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Mai una volta mi facciano lo scontrino

Questo non è un blog che si occupa di politica e tantomeno di economia. Mi perdonerete quindi se, solo per questa volta, mi permetto di far entrare prepotentemente su queste pagine uno dei temi più di attualità in questo periodo: l’evasione fiscale.

Io credo fortissimamente che il problema riguardi tutti noi e non solo chi evade più o meno esplicitamente. Credo davvero che nel momento in cui, come consumatori, accettiamo di pagare qualcosa in nero, tanto il caffè al bar quanto l’idraulico, il dentista, lo spazzacamino o chi vi pare, contribuiamo all’inevitabile declino di questo paese (a parte che in quel momento esatto, quello in cui non ci viene emesso uno scontrino, l’esercente evade le tasse e noi, consumatori, evadiamo l’iva). Voglio dire, fino al momento in cui non ci convinceremo che tutti i comportamenti collettivi di cui odiamo leggere sui giornali sono la perfetta conseguenza dei comportamenti dei singoli, quindi anche nostri, non andremo da nessuna parte.

La mia particolarità (che poi in realtà è una cosa normalissima) è che come libero professionista offro servizi alle aziende, e non prodotti. Questo significa che nel mio lavoro non esiste la possibilità di evadere un solo euro. E’ tutto lì, tutto fatturato. Poi, come consumatore e come indole personale, sopporto poco chi non mi emette una ricevuta fiscalmente valida a fronte di quello che acquisto. Certo, anche qui ci sarebbe da aprire una parentesi visto che uso pochissimo il denaro contante, è raro abbia in tasca più di venti, trenta euro, e acquisto quasi esclusivamente con bancomat (forse una delle cose che potrebbe aiutare a risolvere il problema).

Tutto questo per dire cosa? Guardate, ci ho pensato ieri dopo essere uscito da una cantina, mai una volta mi facciano un scontrino. Dalla Sicilia all’Alto Adige, di tutte le categorie professionali con cui sono in contatto i produttori di vino sono in assoluto quelli che nella vendita al dettaglio tendono a chiudere un occhio, come se fosse una cosa ovvia.

Bene, non lo è, e da oggi ho deciso chiederò sempre lo scontrino. E se mi diranno che “bhè, allora le bottiglie costano qualcosina in più” li manderò serenamente a quel paese.

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17 Commenti

  1. Ma no, guarda. E’ solo una considerazione del fatto che in genere tendiamo sempre a guardare al giardino del vicino, ma se non cominciamo noi ad avere comportamenti (in questo caso fiscalmente) corretti non andremo davvero da nessuna parte.

  2. Caro Jacopo,
    Giusto ieri ho avuto la visita di controllo come azienda “sorteggiata” conclusa con esito positivo e ti garantisco che hanno controllato bene registri e giacenze, uve, vigne, vasche, botti, botticelle e bottiglie…
    Dato che come azienda vitivinicola siamo tenuti a denunciare uve, rese, ettolitri di mosto, vinacce, fecce ed infine bottiglie prodotte per ciascun formato e che tutto questo viene verificato più volte durante l’anno dagli organi competenti io non capisco come si possa vendere senza scarico fiscale.
    Le aziende come la mia non hanno l’obbligo di emissione di scontrino, ma tengono un registro fiscale sul quale annotano ogni bottiglia che esce dalla cantina, ogni che significa venduta, rotta, persa o regalata e su tutte paga le sue tasse.
    Pensa che sono registrate anche le bottiglie per il mio consumo personale (le battute si sprecheranno)…
    Da quest’anno poi, oltre al fatto che io già numeravo le bottiglie e quindi mi auto imponevo un controllo in più, abbiamo le fascette di stato numerate.. puoi quindi immaginare davvero quanto sia impossibile vendere senza denunciare al fisco.
    Per completezza è giusto anche dire che ci autofatturiamo le bottiglie omaggio e quindi ci paghiamo sopra le tasse come previsto dalla legge.
    Detto questo, fai bene a chiedere, se non lo scontrino anche solo una ricevuta fiscale per assicurarti che chi ti vende il vino lo scarichi dai registri ( e quindi lo abbia nei registri ) perché oltre alla correttezza morale e civile, scongiuri anche chi froda i controlli con dichiarazioni mendaci e imbottiglia frodando anche il cliente, ciò che non dovrebbe aver prodotto svalutando e rendendo inefficace il sistema dei tetti di produzione e di conseguenza inflazionando la denominazione.
    Un abbraccio
    Paolo

