Calarsi nel proprio ruolo

Il fatto. Un sommeliere, con discreto savoir-faire, ruota velocemente il bicchiere e dopo una breve annusata comincia a decantare le note olfattive di quel particolare vino. Di quanto il frutto sia rosso, vegetale e speziato, sentore probabilmente dato da un breve passaggio in barrique. E poi ancora, con la parte relativa al cosiddetto “esame gusto-olfattivo”.

Il vino, quel vino, era il raboso di Casa Roma. Un vino che prima di essere commercializzato affina per trentasei mesi in botte grande e che, in effetti, la piccola non la vede proprio.

Ogni volta che la lezione volgeva al termine (forse qualcuno di voi ha frequentato i corsi dell’ais e magari anche nella vostra città era così) mi ricordo si passava alla fase dell’assaggio. Due o tre bicchieri. Si trattava in genere di una degustazione classica condotta da uno dei relatori, quella degli “abbastanza equilibrato”, “abbastanza intenso”, “abbastanza persistente”, “abbastanza fine”. Per capirci.

Ora, imparare ad assaggiare è certamente importante, ci mancherebbe. La sensazione però è che ci si concentri troppo sulle parole e troppo poco sul vino inteso come risultato di un percorso. Voglio dire, il sommeliere citato in apertura è uno di quelli bravi e a guardare velocemente sul sito del produttore ci avrebbe messo un minuto netto a scoprire che la barrique lì non c’è. E che invece viene usata per altri vini. O che magari il raboso è proprio un vitigno di quelle parti, del trevigiano. E via così.

Ecco, e magari oltre ad un sacco di “abbastanza” avrebbe potuto dire anche queste cose.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | Tag: , , | Commenta

2 Commenti

  1. Pubblicato 2 maggio 2011 alle 10:50 | Link

    giusto, giusto e .. giusto! ;) )

  2. G
    Pubblicato 3 giugno 2011 alle 10:11 | Link

    Impara l’arte e… METTILA NELL’ARMADIO!! Il vino è emozione, è lavoro in cantina, è sudore, è il ricordo di un momento, è spesso qualcosa che le parole non possono descrivere con tutti gli “abbastanza” dei corsi da sommelier. Altrimenti sarebbero tutti uguali. Bravo Jacopo.

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