in Parlo da solo

Sono tutti offline (Facebook non conta)

Centocinquantaseimila visitatori in cinque giorni di fiera. Tanti, seimila in più rispetto al 2010. A guardare però i numeri legati alle iniziative nate sui social network in occasione di Vinitaly i dati sono ben diversi.

Mi spiego, la location “Vinitaly 2011” su Foursquare ha registrato 172 persone complessive di passaggio dalla fiera per un totale di 248 check-in (una cifra intorno allo 0,15% dei visitatori totali).
L’iniziativa “Tweet Your Wines“, legata ad una ventina di aziende molto attive su Twitter di cui colpevolmente non ho scritto nei giorni scorsi, ha registrato 45 persone partecipare a questa sorta di gioco/concorso (un grande grazie a Roberto Cobianchi per aver raccolto questi dati).
Il Freeze Mob promosso da Vinix non c’è stato, troppo pochi i presenti (una ventina scarsa).

Voglio dire, nel 2011 in Italia le iniziative nate sui social network e legate al vino non fanno la differenza. Non qui, non oggi.

Scrivi un commento

Commento

31 Commenti

  1. Sorry, non sono del tutto d’accordo. Prescindiamo pure dalla generale ignoranza informatica degli italiani, vogliamo parlare di “qualità” di queste iniziative?? Dai, siamo seri. Giocare va bene, ma non si può farlo tutta la vita.

  2. Sono d’accordo sul “non qui e non oggi” non sono d’accordo che “nel 2011 in Italia le iniziative nate sui social network e legate al vino non fanno la differenza”
    A PAsqua di un anno fa abbiamo organizzato un pranzo e un’asta di vini per MSF tra FaceBook e forum enogastronomici e io ho dato una mano con il blog, c’è stata una partecipazione notevole e abbiamo ricavato migliaia di euro.
    Non metto link ma ho pubblicato sul blog foto, resoconti e ricevute dei versamenti.
    Io penso che siaoa rischio sovraesposizione e quando si organizzano questi eventi si devono trovare formule diverse, ci deve essere l’idea o non si ottengono i risultati cercati.
    Il Freeze Mob che a me sarebbe interessato è stato pubblicizzato poco e male amio avviso sennò io avrei fatto di sicuro girare l’informazione. Invece quando mi sono informata ho trovato solo un Qr code che il mio cell non legge… troppo avanti per i tempi.
    Ma è il qr cod e ad essere avanti, non i SN che invece sono alla portata di tutti.
    Prendi l’iniziativa carina dei biscottini di Malibràn vini. Da soli hanno regalato poco meno di 250 sacchettini e la pubblicità è stata fatta sui SN, blog compreso.
    Non credo che in Italia non funzionino, credo che si debbano tarare sulla situazione attuale e utilizzare in funzione di quello che si vuole ottenere e il pubblico che si vuole raggiungere..

  3. Hai assolutamente ragione Daniela ed anzi grazie per gli esempi che hai portato. Io non dico non facciano la differenza, anzi. Dico che i numeri (per ora) sono esigui, che il potenziale di coinvolgimento è enorme e che la strada da fare è tanta.

  4. Ciao Jacopo.
    Riflessione doverosa la tua, di cui ti ringrazio.

    Parlo per la parte in cui ero coinvolto direttamente precisando due cose fondamentali: la prima è che non era il freeze mob di vinix ma una proposta di freezemob libera e non marchiata. Piccole cose, ma ci tengo. La seconda è che è stato fatto un test sul qr code. Naturalmente avessimo usato post, newsletter, recensioni, e quant’altro avremmo sollevato il solito bel casino, invece no, solo twitter e un quadrato pieno di puntini incomprensibili. Darsi la zappa sui piedi! 😉

    L’idea però era da un lato quella di mantenere un certo riserbo / curiosità sull’iniziativa e mentre il primo ha forse travalicato le necessità, la seconda mi pare si sia decisamente generata se anche Senza Panna che non ha nemmeno potuto leggere il QR è qui a parlarne. L’idea era proprio quella di vedere quanti siamo ad usare queste cose un po’ più evolute e ad usarle siamo pochini pochini.

