in Parlo da solo

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Ci sarebbe bisogno di ordine. Ci sarebbe la necessità di riuscire a mettere almeno apparentemente in fila l’enorme mole di sensazioni e di emozioni accumulate negli ultimi dieci giorni. Perchè ovviamente no, anche se non era la prima volta New York non riesce a lasciarmi indifferente, proprio per niente. Ed anzi, gli strascichi emotivi di questa trasferta tanto breve quanto intensa sono destinati a durare giorni. Molti giorni. Ovviamente penso alla maratona, a quella mezz’ora di troppo che mi ha lasciato tanto amaro in bocca ed un grande conto in sospeso sia con la distanza che con quell’ultimo tratto, quello che dal Bronx punta a sud lungo tutta la 5th Avenue fino al parco. Alla partenza, allo spettacolo di Brooklyn e in generale a tutta quella curva sud lunga quarantadue chilometri. Ci rivedremo. A quella ragazza nel Queens il cui cartello recitava “you are the 1%” e alla stampa americana che tutti i giorni dedicava ampio spazio all’Italia e alla Grecia. Al mio appartamento nel Village e a quella sensazione di pace nel guardare la città dall’alto. Agli amici rivisti in città, siete fantastici. Alle ostriche (si, alle ostriche) dell’Oyster Bar e di P.J. Clarke’s e al riesling di Hermann Wiemer che alla fine non sono riuscito ad assaggiare. A Camillo Donati, trovarti al bicchiere al Ten Bells è stata una piacevole sorpresa. Alle tante splendide cene e ai mille ristoranti che vorrei provare la prossima volta. E poi ai colori, in autunno e con il sole New York è bellissima. E allora sapete cosa? L’ordine non è necessariamente la scelta giusta, che il motore sia alimentato da questo caos o meno non è importante ai fini del risultato. L’importante è che giri.

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Commento

  1. Sì, per me sarebbe la prima volta e anche se ti lascio volentieri la parte della corsa e della fatica, il resto no, quello me lo godrei volentieri. Perché a leggere di Brooklyn, di ostriche e di vino, l’invidia decolla, eccome se decolla. Bentornato, però! 🙂