Collecapretta

Come forse alcuni di voi ricordano di tanto in tanto ho riportato qui sul blog il testo della mia rubrica mensile su Piacere Magazine, Fast good. In particolare quando era particolarmente inerente a faccende, come dire, vinose. Sul prossimo numero, quello di settembre, ho scritto di Collecapretta, cantina apparsa qui più e più volte. Questa è una panoramica, un riassunto volutamente poco tecnico ma che (credo) rende un po’ l’idea del lavoro di anna e Vittorio Mattioli. Il passo successivo, se interessati, è quello di andare a trovarli in cantina. I bianchi citati si riferiscono tutti alla vendemmia 2010 (hey, assaggiateli, è stata una bella stagione) ed i rossi alla 2009. La foto qui sopra è di Luigi Cremona.

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Mi si faceva notare che negli ultimi mesi questa rubrica ha nominato più di una volta una piccola cantina sconosciuta ai più, Collecapretta. Vero. Veniva spesso affiancata a nomi ben più noti della viticultura regionale per l’assoluta qualità della sua produzione e l’autore era certo di fare cosa gradita nel consigliarla senza esitazione. Ma una cosa sono i vini nell’unicità dell’assaggio, certamente buonissimi, un’altra la narrazione di una realtà e del suo contesto, condizione necessaria (e spesso fondamentale) per cercare di capirli fino in fondo.

Collecapretta quindi. La località è quella di Terzo la Pieve Alto, non lontano da Spoleto, quando la strada comincia ad arrampicarsi verso la cima del Monte Martano. La casa quella di Anna e di Vittorio Mattioli, gli artefici di questi vini che un amico una volta definì “magici prima di essere veri”. Ma non è sempre stato tutto come oggi, molto cambia con la vendemmia del 2006, quando dalla cantina cominciano ad uscire le prime bottiglie. Prima il vino veniva infatti venduto rigorosamente sfuso, come qui si era sempre fatto e come anche oggi si continua (in parte) a fare. Una piccola grande novità che ha permesso a Collecapretta di varcare molti confini e di arrivare fin dove prima non era possibile. L’approccio, tanto in vigna quanto in cantina, è rigoroso. Il rispetto totale dei cicli naturali e la totale assenza di erbicidi, pesticidi e di diserbi anticipano una vinificazione senza alcun intervento. “Cantina aperta” recita la grande targa all’ingresso. Niente di più vero, l’accoglienza qui è una cosa seria, Anna e Vittorio non vi negheranno mai un sorriso e qualche minuto del loro tempo. Andare a trovarli vale lo spostamento, eccome. Per scoprire che il vino è parte di un ecosistema più vasto, non a caso le etichette parlano chiaro: “Vittorio Mattioli, agricoltore e poi vignaiolo in Terzo la Pieve”.

Infine, i vini. L’autore ha un debole per il “Vigna Vecchia“, un trebbiano spoletino di rara luminosità. Al suo fianco il “Terra dei preti“, un vino bianco macerato sulle bucce dal sapore arcaico, intenso e a tratti struggente. La malvasia, o “Buscaia“, è didascalica nell’esprimere il varietale e nell’affiancarlo a note minerali e salmastre. E il greco, o “Pigro delle sorbe“, caldo ed avvolgente.

Il “Rosato di casa Mattioli“, da uve ciliegiolo, nonostante il grado alcolico esprime forza e tattilità, ma con delicatezza. Tra i rossi il “Galantuomo“, una barbera profonda e dinamica, capace di sfidare le migliori espressioni piemontesi grazie anche ad una bevibilità mai stanca. E poi il sangiovese, “Le Cese” nella sua impronta tradizionale è capace di raccontare tutta l’eleganza contadina dei suoi artefici. “Il Burbero” è più profondo, a tratti surmaturo, il “Merlo nero“, da uve merlot, è intimo e generoso. Il ciliegiolo, o “Lautizio“, è fresco e piacevolissimo, in particolare a tavola, d’estate.