    Mentre concordo sul rapporto impietoso tra massa offline e online, sono meno d’accordo invece sul giudizio tout court sulle iniziative nate sui social perchè ad alcune alle quale tu stesso hai partecipato c’è normalmente la folla. Alla cena di Vinix, tra le colonne di ercole e timbuctu, c’erano non meno di 70 persone per dire.

    Dipende.

    Fil.

  5. Volevo rispondere con due parole anche a Elisabetta.
    Ha assolutamente ragione a vedere del “gioco” in alcune delle cose che si organizzano. Alcune, come #fmv2011, assolutamente buttato lì e non organizzato a dovere, sono proprio giochi, senza alcuna pretesa o altra finalità di alcun tipo. Il punto è un altro. E’ fare delle cose, provare, sbagliando, aprire strade, chiuderne.

    Fil.

  6. Scusa Fil, credevo che “promosso da Vinix” fosse forma democratica il giusto.. 😉

    Nel momento in cui ho premuto il tasto pubblica sapevo perfettamente di fare una (piccola) provocazione, avevo in testa proprio l’unconference e Genova, ben conscio di quanto quei momenti nati in rete (e solo in parte destinati alla rete) abbiano invece una forza travolgente.

    Ma volevo focalizzare l’attenzione su un altro aspetto, molto diverso dal clima d’opinione che la rete è in grado di influenzare, quello numerico di certi social network. Tweet your wines è un’iniziativa bellissima, i fondi che l’anno scorso ha raccolto con l’asta non sono briciole e va ripetuta, assolutamente. Dei 45 utenti che hanno fatto i (tanti? pochi?) check-in una buona percentuale si è iscritta a Foursquare proprio per quell’occasione. Certo, erano utenti in gran parte provenienti da Twitter e quindi già “educati” ad un uso piuttosto intensivo di certe tecnologie e social network. Ma ad oggi queste iniziative, nate su questi social network sono ancora per pochi. Tutto qui.

  7. @Filippo: fare delle cose, provare, va benissimo. Ma quando si è all’inizio della sperimentazione. Sono passati più di 10 anni dal Cluetrain Manifesto, mi pare, i tempi della sperimentazione sono (almeno in parte) finiti. Ora si tratta di fare sul serio, e dimostrare che è possibile farlo. Quando si tenta di accreditarsi come “il nuovo che avanza”, ai professionisti vanno presentate iniziative un po’ meno giocose e un po’ più costruttive.

  8. @jacopo
    In effetti hai ragione, “promosso” ha duplice lettura e nella seconda lettura che implicitamente ne dai, si, l’abbiamo promosso, sposato pur senza farlo nostro. Ci sono cose nostre e ci sono cose di tutti, questo volevo dire.

    @Elisabetta
    I tempi della sperimentazione non sono mai finiti.
    Guai se lo fossero. Almeno, non per me che lo sviluppo è il mio più grande divertimento e lo sarà ancor di più nei prossimi mesi. Lo tasterete con mano. Io non tento di accreditarmi come il “nuovo che avanza” (non è che m’è piaciuta tanto questa), cerco sempre di lanciare degli stimoli. Alcuni buoni, alcuni meno, siamo mica sempre in forma e riposati.

    Diciamo che Vinix ha sempre lavorato per fare formazione, dal basso e l’incentivo all’uso delle tecnologie attraverso passaggi obbligati (pensa per es. all’obbligo all’acquisto online dei ticket per vuu o per la cena a villa spinola che in effetti anche i più riluttanti alla fine hanno imparato a fare) va in questa direzione, come il qr code. Pratica. Fatti, non pugnette.

    Il freeze mob era più un’idea, un gioco che un’operazione studiata. Sono il primo ad ammettere che non sia proprio stato organizzato ma buttato lì. L’ho scritto più sopra e lo confermo. Penso che di cose serie e fatte bene ce ne siano. Se ogni tanto uno vuole cazzeggiare che male c’è. Io non ce la faccio ad essere sempre preciso serio e professionale, lo sono il 99% del tempo.