  3. A me invece curiosamente succede l’opposto. Faccio sempre la ricevuta fiscale per le vendite in cantina, e spesso, direi una su due, anche senza richiesta di sconto e’ il cliente a propormi di non farla (io la faccio, come diceva paolo, anche per l’autoconsumo, dove poi pago persino l’IVA).
    Perche’ questo? La mia spiegazione e’ che l’italiano, in quanto poco abituato ai doveri della vita collettiva, scambia l’evasione fiscale ai danni della collettivita’ tutta con un tentativo di acquisire un credito di amicizia. Con quei 20-30 euro che non ti faccio pagare allo Stato, mi compro un po’ della simpatia e complicita’, che in Italia sempre contano di piu’ del merito. Hai visto mai.
    Poi dopo tutti a lamentarsi dell’evasione. Siamo un popolo strano.

  4. Fantastico. Anche io non ho mai capito in base a quale strano ragionamento, più c’è “intimità” con il commerciante più il cliente tende a dire che lo scontrino “non serve”. Come se gli stesse facendo un piacere.

  5. Dai non posso crederci ….

    Il ragionamento che sottende a questo comportamento è di una semplicità sconvolgente proprio perché evidenzia con ancora più forza l’italico senso civico..

    “Se non lo posso scaricare che te lo chiedo a fare, è un fastidio, un pezzo di carta da gestire, anzi, devo pure fare lo sforzo di liberarmene, quindi, visto che non mi serve a niente, ma a te ti fa risparmiare l’IVA faccio lo splendido e non te lo chiedo”

    Come scrivevo prima ed ha ben evidenziato anche Gianpaolo, noi le ricevute le facciamo anche quando il cliente non le vuole.. al limite la copia cliente la si butta, ma noi la nostra la registriamo…

    Guarda, per rafforzare la cosa, io ho un cliente che quando compra per se si ostina a non volere la ricevuta e io la faccio di nascosto per me, quanto compra per lo studio altroché se la vuole.. solo perché la scarica.. tutto li

    Ciao
    Paolo

  6. penso siano gli unici 2 produttori che la facciano (cmq vorrei vedere dal vivo quanto sia veritiero) ad ogni modo Paolo ha scritto

    “Le aziende come la mia non hanno l’obbligo di emissione di scontrino, ma tengono un registro fiscale sul quale annotano ogni bottiglia che esce dalla cantina, ogni che significa venduta, rotta, persa o regalata e su tutte paga le sue tasse.”

    e da quel che mi risulta quel registro lo compilano tutti!

  7. @ Riccardo,
    Ma no guarda che di gente onesta c’è n’è più di quanta si pensi, soprattutto nelle imprese, soprattutto quelle che hanno tutto alla luce del sole come le nostre..

    Vero che quel registro va compilato da tutti, per quello affermo che è dura vendere sotto banco e sono portato a pensare che anche quando non ti danno lo scontrino la vendita venga comunque registrata legalmente.

    Affermo però anche che è buona cosa chiedere almeno la ricevuta fiscale per assicurarsi che il produttore non abbia fatto saltar fuori delle eccedenze rispetto al dichiarato che non dovrebbero esistere e che sono figlie di un modo di pensare di altri tempi, tempi che sono finiti e che non hanno mai avuto ragione di esistere e che è ora di dimenticare con tutte le loro contraddizioni che non hanno fatto bene al mercato e mai lo faranno.

  8. @Riccardo. Non ti resta che venire a provare di persona, vieni in incognito, con gli occhiali da sole e barba finta, manda i tuoi amici. E poi, se non e’ come dico io, ti regalo mille euro di vino.

