in Parlo da solo

Dalla parte dell’enotecaro, cosa non fare

No ma guardate, alla fine non sta a me giudicare. Anzi, credo che ognuno sia libero di lavorare come meglio crede, tanto a farla da padrone è sempre e comunque il mercato. E il mercato, definitivamente, non è rappresentato da clienti esigenti (insopportabili?) come il sottoscritto.

Il fatto è che stavo ripensando a quanto successo la settimana scorsa in un’enoteca della costa toscana, provincia di Grosseto. Io entro spedito e, senza tanti giri di parole, chiedo se c’è qualcosa di Massa Vecchia (si, la cantina era anche relativamente vicina, ma ci eravamo già sentiti e non era possibile passare, quel giorno). Dovevo andare a cena da amici e ci tenevo a portare il loro bianco. O il rosato. Magari anche un rosso. Insomma, sapevo che un loro vino sarebbe stato apprezzato. L’enotecaro mi guarda e mi dice che “no, non lo tengo più“. Subito dopo aggiunge che potrei prendere “un altro bianco importante, quello di una piccola (!) cantina umbra: il Grecante di Caprai“. Oppure, dopo il mio involontario e sconcertato silenzio, “il Cervaro della Sala di Antinori“.

E attenzione, alla fine mi ha consigliato due ottimi vini. Ma se io sono entrato chiedendo una bottiglia prodotta a chilometri non più di venti (e sicuramente piuttosto riconoscibile, almeno nell’approccio e nella vinificazione, senza stare a tirare in ballo il termine “naturale”) possibile che gli siano venuti in mente due vini umbri? No dico, umbri.

Morale? Non lo so, come dicevo non sta a me giudicare. Ma nella mia testa l’enotecaro è quello capace di consigliarti, di capire le tue esigenze per indirizzarti nella selezione che è stato capace di crearsi lungo il suo percorso. Esattamente l’opposto di quello che è successo lì, a due passi dal mare.

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25 Commenti

  1. Oppure c’aveva la cantina piena del mattone della Sala e di Caprai.. : )
    Un pò scherzo, ma anche no.. e comunque sono d’accordo con te, come spesso accade.
    Ciao
    Daniele

  2. Ciao Jacopo. Mi spiace anzitutto per l’accaduto. Già molto aver trovato un’enoteca…

    Per mia fortuna, conosco direttamente l’anima di Massa Vecchia e abbastanza i loro prodotti. Difficilissimo trovare il loro bianco anche in noti caveau. Figuriamoci presso un’enoteca della Maremma grossetana. Sara’ forse uno dei tanti feedback riscontrabili dopo il decollo del team Maremma wine shire? Io preferisco andare in cantina, anche perché parlare con Francesca e vivere i profumi, i colori e le sensazioni in Massa Vecchia e’ solo emozionante.

    Addendum: in azienda, dietro appuntamento, potresti trovare il bianco (so che lo custodiscono gelosamente nella loro personale cantina e se riesci a vincere la loro resistenza magari potresti accaparrarti almeno una bottiglia) più facilmente il rosato (strepitoso) e senza difficoltà i rossi.

    Piacevolissimo proseguo,
    Bf

  3. Poi ti credo che, quando entra un cliente in enoteca e tu gli chiedi “Serve aiuto?” quello ti guarda sconcertato e pensa “Questo mi vuole fregare!!”, a Roma (prima che aprissi la mia enoteca) e quindi giravo con la mia solita aria trasandata chiedevo un vino (che puntualmente non avevano) e te ne dovevano rifilare a forza un altro!!Una volta chiesi la Ribolla (1997 mi pare)di Gravner in una famosa enoteca capitolina (l’avevo vista tempo addietro) ed il commesso mi rispose “Non ce l’abbiamo più ma se vuole abbiamo ancora il bianco di Cantina Terlan del 1997”, risposi conoscendo quel vino ovviamente “Curioso che una cantina sociale dell’Alto Adige faccia Ribolla” e lui sorridente mi disse”Ma no, non è ribolla è chardonnay ma sono tutti e 2 del 97!!”ed io pensai “di certo anche il prezzo!!”praticamente mi voleva rifilare un vino comunque di un costo pari a quello che gli avevo chiesto anche più alto, salutai e non ci misi più piede per vari mesi!!Tutto ciò, io cerco di evitarlo accuratamente!!

