A cena sui lieviti

La loro schiettezza, la loro capacità di chiamare immediatamente il sorso successivo. La loro profondità e il loro senso compiuto a tavola, compagni ideai di molti piatti. Vini della gioia, che solo negli ultimi dieci anni sono prepotentemente tornati alla ribalta nonostante in alcuni luoghi siano legati alla nostra cultura rurale da generazioni. I vini sui lieviti, o sur lie.

Eccone alcuni, era cena dedicata a loro (alla cieca, ovvio).

- Casa Coste Piane, Prosecco “Brichet” 2009: Piacevolissimo nell’esprimere tutta la tipicità del vitigno. In bocca è soffice, elegante, sfaccettato e profondo. Grande bevibilità con quella chiusura che richiama il bicchiere successivo. Estivo. ****+

- Croci, Ortrugo 2009: Impossibile non riconoscerlo tra mille, in particolare al naso. Così duro, al tempo stesso ostico e generoso. E poi quelle note aromatiche, calde, che poi sfumano verso l’amarognolo. Arcaico, nel senso più positivo del termine. ****

- Tessère, Rosato di raboso “Redentor” 2007: Ricco, largo ed avvolgente. Peccato per la grana del perlage, noncosìfine e noncosìelegante. Perchè c’è polpa in un bicchiere che in particolare in bocca coniuga materia e leggerezza. ***

- Camillo Donati, “Il mio trebbiano” 2009: Qualche minuto per aprirsi ed ecco la magnifica espressività di questo trebbiano, apparentemente irriproducibile altrove. Netto, mai troppo aggressivo ad introdurre una bocca avvolgente (ma secca, eccome), profonda e lunghissima. La via Emilia in un bicchiere. ****

- Barbacarlo 2000: Autunnale, ad occhi chiusi impossibile la mente non corra verso le Langhe, verso certi grandi nebbioli. In un’annata minore regala una bocca stupefacente per vitalità: ci sono sapidità e freschezza, complessità e grande armonia per un finale che ritorna prepotentemente sul naso, sull’appassimento del frutto, sull’erba bagnata, sulla foglia secca. Struggente. *****

- Vittorio Graziano, Lambrusco “Fontana dei boschi” 2004: La profondità del lambrusco: frutto, certo, affiancato da note balsamiche ed erbacee. Un’evoluzione nobile che introduce ad un assaggio di grande profondità e fascino. Appena largo sul finale, ma quanta polpa, quanta sostanza. ****

- Casa Roma, Raboso “Pro Fondo” 2007: Impenetrabile, scurissimo. Sorprendente al naso, al frutto (scuro) affianca note minerali che riportano al ferro. Straordinario anche in bocca, netto, tanto succo affiancato da una freschezza invidiabile. Bel finale elegante, mai sopra le righe. ****+

- Menti, Recioto di Gambellara “Sur lie” 2009: Bellissimo naso, tanto ricco quanto fresco. Tre note in particolare: arancia, iodio, salvia. Certamente dolce, sorprendentemente scorrevole, sicuramente buonissimo. Gran finale, appena amarognolo. ****

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Degustare come atto pratico | Tag: , , , , , , , , , | Commenta

10 Commenti

  1. Pubblicato 18 maggio 2011 alle 10:37 | Link

    sarei venuto in ginocchio…grandissimi vini!

  2. Pubblicato 18 maggio 2011 alle 10:40 | Link

    Infatti ti ho pensato Vittorio. :)

  3. Pubblicato 18 maggio 2011 alle 11:17 | Link

    Santoddddioooooo!!
    invidia

  4. Pubblicato 18 maggio 2011 alle 11:41 | Link

    uffa. mi sembra di essere tornato alla medie quando il compagno di banco veniva con la felpa Best Company fiammante! :)
    invidia pura

  5. Pubblicato 18 maggio 2011 alle 11:57 | Link

    Il bello è il prezzo. Sono tutti (tranne il Barbacarlo) vini che stanno abbondantemente sotto i dieci euro.

  6. Pubblicato 18 maggio 2011 alle 23:16 | Link

    Che belli i sorsi compulsivi, rinfrescanti, dissetanti, senza troppe contorsioni…il Barbacarlo è fuori concorso, ma sono maledettamente incuriosito da qualche tempo dal Lambrusco di Graziano!!!

  7. Pubblicato 1 giugno 2011 alle 16:56 | Link

    leggo solo ora e mi scende la lacrima ..il 2004 è stata la mia prima vendemmia e vinificazione da Vittorio-Graziano- la goduria di vendemmiare a Castelvetro è stata immensa,bella annata e bellissimi ricordi… i rimontaggi arrampicato sulle botti ,le follature manuali sulle barrique “sculate”…ciao Gian Paolo

  8. Pubblicato 21 giugno 2011 alle 14:57 | Link

    Pochi giorni fa ho scoperto i due l’Ortrugo e il Gutturnio “sur lie” di Croci. In particolare del primo mi sono subito innamorato (entrambi erano dei 2009). Conoscevo già la barbera di Donati, ma non pensavo di potermi innamorare di vini rifermentati in bottiglia. E invece è successo. Anche “raffermato”, l’Ortrugo è un vino che continua a comunicare vitalità, genuinità e, nonostante un lievissimo che di letame (che io apprezzo con questa rarefazione, perchè è un sentore prossimo a qualcosa di veramente nobile), una pulizia di vinificazione impeccabile.

  9. Pubblicato 24 giugno 2011 alle 09:42 | Link
  10. Pubblicato 24 giugno 2011 alle 10:05 | Link

    Bello, vero, gran vino.

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