in Assaggi, Umbria

A proposito di piccoli vitigni, il verdello

Ancora dalla guida ai vitigni d’Italia: “originario dell’Umbria è così chiamato per il colore (..) non ha nulla a che vedere con altri vitigni che riportano la radice “verde” nel nome, come il verdicchio (..) tipico della zona di Orvieto“. Riporto queste tre frasi veloci perchè avevo letto quà e là di questo vitigno, spesso utilizzato in blend con altre uve per l’assemblaggio dell’Orvieto. Stupore, ieri, quando mi sono imbattuto in una cantina che lo vinifica, credo unico caso, in purezza.

Si tratta de La Palazzola di quel Stefano Grilli già conosciuto per i suoi metodo classico (l’unico in Umbria a proporre una bollicina di interesse, avevo scritto del suo riesling lo scorso inverno). Il vino dell’anno? No, ma una bottiglia che costa davvero poco (a scaffale credo sia intorno ai sei, massimo sette euro) e che si beve con gran piacere. Certo, grandi personalità sono altrove. Si tratta infatti di un vino molto fresco, con un’acidità appena accennata, schietto nel rivelarsi e piacevole proprio per questa sua naturale semplicità. Aggiungete un ventaglio di profumi molto definiti ed ecco il risultato. Quello di aver finito la bottiglia.

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Commento

  1. Sulle bollicine in Umbria suggerisco il ”Ca de sass” colli del Trasimeno cantina pucciarella, prodotto che negli ultimi anni è migliorato moltissimo e soprattutto presenta un prezzo piccolo piccolo, almeno in cantina.Sul verdello confermo, mai visto in purezza al massimo nell’Orvieto o qualche doc di confine con Lazio e Toscana.