  4. vivendo in un città turistica posso solo dire che dall’enoteche non mi aspetto consigli, casomai sovraprezzi. però certo mi aspetto assortimento dei prodotti del territorio

  5. Mi sembra una situazione assurda.

    La richiesta del Bianco di Massa Vecchia e, in sua assenza, la proposta di un Grecante della ‘piccola’ Arnaldo Caprai è sintomatico dell’assenza di passione, crescita culturale legata all’esperienza, sensibilità: nessuna coincidenza territoriale, uvaggio, vinificazione. Niente.

    Dunque? Spetta a chiunque giudicare, credo sia imprescindibile.

  6. Credo che la mia Maremma – generalizzando – sia una delle zone più ardue in cui vendere vino ad enotecari e ristoratori. Con tristezza noto che più dei vini, da loro vengono apprezzati i venditori che offrono luuuuunghe dilazioni nei pagamenti. Alla faccia del km zero ed altre apprezzabili considerazioni.
    Ora che è estate ed arrivano i turisti, nei ristoranti abbondano i bianchi di ogni dove (basta costino poco). Per avere gli ottimi ansonica, sauvignon, vermentino, ma anche viognier prodotti in zona, devi essere tu a chiederli. E quando ce li hanno, li paghi cari.
    Ahimé.

    Saludos.
    Ale

  7. La vicenda narrata, anziché deprimermi, mi rafforza nel convincimento che alla lunga la professionalità verrà riconosciuta. Il collega (collega?) ha dimostrato di avere delle carenze non tanto nel suo essere commerciante (perché comunque ha venduto), quanto nella sua preparazione. Massa Vecchia per dimensioni, filosofia produttiva e collocazione sul mercato è agli antipodi delle cantine che producono i due vini proposti in alternativa. Purtroppo, per un negozio basta esporre qualche bottiglia di vino per scrivere nell’insegna “ENOTECA”. Ecco perché noi della Vinarius orgogliosamente esponiamo il marchio associativo. Ed ecco perché noi puntiamo soprattutto sulla crescita professionale e sulla formazione degli associati e dei loro collaboratori. Debbo dire però che anche lei non è indenne da errori. Di fronte a cotanta ignoranza non ha abbandonato il negozio e riportando la vicenda sul suo blog ha generalizzato scrivendo di “costa toscana, provincia di Grosseto”. Ora, io capisco che non volesse fare il nome (ma perché no, poi?) del negozio, ma nemmeno dare la sensazione (confermata negli interventi di Bruno Forieri e Zaira) che in quella zona non ci siano enoteche o siano tutte al livello di quel negozio. Ecco, questo intanto non corrisponde al vero e inoltre dispiace, anche perché un consumatore avveduto ed informato come lei non dovrebbe avere bisogno di entrare spedito in un’enoteca qualsiasi.
    Con molta cordialità,
    Francesco Bonfio
    pres. Vinarius

  8. Ciao Francesco e grazie per il tuo lungo intervento. Due cose: in realtà lì non ho trovato niente (capita) e, per quanto io possa essere informato ed avveduto, sono entrato per curiosità, cosa che in effetti capita piuttosto spesso. Non avrei dovuto? Non credo, un po’ per l’oggettiva impossibilità di capire l’interezza dell’offerta dalla vetrina, un po’ perchè comunque un diverso approccio (dell’enotecario) avrebbe potuto farmi scoprire magari qualche cantina che non conoscevo. E’ stata la sua mancanza di sensibilità, il suo essere incapace di capire le mie esigenze che mi ha spinto a non prendere niente. Sono però certo che tanti altri sarebbero stati capaci del contrario, ci mancherebbe.

