “bio”… ad ogni modo (Ne parlavo proprio ieri con un produttore dell’associazione) le analisi si possono sbagliare ogni tanto, capita anche per gli zuccheri e la solforosa.

  15. Riccardo, mi sa che alla fine su molte cose saremmo d’accordo.
    Però devo ricordarti che Steiner di “conferenze” sul vino ne ha fatta una sola, dicendo poi che il vino faceva male. Se ne vogliamo parlare filosoficamente bene, ma qui parliamo di agricoltura, di pratica e di chimica.
    Un conto poi la certificazione biologica, pur con tutti i limiti della stessa, un conto acquistare prodotti “magici” ed ottenere il bollino di certificazione biodinamica.
    Ma ripeto, probabilmente saremmo d’accordo, alla fine.
    E poi, su rame e zolfo, potremmo parlarne all’infinito 🙂

    Consiglio la lettura di questo post: http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/02/21/biodinamica®-cominciamo-da-rudolf-steiner/
    Poi se qualcuno ha tempo e voglia anche i quasi 700 commenti 🙂

  16. i prodotti non sono magici ma hanno un significato ben preciso, parlo di tutti dal 500 e 501 (i più diffusi) fino al 508.
    Soprattutto quelli meno noti hanno effetti molto molto importanti. Testati!

  17. Distanti? Hai utilizzato i prodotti? Io si, utilizzo soprattutto il 508 e il 504… a cui credo molto.
    Poi essere distanti o prevenuti per partito preso è una tua scelta.
    Ho piantato barbatelle certificate bio a Marzo, non è piovuto molto da Giugno a Ottobre anzi direi nulla, ed ho utilizzato solo quei due preparati. L’azienda è in Cilento. Le piante sono alte 170 cm ora!

  18. Mi spiace, non è partito preso.
    Ti avevo chiesto di leggere qualcosa in merito, ma vedo che non lo fai, resti arroccato sulle tue posizioni, rispettabili, ma diverse dalle mie.
    L’azienda è in Cilento? Bene, ti è mai venuto in mente che è solo merito della tua corretta conduzione agricola, che credo tu faccia da tempo, e dell’ottimo insieme pedo-climatico a disposizione?
    Ti prego, lo dico da Salernitano, leggi quello che c’è scritto a quel link, forse ti chiarirà le idee, non dico cambiarle eh!

  19. secondo me ad oggi, per come sono strutturate (e lo sottolineo), le diverse tipologie di produzione enologica (biologica e biodinamica) non convenzionali hanno poco senso. Per non parlare poi dei “vini naturali”. E cosa vuol dire?
    Chi stabilisce cosa sia natuale e cosa no, o cosa lo sia di più o cosa di meno?
    Forse le Micotossine sono meno naturali dell’SO2 o è vero il contrario. Chi lo decide se l’uso del rame è meno naturale dell’uso di un enzima pectolitico?
    Non sempre naturale vuol dire per forza buono e salutare così come non sempre convenzionale vuol dire cattivo e nocivo.
    Interessante è anche questo post che ho scoperto grazie a Luca Risso: http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/11/14/zero-chimica-100-naturale-si-come-no/
    non parla di vino, ma la tematica è comunque d’interesse.
    Ovviamente non fraintendetemi. Io non sono a favore di composti chimici di sintesi nelle produzioni alimentari (e non per nulla studio un metodo di coltivazione orticola che si chiama agricoltura sinergica e che è ancora più radicale della biodinamica), ma c’è una tale confusione e così tante persone e addetti al settore che parlano giusto per dare aria alla bocca che ormai mi fido sempre molto, molto poco e faccio come San Tommaso.

    Ric.

  20. certo che l’ho letto… e ti posso dire che lo trovo simpatico ma anche molto poco preciso.
    Giustamente chi ha scritto l’articolo cerca di “smontare” le teorie di Steiner, ma allo stesso tempo non fa niente per verificare la loro efficacia. Dinamizzare un’ora a cosa serve? Perché? Cose è il 500 e perché si chiama cosi? e il 501? tutti discorsi che sarebbe giusto fare in un altra sede e, comunque, se un certo Steiner magari non era così preparato nel campo agricolo non si può dire la stessa cosa di Maria Thun!

  21. Ripeto è un peccato, quando vedo nei tuoi commenti accendersi la luce del rigore, della scientificità, così la vedo spegnersi un rigo dopo.
    Padronissimo di credere alle favole, che ti devo dire, buon lavoro

  22. PS Una rivista scientifica (pagata da multinazionali, seppur indirettamente, poiché son quelle che sostengono la ricerca) secondo te sarebbe favorevole ad andare contro il mercato invitando gli agricoltori a cercare letame? Ho i miei dubbi onestamente…
    In secondo luogo molte cose in antitesi con quanto scritto le trovi sul libro di Nicola Joly seppur in forma molto semplicistica

  23. A Verona, nel periodo del vinitaly si va per due ragioni: a) per comprare b) per vendere vino.
    Posto che lo scopo di una Fiera sia quello di rendere piu’ facili queste due attivita’, e’ scontato che essere tutti, fisicamente nello stesso posto e’ la soluzione migliore per tutti.
    Per chi non e’ meglio? Per coloro che ancora, nel 2011, sono alle prese con il fatidico dilemma:
    -mi si nota di piu’ se vengo, non vengo, o vengo e sto in disparte?

  24. Non è meglio per chi credeva e voleva creare un gruppo coeso. A questo punto ha vinto Velier… e chi c’è entrato l’ha appoggiato. Faccio solo un’osservazione, specialmente per chi come voi legge Intravino; com’è che Semplicemente Uva è stata così tanto criticata lo scorso anno allora?

