in Assaggi, Umbria

Il grechetto di Milziade Antano

Qui il grechetto lo fanno tutti. I mean, davvero tutti. Ecco che quindi si trovano in commercio interpretazioni molto diverse, se non a volte opposte. In particolare in Umbria ci sono due cloni (per i più tecnici, il g5 e il g109). Uno è limitato alla zona di Todi, l’altro invece è più diffuso e contribuisce a quasi l’interezza dei vini bianchi della regione.

In purezza, quando viene dai Colli Martani (la zona di Montefalco per intenderci) è spesso profumato, leggero, un po’ scarico nel colore e caratterizzato da una buona acidità. Un vinello? Spesso si, però di gran beva se freddo al punto giusto. Poi però capita di imbattersi in quello di Milziade Antano e le cose, bhè, si fanno quantomeno più sfaccettate. Perchè se è vero che alcune delle caratteristiche sopracitate sono presenti è anche vero che vanno portate all’ennesima potenza. Un vino convincente anche nel colore, molto più carico dei suoi fratelli. Dal naso ampio, avvolgente, piacevolissimo nel coniugare i sentori più tipici (pera? mela?) ad un corredo fatto di agrumi e di una leggera mineralità. E poi in bocca è quasi grasso, riempie il palato nel suo essere a tratti ruvido ma di grande scorrevolezza. Chevvelodicoafare, un bicchiere tira l’altro. Aperitivo di spessore, d’estate.

Da non mancare, in particolare per farsi un’idea più chiara sulla tipologia.

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11 Commenti

  1. che bel vitigno, m’è sempre piaciuto e fa sempre piacere sentirne parlare (e sentirlo parlare, in bocca). .forse dirò un’eresia ma, in alcune interpretazioni particolarmente dotate di acidità e mineralità, mi ricorda alla lontana alcuni vermentini.
    Sai se a Colleallodole utilizzano indistintamente i due cloni (viste le costanti ricerche scientifiche si finirà per parlare, forse, di due varietà diverse?) come un tempo o se si sono concentrati su uno dei due?

  2. Bè almeno visivamente i due grechetto sono diversissimi, forse l’unica cosa che li accomuna è l’acino e la vigoria altrimenti foglie,grappolo,quantità di uva prodotta,vino che ne deriva ecc ecc sono due cose opposte.

  3. in effetti potrebbe esserci una commistione dei due cloni e del resto non sarebbe certo cosa strana in Umbria – anzi! – visto che solo da pochi anni si è cominciato a fare chiarezza (ahimè non ancora defintiva) sull’origine del Grechetto (o sarebbe meglio dire i Grechetti ?) umbro dal punto di vista genetico. . .anche se la primaria suddivisione nei due cloni g5 e g109 mi sembra risalga ad almeno 30/35 anni fa.

    Ric.

  4. ed il g109, se non ricordo male, alla grande famiglia dei Greci.
    Ricordo però pareri discordanti proprio sul g109. Lessi infatti tempo fa di sue vicinanze con il Greco di Tufo (ma da altre parti trovai invece similitudini con il Maceratino, assimilato quest’ultimo prima appunto alla famiglia dei Greci, poi ai Trebbiani) ed in tempi più recenti ed anche per lo stesso g5 di accostamenti alla medesima famiglia dei Trebbiani.

    Un bel po’ di confusione quindi . . anche considerando che alla famiglia dei Trebbiani è stato recentemente avvicinato molto il Verdicchio, tanto da essere ritenuto – da alcuni – quasi una sottovarietà di questi.

  5. . . .comunque, per tornare al vino . . .mi hai messo una gran voglia di provarlo.
    Lo trovassi dalle mie parti sarebbe un’ottima cosa!

    😉

  6. non vorrei dire una fesseria, ma se ben ricordo quello studio di Arusia è di qualche anno fa poichè mi fu molto utile in passato per un progetto (poi purtroppo naufragato) di sperimentazione clonale sul Trasimeno. Comunque è molto interessante.
    Dovrei avere, credo, qualche altro documento simile sui vitigni umbri: se la memoria non m’inganna e lo/li trovo te lo/li mando.

    😉