in Degustare come atto pratico

Il Pecorino di Offida (il 2010, nello specifico)

Allora la trasferta ad Offida dello scorso weekend è stata anche l’occasione per una degustazione, domenica mattina, di circa venticinque pecorino. E guardate, avevo anche cominciato a scrivere un post fatto di impressioni ed osservazioni ma, dopo solo poche righe, ho capito che avrei fatto prima a rimandarvi all’impeccabile report di Mauro Erro. Lì c’è davvero tutto.

Volendo fare un brevissimo riassunto di quello che avrei scritto, aggiungo solo che si, si può parlare di un tratto comune nel Pecorino DOCG di Offida. Vini non aromatici ma comunque caratterizzati da una certa ricchezza espressiva, da una certa acidità (niente di particolarmente tagliente, chiaro) e da una vaga sensazione di dolcezza, quasi ad ammiccare all’assaggiatore (ecco, a questo punto ci sarebbe da aprire una parentesi su quanto scritto rimandi immediatamente al trebbiano spoletino, anche se questo ha una struttura diversa, più incisiva nell’esprimersi).

I nomi che mi sono segnato, una volta scoperte le etichette, sono: il “Rugaro Gold” della Cantina dei Colli Ripani, il “Villa Piatti” di Collevite, il “LiCoste” di Domodimonti, San Filippo, il “Kiara” di San Giovanni.

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Commento

  1. Un pecorino non ”tagliente”,che sa di ”tropicale”, che sa solo di alcool e per di più prodotto vicino al mare, mi sa di tutto ma tranne di pecorino.

  2. Mineralità e acidità credo siano i tratti distintivi del vitigno, molto più espressivo al gusto che all’olfatto. La mia impressione è che si cerchi in qualche modo di compensare soprattutto la seconda, per non sbilanciare troppo verso le parti dure. Io credo che sia un vitigno versatile, di cui sono possibili interpretazioni estreme, vedi Iosonogaianonsonolucrezia ’09 (ma io preferisco le edizioni precedenti proprio perchè più estreme), o più lineari come il Kiara sopracitato. Ecco appunto vedo una tendenza ultimamente ad evitare interpretazioni di carattere forte e più una ricerca di strumenti per alleggerire l’impianto. Le degustazioni offidane mi hanno confermato ciò. A me sono piaciuti (proprio perchè cercano di coniugare carattere e bevibilità), il Pecorino ’10 di Pasqualino Damiani, il Pistillo ’10 di Poderi S. Lazzaro e Altissimo ’10 di Cherri, oltre a sei o sette rossi che pure quelli meriterebbero citazioni.

  3. I pecorini degustati in linea di massima sono tutti validi, va detto che il” Montemisio” della cantina “CANTINE di CASTIGNANO” rispetta la tipicità con le sue vigne pedermontane a Montemisio nei pressi del comune di Rotella (AP), mentre quasi tutti gli altri vigneti sono collinari con influenza marina.