  25. @Riccardo. Le multinazionali della chimica hanno sicuramente interesse a spingere affinche si usi la chimica di sintesi, non c’e’ dubbio.

    Ma quale interesse hanno tutti coloro alimentano il business della biodinamica, chi con vendite di preparati gia’ pronti (ma non doveva essere parte integrante la filosofia della preparazione?), chi come consulente a pagamento, chi come detentore del brevetto Byodinamic (la Demeter USA) che si fa pagare per l’apposizione del bollino, e tutto l’indotto? Tutto questo quando non esiste a livello internazionale uno straccio di prova della validita del metodo biodinamico rispetto ad es. il metodo biologico (non mi metto a fare scambi di link se no non ne usciamo piu’, ma questo lo dicono gli scienziati piu’ pro-biodinamica e piu’ impegnati nel dimostrare la sua efficacia con studi “veri” scientifici).

  26. se uno che fa 12000 bott deve andare al vinitaly per trovare nuovi sbocchi commerciali significa solo che la partita è persa!
    che senso ha avere un’atteggiamento di rispetto della natura e poi spedire i vini dall’altra parte del mondo.
    è difficile creare una rete sotto casa?
    fra poco sarà è più facile trovare i vini che ci piacciano ad hong kong piuttosto che nella nostra città. Perché non muoversi in tal senso allora?
    Partita persa anche con la presenza del consulente biodinamico, con i prodotti comprati ecc ecc non ti do torto Gianpaolo in merito. Ci sarebbero tante cose da dire ed è per questo che un movimento sarebbe stato importante!

  27. verissimo, Jacopo.
    Naturale avrebbe rischiato di scatenare un pandemonio. Biodinamico è sicuramente migliore, ma comunque riduttivo e, as usual, fuorviante. Il che, intendiamoci, è comunque un bel rischio.
    In fin dei conti però – guardando la cosa come semplice avventore della/e fiera/e – non posso che essere contento per questo “accorpamento”, anche se parziale.
    Ric.

  28. La verità è che tutta questa operazione non serve ad una beneamata cippa. Sulle prime avevo esultato, sono anni che sostengo la necessità di spostare quelle fiere all’interno di Vinitaly e cerco di sottolineare l’incoerenza di chi, volendosi idealmente – o eticamente (sic!) – contrapporre alla fiera di verona poi ne sfrutta a man bassa l’indotto. Un filo ipocrita, se non altro.

    Adesso si “gruppi” quanti ne avremo? Uno in più se non vado errato.
    Non solo il “movimento” dovrebbe (o avrebbe dovuto) unirsi ma unito avrebbe dovuto trovare la propria collocazione autonoma – anche temporalmente – se avesse voluto comunque restare al di fuori di Vinitaly.

    Mi trova d’accordo la provocazione delle 12.000 bottiglie. Ma una fiera del genere è anche un momento unico per portare alla ribalta a livello internazionale non solo i vini ma le tematiche stesse del movimento da dentro al sistema, con convegni, dibattiti e strette di mani fuori da quelle che si stringono ogni anno, sempre le stesse, anno dopo anno.

    Fil.

  29. @Riccardo. Se uno fa 12.000 bottiglie cerca sbocchi commerciali a Villa Favorita o al Vinitaly, sempre di vendere il vino si tratta, a meno di avere l’illusione che in un caso sia vendita e nell’altro qualcos’altro.
    Se poi a fare 12.000 bottiglie sono in 200, le bottiglie diventano 2 milioni e mezzo, e si, bisogna venderle anche non sotto casa, volenti o nolenti.

  30. @Fil, sai quanto io la pensi diversamente quindi non vado oltre. Però sono d’accordo che “una fiera del genere è anche un momento unico per portare alla ribalta (..) le tematiche stesse del movimento (..) con convegni, dibattiti e strette di mani fuori da quelle che si stringono ogni anno, sempre le stesse, anno dopo anno”.

    A sentire alcuni produttori che erano a Cerea l’anno scorso è problema reale.

  31. Gianpaolo, guarda i mercati bio italiani… soprattutto i supermercati di prodotti bio, li dentro non trovo mai uno di quei produttori e, ti assicuro, specialmente dalle mie parti ce ne sono tanti!

  32. La verità è che tutta questa operazione non serve ad una beneamata cippa. Sulle prime avevo esultato, sono anni che sostengo la necessità di spostare quelle fiere all’interno di Vinitaly e cerco di sottolineare l’incoerenza di chi, volendosi idealmente – o eticamente (sic!) – contrapporre alla fiera di verona poi ne sfrutta a man bassa l’indotto. Un filo ipocrita, se non altro.

    Perfettamente d’accordo con Filippo!

  33. in Italia siamo abituati a complicare tutto
    due diverse manifstazioni, peraltro più o meno in contapposizione una all’altra, organizzate negli stessi giorni del Vinitaly, tanto per complicare ulteriormente le cose.
    adesso una terza vetrina all’interno del Vinitaly con ulteriore strascico di polemiche
    non impareremo mai

    comincio a dare ragione a tutti quei produttori, d’oltralpe soprattutto, che non dichiarano nemmeno di essere biodinamici o naturali a meno che non glielo si chieda.

    alla fine, e il numero e il tono dei commenti a questo post mi sembra lo confermi, polemizzando polemizzando, dividendosi dividendosi, si finisce per perdere di vista il soggetto principale : il vino.

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