  9. Per dovere di cronaca: una ventina di giorni orsono ho visitato Vajra e ho comperato qualche bottiglia: mi è stata fatta la ricevuta senza necessità di chiederla.
    Le persone oneste esistono.

  10. ammetto che di vino ne compro poco e il 90% mi viene regalato come campione però non ho mai visto nessuno fare una ricevuto. Allo stesso tempo, gestendo pure io una cantina, so che il registro dev’essere compilato e le eccedenze, visti anche i registri di cantina, è difficile farle risultare… non volevo ovviamente criticare od offendere nessuno, sia chiaro!

  11. comunque Jacopo è un classico anche a bottega, le cose stanno come dice Gianpaolo, un cliente su cinque normalmente quando ti vede armeggiare col registratore di cassa dice “non farmi lo scontrino!” – Evidentemente la questione non è proprio chiara. Io, che lo faccio lo stesso, dico cose tipo “ma no, facciamo felice Tremonti” o robe così. Per vedere la loro faccia. Resta il fatto che è normale, per molti bar, non emettere scontrino col caffè, non ti dico che giramenti.
    Comunque, nello scorso anno, ho avuto due “appostamenti” (c’è scritto così nel verbale) dell’Agenzia delle entrate, da me. Due verbali di fila “tutto OK”. Mah.

  12. Hanno ragione Paolo, Gianpaolo e Riccardo.

    Le aziende vinicole sono sorvegliati speciali. Produci 100 di uva? Non puoi avere più di 70 di vino. Ti arriva un controllo e in cantina hai 50, allora il 20 l’hai evaso.

    E’ impossibile per noi evadere, se non compri senza fattura e vendi senza fattura. Ma chi produce in proprio, non lo fa. Che ti batta lo scontrino o no, il vino lo deve scaricare.

    Diverso è l’esercente, che cerca di comperare in nero per abbassare gli studi di settore. Hai comperato 70 in fattura, paghi le tasse per 70. Hai comperato 20 in fattura e 50 li vendi senza ricevuta, beh, paghi le tasse per 20. Anche se gli studi di settore ti dicono un po’ loro quanto devi aver lavorato, anche quando non si lavora. Quindi, a che serve battere gli scontrini se viene deciso dall’Agenzia delle Entrate quanto un negozio di 30 mq. deve fatturare durante l’anno?

    Poi ci sono gli esercenti che comprano il vino a 5 euro + iva e vendono il calice a 2 euro. Quando cercano di acquistare in nero, pretendono di non pagare l’iva. Se gli dici che non si può allora si offendono. Ma la mia domanda è: se riuscissi a darti il vino in nero, quindi a 5 euro senza iva, tu venderesti sempre il calice a 2 euro oppure scorpori l’iva?

    Chi ci rimette con l’evasione e quasi sempre e soprattutto il consumatore.

  13. Grazie Stefano, il tuo intervento è più che gradito ed in un certo senso illuminante. Sicuramente per molti, tanti, forse la maggioranza, la realtà è quella che tu descrivi.

    Tra l’altro colgo l’occasione per chiedere ai produttori intervenuti un chiarimento: più di una volta ho visto in occasione di fiere o di banchi d’assaggio staccare le fascette rosa delle doc e delle docg dalle bottiglie finite per tenerle da parte (dall’apposita busta al portafoglio). Perchè? E’ un modo per riutilizzarle o solo per registrare quello che è uscito dalla cantina?

  14. Circa le fascette a me non è mai successo di vederle raccogliere dopo la degustazione. Penso che in questo caso servano a frodare, ovvero a fascettare bottiglie non certificate.

    Tornando alle tasse inoltre, le aziende agricole, non fanno bilancio e pagano le tasse fisse in base al reddito domenicale dei vigneti. Quindi anche se non fatturi paghi le stesse tasse.

    Eccezione fatta per il lavoro conto terzi, dove le tasse non sono in base agli utili ma in base ai fatturati. Quindi, devi guadagnare. Se fai un lavoro al costo per un amico/collega (filtrazione, spumantizzazione, imbottigliamento) paghi lo stesso le tasse e, in questo caso, secono me, sono davvero alte.