  9. Sono anche io, come Francesco, un enotecario Vinarius: che cosa aggiungere? che non è sempre facile decodificare le esigenze del cliente. Se mi chiede una ribolla Gravner del 1997, che ho terminato, che cosa controproporre? un bianco del 1997 (magari deve festeggiare un anniversario: capita sovente); un bianco di pari prezzo (deve fare figura con un vino costoso e i bianchi costosi non sono tantissimi); un altra ribolla? un altro vino importante della venezia Giulia? un vino naturale? un vino in anfora? un vino di cui si patrla nelle guide?
    Sarebbero tutte ipotesi ragionevoli, ne converrete, corrispondenti a diversi tipi di clienti realistici, esistenti: Un po’ si può chiedere, un po’ occorre indovinare sfruttando l’esperienza, il mestiere, la sensibilità. Ma occorre pur dire che esistono clienti simili a mia nonna che, quando andava dal medico, si rifiutava di comunicargli i propri sintomi, con l’argomento “se gli dico tyutto io, é troppo comodo, perché lo pagherei allora?”

  10. Non conosco l’ enotecaio e tanto meno l’ azienda in oggetto, ma essendo anch’io enotecaio non credo che l’ enotecaio voleva rifilare al cliente vini così detti scomodi, anche perchè ha citato i nomi di due ottimi vini.
    Che i vini consigliati dall’ enotecaio fossero Umbri e non Toscani, suppongo che scaturisca dal fatto che la Toscana è riconosciuta come reggione produttrice particolarmente di vini rossi e l’ enotecaio ha tirato fuori la prima cosa che gli veniva in mente per cercare di non perdere la vendita.
    Nella mia Enoteca sono esposte circa 3.500 etichette di vini del mondo di cui solo 180 circa sono Campane (la mia enoteca ha sede a Napoli) e per motivi di scuola di pensiero assolutamente personali non ho rapporti commerciali con molte realta vitivinicole Campane nonostante le riconosco valide, ma non si può avere tutto nella vita bisogna saper rinunciare.
    Forse se l’ enotecaio si fosse limitato a rispondere “non c’è l’ ho” sarebbero cambiate le cose?
    E poi, il cliente fino a quando non trova il vino esplicitamente richiesto nel frattempo non beve altro vino?

  11. Salve Rosario. Certamente no, ci mancherebbe. Io per primo quando non trovo questa o quella bottiglia sono ben felice di farmi consigliare dall’enotecario di turno. Ma *quei* consigli denotavano una mancanza di sensibilità che certamente non mi hanno invogliato all’acquisto. Tutto qui.

  12. Ottima idea menzionare anche i casi positivi, oltre alle problematiche.
    Per la cura verso il cliente (mi ha dato un sacco di informazioni anche sui produttori), l’approvvigionamento di vini ed il dispositivo di mescita sotto azoto, segnalo senz’altro l’Enoteca Scansanese tra quelle da non visitare in Maremma.
    Un bar a Grosseto, dove ho trovato non moltissimi, ma ottimi vini, prezzi onesti e sempre un buon consiglio su cosa degustare, è il “Ricasoli” nell’omonima via centrale.
    Ale

  13. Sono perfettamente d’accordo con il Presidente VINARIUS Francesco Bonfio, purtroppo oggi, sia per moda che per snobbismo e valorizzazione, la parola “enoteca” la si legge un pò su tutte le insegne(macellerie-pasta all’uovo-rosticcerie-librerie-ecc.., ma anche,in quelle che sembrerebbero delle vere enoteche),non basta avere qualche bottiglia sugli scaffali e la scritta ENOTECA, ma, occorre prima di tutto la PROFESSIONALITA’.
    Di ottime enoteche ce ne sono tante, con veri e propri professionisti che le rappresentano,
    pronti sodisfare il cliente(non sempre facile, all’altezza e capriccioso), a dare consigli, senza imporli. Solo che in questa giungla di “mangia e bevi” dove la confusione regna sovrana, si fa di tutta un erba un fascio a discapito del vero professionista il quale, senza una legge che lo tuteli, è il primo ad essere attaccato ed ovviamente penalizzato.

    Cordiali Saluti
    Giulio Vitali sommelier professionista ASPI
    Enoteca Giardini di Marzo ass. VINARIUS
    San Benedetto del Tronto (AP)