Collecapretta quindi. Anche perchè dietro ogni bicchiere spesso si nasconde un mondo intero, specialmente in questo caso.

Azienda Agricola Collecapretta
Loc. Terzo la Pieve Alto, 70 – Spoleto (Pg)
www.collecapretta.it

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Articoli, Umbria | Tag: , , , | Commenta

10 Commenti

  1. Pubblicato 1 settembre 2011 alle 12:06 | Link

    E’ tanto che voglio passare da quelle parti. Se decido di andare mi fai da Cicerone?

  2. Pubblicato 1 settembre 2011 alle 12:06 | Link

    Quando vuoi. Più che volentieri.

  3. Pubblicato 1 settembre 2011 alle 12:23 | Link

    incuriosito moltissimo sia dal “Vigna Vecchia” che dal “Lautizio” . . . eh direi che un Cicerone non dispiacerebbe neanche a me!

    ;-)

    Ric.

  4. Pubblicato 1 settembre 2011 alle 12:36 | Link

    ps. Non sapevo che curassi una rubrica su Piacere Magazine, che bella sorpresa! Conosco la rivista sin dai primissimi tempi anche se è da molto che non ho il piacere di sfogliarla.

    Ric.

  5. Pubblicato 1 settembre 2011 alle 12:37 | Link

    Ah ma dai. In realtà e parecchio tempo, da giugno 2008. ;)

  6. Pubblicato 1 settembre 2011 alle 13:23 | Link

    sì sì, me la fece conoscere mia zia, che è amica di Luca Brustenghi. Ora non ricordo con precisione da quant’è che non l’ho sotto mano, ma di certo da prima che tu ci scrivessi, altrimenti me ne sarei ricordato.
    Benissimo, un motivo in più per cercarla la prossima volta che torno in Umbria!

    Ric.

  7. Giovanni Corazzol
    Pubblicato 1 settembre 2011 alle 15:00 | Link

    ci sono stato purtroppo velocemente. non ho sotto gli occhi l’annata, ma pur trovandoli davvero eccellenti (in particolare il sangiovese) ho avuto quasi la sensazione che nel vignavecchia gli zuccheri non fossero completamente risolti. boh. però, come si dice, avercene.

  8. Pubblicato 1 settembre 2011 alle 15:01 | Link

    E sul Vigna Vecchia hai ragione, ti riferisci sicuramente al 2009. Il 2010 invece è una lama. :)

  9. Maurino
    Pubblicato 3 settembre 2011 alle 11:56 | Link

    Bravo Jacopo!!! FAi bene a parlare spesso di Collecapretta se lo meritano proprio!!! Oltre ai buonissimi vini ci sono pure gli insaccati (salame e salsicce secche su tutti).Io aggiungerei oltre che agricoltore e poi vignaiolo anche norcino. Veri e propri artisti dei sapori “perduti”. Tra poco inizieranno a vendemmiare ed io mi faro` trovare li pronto ad aiutare!

  10. fra ri
    Pubblicato 3 settembre 2011 alle 22:35 | Link

    Somiglia molto allo stile che avevano prima le cascine italiane, si produceva un pò di tutto in casa.

4 Trackbacks

  1. Scritto da A cena con i terroiristi | enoiche illusioni il 24 gennaio 2012 alle 13:31

    [...] vini di Collecapretta, di Cantina Margò, di Marco Merli e (credo) di [...]

  2. [...] non è così, e gli esempi si sprecano (a proposito, un giorno scriverò qualche riga sul merlot di Collecapretta, qui in Umbria; un vino che viene da viti piantate oltre sessant’anni fa e che sembra aver [...]

  3. [...] nei Colli Martani, “Le Cese” (anche nella versione “Selezione”) di Collecapretta, nello [...]

  4. [...] un guizzo che lì non c’era. Per maggiori informazioni citofonare Antonelli, Bea, Collecapretta, Pardi, Tabarrini. E sono solo i primi nomi che mi vengono in [...]

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