in Parlo da solo

Vale più un buon contenuto amatoriale che una pagina pubblicitaria. Sempre.

Mentre riguardavo il video dell’altro giorno mi sono accorto di quanto la stragrande maggioranza dei contenuti che mi ritrovavo a scorrere mentre cercavo informazioni sul Recioto di Gambellara fosse generata dagli utenti. La stragrande maggioranza.
C’era il blog che raccontava di una manifestazione, quello che riportava la notizia della docg, quello con un post di costume e quello con le degustazioni del Recioto. C’erano le immagini su Flickr. I video su Youtube, i consigli su Tripadvisor, e via così.

User-Generated Content, in inglese si dice così, è termine che si riferisce a tutto quel materiale (testi, ma anche foto e video) che viene prodotto dagli appassionati e non da case editrici e società specializzate. Tanto da blogger quanto da persone armate di macchina fotografica e smartphone pronte a condividere quel momento, quell’esperienza. Prima, anche solo una quindicina di anni fa, era una faccenda per professionisti, vi ricordate quelle telecamere costosissime? Ecco. Il contenuto generato dagli utenti è il risultato della democratizzazione di questo processo produttivo, oggi accessibile a tutti.

Mi rivolgo quindi a quelle aziende, quelle associazioni, quelle strade, quei gruppi e chipiùnehapiùnemetta poco presenti in rete (certo, l’ovvia conseguenza è che probabilmente non leggeranno mai queste righe). Quelle che non fanno tanto caso al loro sito, che rispondono in ritardo alle email, che non conoscono il significato di dialogo, in particolare sui social network, e che all’ingresso esibiscono fiere la loro rassegna stampa. Cartacea.

Perchè va bene il prestigio e la visibilità, ci mancherebbe. Ma se un quotidiano dura un giorno ed un mensile trenta volte di più, un post ben indicizzato è per sempre*, o quasi.

*No, ovviamente non è per sempre, anzi. Ma era frase troppo ad effetto per cambiarla in corsa.

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