in Assaggi, Trentino-Alto Adige

Redondél, il teroldego e le parole che (forse) ci rappresentano

Le vacanze alle spalle, il caldo, l’ufficio, centomila cose da fare e poco tempo per finirle. Insomma, uno shock. Ma anche il piacere di ritrovare una certa quotidianità, la pausa caffè, il quartiere, l’aperitivo di stasera, il rivedere tanti visi amici.

Cosa c’entra? Niente, mi andava solo di riprendere il filo da qui, dopo oltre tre settimane passate tra mare, campagna e montagna. E poi il feed reader, letteralmente pieno zeppo di cose interessanti da leggere, per dire è proprio di questa mattina un post di Fiorenzo su Intravino di quelli che avrei voluto scrivere io, il primo spunto era venuto anche a me dopo averne letto un altro di Fabio Rizzari dell’Espresso. Riassumendolo: nel comunicare il proprio lavoro meglio parlare con le proprie parole, meno definizioni uscite da un manuale di marketing e più sudore (circa).

Il secondo spunto, immediatamente successivo, veniva dalla brochure qui sopra. Un manifesto che in undici punti racconta molto più di quanto tantissime altre realtà in molti più caratteri non riescano a fare. Che in fondo più del dove e del come spesso non si risponde ad una domanda fondamentale. Perchè. La cantina si chiama Redondél ed è una piccola realtà di Mezzolombardo, Trento. Tre ettari a solo teroldego; c’è il rosato, simpatico nella sua leggerezza, ed il rosso, appena ruvido e profondo. Sicuramente affascinante nel coniugare una certa complessità ad una grande beva.

Poi certo, è tutto un discorso di verità ed ognuno ha la sua. Ma ci sono verità e verità, ed alcune sicuramente sembrano più vere di altre.

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