Quello è un campione

In realtà questo è post che avevo in testa da qualche settimana, sicuramente dai giorni immediatamente precedenti e successivi la tavola rotonda dal titolo “raccontare il vino al tempo di internet e delle marchette” di Offida. Erano i primi di settembre e se è vero che il mio intervento aveva più a che fare con il marketing e con le relazioni aziende/consumatori sui social network è anche vero che abbiamo discusso tutti insieme (anche animatamente) di molti altri argomenti.

Uno dei concetti emersi, perfettamente espresso da Fiorenzo Sartore e solo sfiorato dal sottoscritto, riguarda il grande cambiamento nel modo di fruire le informazioni in rete negli ultimi anni. Per farla breve, quella che viene comunemente considerata come informazione dal basso, quella dei forum, dei blog, degli status update, oggi è capace di ricoprire un’area notevolissima, se non di più. Questo significa che da parte del lettore ci vuole uno sforzo enorme, un impegno costante nel cercare di capire ed interpretare la qualità della fonte che si è trovato davanti. Colui che scrive quindi deve cercare di dare il maggior numero di informazioni possibili affinché il lettore possa costruirsi un’idea chiara nel minor tempo possibile. Avete presente quei siti dove non ci sono nomi, cognomi, email, nessun “about me” e la pagina dei contatti ha solo un anonimo form? Ecco, quello non aiuta per niente. Da parte di chi scrive “deve esserci uno sforzo di trasparenza perenne (oltre ovviamente a senso di responsabilità, rispetto, eccetera)”. Insomma, ci devono essere più elementi possibili per aiutare il lettore in questo lavoro di elaborazione critica.

Io, qui, ero partito con la bellissima abitudine di segnalare sempre se una bottiglia di cui scrivevo mi era stata regalata/offerta/omaggiata dal produttore. Poi, con il tempo, è informazione che ho cominciato a ritenere sempre meno importante. Pensavo non fosse (sempre) fondamentale. Mi sbagliavo? Forse. Ero in buona fede? Sicuramente. Però alla fine, indossando i panni del lettore, ho pensato che si, vorrei sempre sapere se l’autore di una degustazione non professionale l’ha pagata o meno, quella bottiglia. Quindi eccomi, pieno di spirito del “meglio un’informazione in più che una in meno”, da oggi eventuali campionature saranno sempre segnalate. Adesso c’è anche una categoria apposita.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | Tag: , , , , | Commenta

6 Commenti

  1. Pubblicato 26 ottobre 2011 alle 10:07 | Link

    In quanto all’aiutare il lettore, io penso che fondamentale è la riconoscibilità dello scrittore che è dietro un blog. Per garantire tale riconoscibilità, io suggerisco sempre di inserire una fotografia dell’autore in sidebar così da riconoscerlo subito e anche una pagina “Chi sono” fatta bene. Mettere la propria fotografia significa metterci la faccia, maggiore responsabilità, quindi maggiore reputazione, … e via discorrendo. Personalmente ha funzionato tantissimo ;)

  2. Pubblicato 26 ottobre 2011 alle 10:14 | Link

    Vero, verissimo (e grazie dell’intervento, bentrovato Fabio ;) )

  3. Pubblicato 26 ottobre 2011 alle 14:58 | Link

    avete ragione!
    e sottoscrivo soprattutto il concetto secondo cui è “meglio un’informazione in più che una in meno”. Tra l’altro mi coinvolge personalmente quando inserisco i post sui banchi d’assaggio – a pagamento – cui partecipo. Per me è implicito che lo siano. Per il lettore – ovviamente – no, quindi meglio indicarlo. Allo stesso modo trovo giusto indicare, oltre al prezzo, anche il luogo in cui si è acquistata quella determinata bottiglia.
    Tutta questa “puntigliosità” al lettore cambierà qualcosa nella fruizione del post? Non penso, ma almeno saprà che quella volta hai speso tot ed qiell’altra invece ti è stata inviata o, che ne so, magari te l’hanno regalata gli amici/genitori/fidanzata ecc. ecc.
    E mi sa che seguirò anche il consiglio fotografico. Ottima cosa.

    Ric.

  4. Pubblicato 28 ottobre 2011 alle 15:31 | Link

    Jacopo, forse si, ma anche no mi verrebbe da dire…
    Alla fine l’unica credibilità rimane la firma dell’autore, che credo si conquisti spazio – e quindi autorevolezza, credibilità, appunto – solo con una scrittura sana e trasparente. Va da sé che è importante quantomeno “far capire” quando e come si beve, magari con chi lo fai (quando c’è confronto), ma se dovessimo puntualizzare ogni volta ogni aspetto estrinseco alla degustazione, allora sì che si rischierebbe di essere fraintesi. Nel bene e nel male. Un saluto carissimo.

  5. Pubblicato 28 ottobre 2011 alle 16:08 | Link

    Sisi, sono d’accordo. Ma se se il lettore non conosce quella firma? Non è meglio fornire più informazioni possibili?

  6. Pubblicato 29 ottobre 2011 alle 09:58 | Link

    Senz’altro. Con equilibrio. :-)

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