in Assaggi, Toscana

Montevertine, Le Pergole Torte 2004

Se domani mi chiedessero di fare assaggiare il sangiovese a, non so, un essere umano poco avvezzo a questioni enoiche probabilmente inizierei a parlargli del Brunello, ma gli farei assaggiare Le Pergole Torte, magari con qualche anno sulle spalle. Sbaglio? Forse, ma non ci posso fare niente. Quando si parla di Toscana e di sangiovese il mio pensiero vola veloce nel cuore del Chianti Classico, a Radda e a Montevertine.

Il 2004 non fa eccezione, c’è carattere e profondità. Ma sono tratti leggeri, si librano con delicatezza senza mai apparire eccessivamente pesanti. E’ meraviglioso. Il colore? Denso, mai lucente ma di grande fascino. Ricorda la consistenza di una stoffa pregiata. Il naso? La complessità è tutta qui, nel definire al meglio uno spettro olfattivo molto didascalico, sangiovese all’ennesima potenza. Accenni floreali, impreziositi da un leggero affinamento in bottiglia. Note più fruttate, mature, calde. Ma anche spezie nobili ed una punta tabacco. E poi la bocca, avvolgente ed elegante, magistralmente definita per equilibrio ed armonia.

Buonissimo, a dire poco, per un’annata che adesso comincia a dare il meglio di sé. Da bere. E da ribere, siempre.

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Commento

  1. in effetti condivido che questo vino è davvero una magnifica espressione di Sangiovese, (fuori montalcino)
    ma per dirla tutta trovo molto espressivo e tipico anche l’intramontabile Chianti di Castell’in Villa

  2. Per quante valide espressioni di Sangiovese si possono reperire (e Castell’in Villa è un autorevole esempio), la genesi e la storia di Montevertine sono un mondo a parte nell’ambito dell’intero panorama enologico italiano del dopoguerra, e si identificano in Sergio Manetti, personaggio che si muoveva anni avanti a tutti gli altri, con intuizioni che hanno fatto scuola (non ha mai voluto che il suo gioiello Pergole Torte fosse classificato come Chianti, pur essendolo di fatto) ed uno spessore culturale ancora oggi insuperato.
    Ebbi la fortuna di conoscerlo alcune decine di anni fa, quando la strada verso l’azienda era sterrata, con una pendenza finale da brividi (c’era un cartello con la dicitura “mettere la prima”!) e ne conservo un ricordo intensissimo, così come è grande l’emozione nel bere tutti i vini che l’ottimo Martino, sulla scia di cotanto padre, produce con amore e dedizione assoluta.

Webmention

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