    @Daniela
    Si michiano le cose, si intersecano le esperienze. Questa del freezemob con il qr era *anche* una – tardiva – risposta al flashmob promozionale, l’altro che si è svolto a vinitaly, quanto di più distante dall’originale concetto di mob.

  9. Ciao,
    come qualcuno ha detto l’importante è discutere, provare e sperimentare. Nella sperimentazione appunto si sbaglia, si verifica, si corregge.
    Siamo ancora all’alba, lo segnala il rapporto tra visitatori e utenti foursquare, Jacopo ci dice di una media di 1,4 check-in a visitatore, ma non ha contribuito forse la permanente assenza di connessione dentro la fiera? io stesso ad un certo punto mi son stancato di provare e riprovare…i social net vivono nella rete, quando manca la strada è impossibile che arrivino da qualche parte…
    E poi in fondo rapportarli ai visitatori è appunto una – piccola – provocazione. Quanti di quei visitatori sono andati al Vinitaly per conoscere il mondo del vino? Parlare coi produttori? Ho visto invece troppe ragazze e ragazzi, e anche meno giovani, non solo brilli, ma proprio sbronzi tra i padiglioni…per non parlare dello spettacolo all’uscita…

    Chi usa anche i socialnet per conoscere/partecipare al mondo del vino ha magari ha quel pizzico di curiosità in più… e usa quasi sempre la sputacchiera 🙂
    …e anche in numero di cantine TYW, bassisimo anche quello (0,65 % circa sul totale). Ma allora?
    Allora vi dico di me, di come invece twitter mi abbia fatto conoscere alcuni vignaioli, donne e uomini con vivono con allegria e amore il loro lavoro, e che presto voglio andare a trovare nella loro terra. E questo, per me, è già un gran bel risultato…

  10. @Fil, l’espressione “il nuovo che avanza” non era certo riferita a te in particolare! Ma è così che molti definiscono coloro che, come noi, lavorano con e sui new media. Certo che le sperimentazioni non finiscono mai, ed è giusto che sia così, il progresso si fonda sugli esperimenti: solo che, come per i software, almeno su certe prime, semplici cose bisognerebbe smetterla con la fase beta e passare ad offrire il prodotto, o servizio, definitivo. Pronti, ovviamente, a implementarlo con nuovi aggiornamenti.

  11. Ciao,
    concordo con Jacopo che queste iniziative, nate su questi social network sono ancora per pochi. Per lo meno, in Italia.

    Per chi utilizza quotidianamente alcuni strumenti, è facile dire “il nuovo che avanza” non è poi così tanto nuovo; sono passati 10 anni dal CM, ci sono più smartphone che computer, è vero, ma quanti hanno davvero idea di cosa significhi realmente implementare una strategia sui social media? quanti frequentano Twitter o Linkedin?

    Lo vediamo tutti i giorni, proprio noi ‘operatori’ e professionisti: chi sa, ne sa tantissimo e impallidisce quando viene definito social-dipendente ogni volta che scrive un tweet; chi non sa, nemmeno arriva a concepire le potenzialità e le possibilità che la rete offre, e guarda con occhi sgranati iniziative come il freez mob, pensando di avere a che fare con persone ‘un po’ strane’.
    La spaccatura, tra i due gruppi, è enorme: mentalità, linguaggi, socialità differenti.
    Siamo ancora nella fase di analfabetismo, e parliamo di far leggere i grandi classici.

    Viviamo in un paese dove il web è confuso con facebook, le infrastrutture sono il minimo sindacale e la connessione 24/7 è assimilabile ad un lusso.
    Lo dimostra quanto successo a Vinitaly: quasi impossibile riuscire a connettersi e a telefonare nei giorni di venerdì e sabato.

