in Letterature

La guida ai vitigni d’Italia di Slow Food

Spesso ci si imbatte con colpevole ritardo in qualcosa di fondamentale. “Ad averlo preso prima“, viene da dire. Avrei per dire evitato di sostenere per troppo tempo che il Trebbiano d’Abruzzo è sinonimo del Bombino. Quando invece, cito testualmente, “le difficoltà che si incontravano nel distinguerlo nettamente dal Trebbiano toscano e dal Bombino bianco hanno portato all’iscrizione nel Registro Nazionale delle Varietà della Vite solo nel 1994“. O scoprire che il Grechetto di Todi è gemello del Pignoletto. Il Blanc de Morgex del Prié Blanc e, ma questa è più facile, che Cannonau, Grenache, Alicante, Roussillon, Gamay del Trasimeno e Tai Rosso sono tante facce della stessa medaglia.

Il volume curato da Fabio Giavedoni e Maurizio Gily è uno di quelli fondamentali. Seicento vitigni, di cui oltre a oltre la metà è dedicata una scheda mai avida di dettagli, dalla storia alla diffusione, dalla pianta al vino. E poi tutti i sinonimi, un’ampio glossario, le biografie dei più importanti ampelografi della storia.

In due parole, da avere.

Slow Food Editore, 14 euro.

Lascia una Risposta per Jacopo Cossater Cancella Risposta

Scrivi un commento

Commento

13 Commenti

  1. P.S scherzo …è ancora in fase di caratterizzazione per l’iscrizione all’albo delle varietà di uva da vino, una cosa lunga.Chissà quanti vitigni in Italia ancora sconosciuti ci sono, questi 600 sono i più conosciuti, comunque bel libro.

  2. Quello che ho recuperato io con l’arsial Lazio fino a 5-6 anni fa le piante si potevano contare su una mano nel vero senso della parola.Ma ne ho trovati altri, solo intorno alla zona dove abito credo che ce ne siano 4 o 5 vitigni sconosciuti.

  3. Forse l’Italia dovrebbe proprio puntare sul ”diverso” ogni autoctono ha la sua peculiarità(chi più chi meno) ma tutti diversi e riconoscibili perfettamente.

  4. Se ti fa piacere ho un pò di foto del vitigno su facebook, le puoi vedere tranquillamente, così vedi come è particolare il vitigno.

  5. Francesco, mi farebbe piacere.

    Antonio, lo spoletino c’è. Tra le tante cose dice che “fa parte della famiglia dei trebbiani”, che “non si hanno notizie certe sulle origini” e che “accumula lentamente lo zucchero nella polpa a cui corrisponde di solito una lenta caduta dell’acidità, solitamente piuttosto elevata”.

  6. Uno molto più preparato di me poco tempo fa durante una lezione sul Lambrusco all’Uniparma disse, testuale “se certi vitigni sono andati perduti forse c’è un motivo”.
    Tenere presente che di mestiere questo signore fa il ricercatore di vitignio perduti: mi pare assodato che non si tratti di una affermazione ideologica.

  7. I perchè sono ”semplici” ma importanti, basse produzioni,se c’è la produzione alta magari incontrano la discontinuità di produzione,bassa resistenza a malattie e virosi, molti vitigni sono difficili da coltivare nel vero senso della parola( vigoria, emissione di polloni,bassa fertilità basale,scarsa adattabilità a diversi tipi di terreno ecc ecc ecc).Però oggi visto che siamo in un era dove possiamo permetterci qualcosa in più, si ci potrebbe anche puntare e la maggior parte dei vini fatti con queste uve non lasciano indifferenti.

Webmention

  • Il Grecomusc' di Cantina di Taurasi | enoiche illusioni 1 luglio 2011

    […] direttamente dalla Guida ai vitigni d’Italia di Slow Food: “Greco Muscio, Rovello bianco e Roviello sono alcuni dei termini con i quali […]