in Campania, Degustare come atto pratico

Il Grecomusc’, sole e terra

Riprendo direttamente dalla Guida ai vitigni d’Italia di Slow Food: “Greco Muscio, Rovello bianco e Roviello sono alcuni dei termini con i quali veniva identificata questa varietà a bacca bianca recentemente riscoperta e vinificata in purezza dalla cantina Contrade di Taurasi di Sandro Lonardo (..) è diffuso in maniera molto limitata: si possono trovare pochi isolati filari o più spesso singoli ceppi sparsi all’interno di vigneti molto vecchi, quasi sempre allevati su piede franco.

L’anno scorso era stato il 2007 a conquistarmi, tanto da fare una deviazione direttamente in cantina per prenderne qualche bottiglia e scriverne subito dopo su Intravino. Quest’anno, la settimana scorsa, l’approfondimento era in seno a Vini nel Mondo, a Spoleto. Quattro annate per fare il punto, per scoprire ancora più a fondo questo meraviglioso vino bianco campano. Tra sole e terra, mineralità e luminosità, il Grecomusc’ è sempre composto, sempre in equilibrio senza perdere la tensione che lo contraddistingue. A tratti viscerale, non esprime mai un frutto sfacciato. E’ sottile, si distende lungo un ampiezza che può andare dal limone al miele, dal bergamotto al cumino. E poi ferro, gesso, a tratti zolfo. Un acidità veemente ed una freschezza pungente accompagnano un assaggio capace di rincorrersi, mai stanco, mai domo.

A voler scegliere il 2008 appare oggi in una forma smagliante, capace di regalare un’intensità mediterranea a tratti sorprendente. E poi il 2006, più delicato, capace di avvolgere e convincere. Ma è sempre un vino splendido, tra i migliori rapporti tra spesa e soddisfazione che io conosca.

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