    Per quanto riguarda i dati riportati da Jacopo sui checkIn tramite 4sq, secondo me, se avessimo avuto in fiera una copertura ‘normale’, i numeri sarebbero leggermente diversi. La sostanza non sarebbe cambiata di molto, ma questa mancanza è una riprova di quanta poca considerazione ci sia per lo sparuto gruppo di utilizzatori.

    Per quanto riguarda la qualità delle iniziative, credo che ce ne siano diverse il cui potenziale sia altissimo ma che, a causa di quanto detto, non possa essere sfruttato.
    Se fossimo nel nostro paese ideale, costituito da persone istruite, sia in termini informatici che enologici, TYW, inteso come un gruppo di produttori più inclini all’utilizzo di alcuni strumenti, avrebbe poco senso.
    Nel mondo del vino in cui noi viviamo, certe iniziative hanno un grande significato; perché rimangono ancora una novità. Dai produttori aderenti a TYW sono arrivato molti riscontri positivi: tanti curiosi di fronte al QRcode e al badge del checkIn, che però non hanno fatto lo step successivo.

    Sperando di non aver frainteso le parole di Elisabetta, rubo ancora un paio di righe per dire che i social media sono caratterizzati anche da una forte componente ludica che, non è bene, secondo me, sottovalutare. Se una cosa mi diverte, la rifaccio; se con una persona mi diverto e mi piace, la ritrovo con piacere; 4sq stesso nasce come un grande gioco ‘sociale’ col quale si può anche fare business. Essere seri non significa non giocare più, perché attraverso il gioco si impara, anche da adulti.

    Spezzo una lancia a favore degli italiani: per quanto riguarda TYW, consci della poca frequentazione dei SN sul fronte nazionale, l’iniziativa è stata anche ‘divulgata’ in lingua inglese tentando di coinvolgere anche il resto del mondo. La cosa non ha sortito grandi risultati: qualche RT, segnalazione su blog esteri.

    Pamela

  12. Sul valore del gioco anche da adulti, 37 anni vissuti da pedagogista mi portano a sottolinearne la sua utilità poichè: «Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé.» (Pablo Neruda). Detto questo, io non mi soffermerei troppo sui dati numerici. L’iniziativa Tweet Your Wines ha risentito a mio parere della difficoltà di connessione che c’era in Fiera, soprattutto il sabato e la domenica. Ho dovuto rinunciare a molti check in, ma mi è piaciuta e mi pare che vada più in la del puro divertimento. C’è da dire che andando a Vinitaly per conoscere, approfondire e fare esperienze e incontri dal vivo, anche se da non professionista, ho trovato più un “compito serio” che un divertimento, in questa iniziativa che comunque ho deciso di sostenere.
    Certo, la sperimentazione non può essere protratta all’infinito, ma in un Paese dove la banda larga è ancora un sogno e la Fiera ancora non è una delle 150 piazze a wi fi libero (Wired propone) quei piccoli numeri citati da Jacopo sono comunque un segnale.
    Intanto, il popolo della rete ha fatto sue le istanze dei produttori, sulla necessità di spostare le date del Vinitaly, le ha amplificate e il risultato c’è stato.

  13. Ottima osservazione, devo però sottolineare e con una certa enfasi anche, che per i 3/4 dello svolgimento del salone, non c’è stato verso di avere una connessione adeguata per poter usare agevolmente gli strumenti.
    Ho dovuto riporre il PC e tutto l’armamentario perché la copertura 3G, UMTS, EDGE non reggeva.. non parliamo del WI-Fi gratuito che sarebbe fantascienza, ma di servizi a pagamento!
    Solo dal mio piccolo e umile punto di check sono passate molte più di 45 persone, ma tante hanno dovuto desistere estenuate dai vani tentativi.
    In tanti, ma davvero tanti, hanno notato il cartellone con il QR code e le istruzioni per partecipare, ma senza connessione non hanno potuto faro e questo vuole anche dire perdita di potenziali contatti..
    Una coppia di ragazzi cinesi si è congratulata, ma non ha potuto partecipare, un mio cliente svizzero è rimasto allibito ( pensava che l’italia fosse un paese avanzato )..
    Il problema in Italia è infrastrutturale, è vergognoso che un salone internazionale visitato da persone di tutto il mondo non riesca a fornire quello che le altre nazioni danno gratuitamente in ogni dove.
    Delle volte ti vergogni davvero di questo paese…
    (scusate lo sfogo)
    Paolo

