Vini scolpiti dall’ossigeno

Misurarsi con il tempo è forse la sfida più grande. Tanti i rischi ma, a volte, enormi le soddisfazioni. L’occasione è stata quella di una recente degustazione, la volontà quella di godere “di una bellezza in bilico, ambigua ma ancora viva e legata ad un compromesso estremo quanto misterioso come quello con l’insidia dell’aria“. Il risultato sconcertante per le straordinarie finezze incontrate. Ma è questo, bellezza, l’incanto evolutivo dei vini bianchi.

- Prosecco “sur lie” Casa Coste Piane 2006. Stupefacente per tenuta, è calcareo, cremoso, leggiadro, ancora teso. Avvolge, in bocca l’incontro è quello tra un’anima più dolce, comunque morbida, ed una più salata.  ****+

- Ferrari, “Giulio Ferrari” Riserva del fondatore 1991. Ho già detto, quello che rimane è la splendida eleganza ed autorevolezza di un metodo classico assoluto, definito come pochissimi in tutte le sue sfumature. *****

Trebbiano d’Abruzzo Valentini 1983. Annata forse minore ma lui c’è, con tutta quella sapidità salmastra, travolgente per forza emotiva. ****+

- Gaspare Buscemi, “Alture” Riserva massima 1987. Un pinot bianco sorprendente, ricco di note fruttate affiancate da una mineralità gessosa mai stanca. Sapido, dritto ma al tempo stesso delicato, ha un bellissimo svolgimento lungo tutto il palato. ****

- Verdicchio dei Castelli di Jesi Villa Bucci Riserva 1988. Note candite, agrumate e minerali, caratterizzate da un’evoluzione affascinante. In bocca è travolgente per sapidità, paga qualcosa in lunghezza. ****

- Collio Goriziano I Clivi, “Brazan” 1997. La terra ed il mare, sostanza e leggerezza. Naso fantastico per profondità e complessità, in bocca è teso, c’è tutta quell’acidità e quella lunghezza che non ti aspetti. Sorprendente, trascinante. *****

- Soave Classico Pieropan, “La Rocca” 2000. Opulento, di grande materia, a tratti barocco. Note di miele introducono ad un grande assaggio, di tensione e di lunghezza. ****

- Verdicchio dei Castelli di Jesi Il Coroncino 2001. La sorpresa. Naso invernale, evoluto ma mai stanco grazie ad una mineralità da manuale. Teso, sapido, espressivo nonostante il suo essere così secco, a tratti austero. ****+

- Etna bianco Benanti, “Bianco di Caselle” 2004. Leggerezza, mineralità e freschezza. Inaspettato, sorprendente (a quel prezzo, poi). ****

- Pouilly Fumè Didier Dagueneau ”Pur Sang” 2005. Meglio del 2004, più definito, fresco e divertente nel rincorrersi. Vabbè, il mio sauvignon preferito. *****

By Jacopo Cossater This entry was posted in Degustare come atto pratico | and tagged , , , , , , , , , | Scrivi un commento

4 Commenti

  1. Daniele
    Pubblicato il 6 ottobre 2011 alle 21:19 | Permalink

    eh no..l’ultimo non vale…fuori scala..colpo basso per tutti gli altri :)

    Lo ricordo alla degustazione di U.G.M allo scorso Vinitaly..

  2. Pubblicato il 8 ottobre 2011 alle 17:54 | Permalink

    Magnifici vini…chissà perchè i vini bianchi longevi sono quelli che incuriosiscono di più.
    Se posso permettermi un consiglio ,se puoi cerca anche le vecchie annate del Tocai di Ronco del Gelso -solo acciaio-mi ricordo un 92 da paura!! magari riuscire a fare vini del genere ..ciao Gian Paolo

  3. Pubblicato il 8 ottobre 2011 alle 22:43 | Permalink

    Uh, non conosco. Segnatissimo (a trovarlo, però ;) )

  4. Pubblicato il 4 dicembre 2011 alle 10:34 | Permalink

    Bevuto recentemente un Pur Sang 1996. Da leggenda !

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