  14. Verissime le problematiche di accesso alla rete in fiera (a pagamento), così come l’accesso alla normale rete gsm o 3g per le telefonate. Credo sia un problema urgente – quest’anno sentito più che mai, probabilmente proprio per il crescente utilizzo di smartphone – che la Fiera dovrebbe tentare di risolvere di concerto con i principali carrier nazionali. Il problema come dice Paolo è infrastrutturale e va ben oltre Vinitaly.

    Il commento di Pam è da incorniciare.

    Ciao, Fil.

  15. Quoto Pamela ( ci siamo sovrapposti ) in toto.. e come dice Fil, stampo e incornicio !!

    Vorrei anche aggiungere un pochino OT (scusatemi) che l’impossibilità anche solo di potersi chiamare via cellulare ha causato una considerevole perdita di opportunità di contatto e, dal mio punto di vista è certamente una situazione antitetica con gli scopi di un salone.

    Ciao, Paolo

  16. Post e commenti costruttivi. Siamo in presenza di strumenti, situazioni ed utilizzi la cui mescolanza genera possibilità pressochè infinite, da contestualizzare. Contestualizzo con il Vinitaly: se mi si chiede di visitare uno stand e ricevo 1000 cs, probabilmente per sfinimento di quelli che mi hanno invitato non ne visiterò nessuno; se la connessione dentro la fiera non funziona (che ci piaccia o no) probabilmente organizzare eventi che si basano su quella non serve a molto… Quello che vorrei affermare è che comunque senza le sperimentazione, ovvero “mettere le mani in pasta” e verificare cosa succederà, non si creano i presupposti per nuove applicazioni future di successo. Per questo condivido il pragmatismo del commento di Daniela. Probabilmente i migliori comunicatori del vino saranno quelli che utilizzeranno gli strumenti adeguati al contesto, ed essere disposti a mettersi in discussione giocandoci anche un po’ su, mi sembra ugualmente costruttivo…
    Ciao

    M.

  17. @Jacopo, bella la provocazione dei numeretti vs. numeroni. Interessante, ma alla fine non mi soddisfa.
    Serve a poco lamentarsi, soprattutto in Italia.
    Ciò che conta è quella differenza che fa la differenza. Anche se parliamo di un 0,1% rispetto al tutto. Non servirà ricordare che condividiamo il 98% del DNA di una pecora, ma è quel 2% che fa la differenza!
    Sono personalmente a conoscenza di un “caso reale” dove 10 buyer contattati via social media professionali potranno fare una grande differenza per un gruppo di produttori, dopo la visita al loro stand al Vinitaly. Che facciamo in questo caso? Una statistica?
    Per concludere, ognuno sia libero di usare tecnologia e social media come gli pare. Gioco, professionalità, cazzeggio, sperimentazione, improvvisazione, marketing, chatting… quello che conta sono i risultati.

  18. Nessuna lamentela Giampiero. Tu mi parli di dieci buyer ma io mi riferisco al grande pubblico. Sono due cose diverse.
    Aggiungo che il successo o meno di un social network o di un’iniziativa nata online nei confronti di persone non specializzate dipende soprattutto dall’attrattività delle stesse. Dal traino che (pochi) leader sanno fare nei confronti di tante. Come se oggi queste cose non siano ancora il “cool place to be”, anche se sono certo possano diventarlo.

  19. Io non uso nessun smartphone, non sono una professionista e non lo voglio diventare, non sono una cliente professionale, non produco vino e quello che compro lo degusto con amici che poi me lo ordinano a cartoni perchè si fidano di me e del produttore. Da quanto ho letto qui finora, mi sembra di capire che tutti vorrebbero scoprire il modo per soddisfare le esigenze del produttore, del venditore e dell’acquirente: io parlo come terza persona della lista, che viene a conoscenza di certe realtà vitivinicole sia per passaparola sia, soprattutto, via internet, leggendo qua e là post dei blogger, twett dei twittiani e altri social network a cui posso accedere. Fino a 2 anni fa l’unica realtà che conoscevo, per il vino, era la mia provincia; già parlare di regione diventava faticoso. Ora, grazie a tutti coloro che professionalmente o meno si dedicano al mondo del vino, posso anche pensare di andare oltre al veneto con idee mirate verso quale cantina indirizzare la mia voglia di scoprire altre realtà. E se per fare conoscere il vino ci sono anche dei momenti ludici, perchè no? Anzi, magari non si vedrebbero facce felici solo grazie a un paio di bicchieri in più.

  20. Ecco, l’approccio di Valeria (che poi rivende “a cartoni” agli amici) è esattamente la strada nella quale almeno le cantine medio piccole dovrebbero voler mettere un piede. Si chiama di-sin-ter-me-dia-zio-ne e il passaparola gli fa da volano. Funziona bene anche senza internet. Con internet può diventare pericolosa. (in senso buono, s’intende) 😉

    Ah, a me piace tanto quella strada lì.

    Fil.

  21. Concordo con Jacopo sulla validità del commento di Valeria.
    Queste iniziative (come TYW) nascono proprio per avvicinare il produttore al ‘consumatore’: con o senza smartphone, con la geolocalizzazione o con la mappetta del Vinitaly in mano, i social network permettono questo in maniera più rapida.
    La vera sfida, secondo me, non avere più frequentatori della rete, ma portare i frequentatori della rete direttamente in cantina.
    Pamela

  22. Riscrivo l’ultima frase perché mi sono persa un ‘è’.
    La vera sfida, secondo me, non è avere più frequentatori della rete, ma portare i frequentatori della rete direttamente in cantina.

    Pamela

  23. Sottoscrivo ogni parola del commento della cara amica Valeria. Quel che sta facendo la rete è cambiare l’approccio del consumatore al vino e ai produttori, perciò mi trovo d’accordo anche con Pamela sulla vera sfida da cogliere: portare i frequentatori della rete direttamente in cantina. E, aggiungo, la disintermediazione, soprattutto per le realtà medio piccole sarà sempre più vincente non solo sul prodotto ma anche nella strategia comunicativa: il metterci la faccia, insomma ed essere comunicatori di se stessi e del proprio prodotto.
    Brava Vale!
    MG

  24. Spero che fare commenti a grande distanza (geografica, culturale ed intellettuale) non vi appaia presuntuoso: non lo farei se non fosse perché conosco bene la passione ed entusiasmo che guida e sprona le iniziative che molti di voi creano. A volte dal nulla.
    Oserei dire che il bicchiere qui è mezzo pieno.
    Seppur vero che, a giudicare dai commenti, la discussione in corso è piuttosto “fra noantri”, è anche vero che vedo un paio di nomi nuovi.
    Penso sarebbe interessante scoprire come e perché queste persone abbiano trovato/sentito il (bisogno?) (dovere?) (piacere?) di immettersi in questo dialogo. Investigare queste cause (sicuramente varie e diverse) potrebbe gettare luce utile a futuri sviluppi.
    Ulteriori lezioni potrebbero forse essere tratte dal confronto fra i risultati di “Tweet Your Wines” nell’ambito di Vinitaly, e quelli nell’ambito di TerroirVino.
    Non intendo minimizzare l’importanza dei problemi di infrastruttura delle comunicazioni Italia, ma appunto perché temo che quello rimarrà un problema ancora per anni, non sarà forse il caso di concentrare sforzi ed energie su manifestazioni diverse? Quelle nelle quali, come a TerroirVino, l’amicizia, la cordialità ed il “passaparola” contano molto di più delle connessioni politiche e dei comunicati stampa?
    Non so perché, ma mi continua a venire in mente la leggenda biblica di Davide e Golia.