in Parlo da solo

Mi sono girato dall’altra parte e c’era un mondo tutto nuovo

Questa mattina sono andato a correre al parco. Niente di nuovo, Perugia è una città fatta di saliscendi e il parco, quel parco, è l’unico posto vicino casa dove allenarsi in piano grazie ad un anello di circa quattro chilometri e mezzo. Certo, le possibilità sono tante (in particolare per distanze più brevi) ma il mio giro è sempre lo stesso da almeno cinque/sei anni.
Inizio a correre e le gambe vanno da sole. Non ho mai la necessità di pensare a dove andare, è percorso talmente radicato nella mia memoria che ne conosco ogni angolo, ogni pendenza, ogni sfumatura. Lo posso ripercorrere ad occhi chiusi in quasi tutti i suoi dettagli.

Questa mattina per una casualità, un piccolo gruppo di scoiattoli tra gli alberi, ho cambiato direzione e ho corso lungo il torrente che lo attraversa, nel bosco. All’apparenza un piccolo cambiamento, in realtà un’immersione in un mondo tutto nuovo. Le stesse cose viste da un’altra prospettiva mi apparivano completamente diverse, come se fosse stata la prima volta che le guardavo.

Ieri pomeriggio poi, durante un incontro di lavoro, ho scambiato alcune parole con un maître d’hôtel su quelli che vengono normalmente definiti vini naturali. Mi diceva di quanto “questa cosa del biologico” non lo convincesse affatto, di quanto trovasse certi sentori poco piacevoli in vini che io considero invece di qualità assoluta, veri e propri riferimenti per la propria tipologia. Ho provato a dire la mia, in particolare su quanto biologico e biodinamico siano cose molto diverse. Su quanto con la stessa certificazione si possano avere approcci anche opposti. Ma è finita lì, senza grandi approfondimenti.

Cosa c’entra? Non lo so, forse niente. Ma anche nel vino come in tutto il resto amo farmi conquistare dalle piccole imprevedibilità. Se tutto fosse già tracciato, già rinchiuso in uno schema facilmente calcolabile trovo sarebbe di una noia mortale. Anche se forse non per tutti è così.

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Commento

17 Commenti

  1. C’entra eccome,se fosse tutto tracciato che ci starebbero a fare blog e blogger?Due anni fa chi sapeva dei lambruschi rifermentati? pochi e del Colfondo?

  2. Sbarra, dove la vedi l’ipocrisia? Leggi bene la chiusura di Jacopo: “Se tutto fosse già tracciato, già rinchiuso in uno schema facilmente calcolabile trovo sarebbe di una noia mortale.”
    Tu pensi che partecipare al Simposio di Zonin non vada in questa direzione? O non è forse proprio la curiosità il motore di tutto? La voglia di mettersi sempre e comunque in gioco di fronte ad una novità?
    Pregasi collegare cervello e dita prima di postare commenti. Oppure essere meno criptici ed approfondire i concetti con qualche parola in più, onde evitare fraintendimenti….

  3. Caro enoche? Si da il caso che i naturali , i produttori bio, cerchino proprio di sconfiggere le omologazioni, la chimica, la costruzione di un gusto, il mercato standardizzato. Zonin fa proprio parte di tutto quel mercato omologato ed industriale… Partecipate a myfeudo per la gloria e la visibilità e poi postare diversi commenti sull amore per il naturale e’ un controsenso! Come chi fa biodinamica e poi per paura utilizza i lieviti selezionati in Sudafrica della vason. Enzimi. Tannino. Acidifica o disacidifica. Ci vuolecoerenza in tutto ciò, altrimenti e’ solo moda….

  4. @enofaber hai ragione, bisogna avere parametri per dire che una cosa è “industriale” o “convenzionale” o “costruito” se non si assaggia, come posso paragonarla ad altre categorie di prodotti più o meno in antitesi.
    Bisogna conoscere il buio per apprezzare la luce.
    In realtà il mio dubbio che invece di fugarsi si infittisce sempre di più è sulla la divisione dei vini fra “prevedibili” e “imprevedibili” (per dirla alla Jacopo).
    Certi della nouvelle vague ad esempio i bianchi di macerazione o i prosecchi colfondo è difficile befinirli buoni con gli attuali standard del gusto, per cui mi e vi chiedo devo insistere a berli per farmeli piacere? O secondo voi sono veramente buoni e io non capisco nulla e faccio lotta di retroguardia?
    Le sensazioni brucianti e asciuganti, i profumi arsi e penetranti, i sapori sempre un po’ scomposti sono la nouvelle vague del gusto enologico?
    E questo senza neanche scomodare i bio qualcosa.
    bonne degustation
    luigi

  5. @sbarra,
    non amo i temi manichei con derive massimaliste che invece paiono il tuo forte per cui ti capisco ma non accetto aprioristicamente i tuoi postulati che sono pericolosi punti di partenza.
    I bio lottano per ottenere gusti non omologati, tu dici, ma non è necessario essere bio per vinificare in posizione di attesa (senza interventi e additivi) e poi i vini sono veramente buoni? veramente territoriali? veramente sinceri? o sono dei tentativi decontestualizzati di modifica pura e semplice del gusto per accapparrarsi quote di mercato sensibili alle tematiche bio? non è granchè ma almeno è etico.
    Nei vini francesi questa lontananza organolettica tra bio e convenzionali non c’è assolutamente, anzi i più buoni ma non strani sono quei vini ottenuti da uve prodotte con protocolli bio.
    Perchè caro Sbarra ti ricordo che i vini non possono essere bio solo le uve.
    Per cui fino a nuove definizioni legislative il vino di Zonin è uguale a quello di …

  6. @Luigi Fracchia.

    Credo che il piacere sia un fatto assolutamente personale, a prescindere che i bianchi da macerazione o i prosecchi colfòndo siano o meno, attualmente, la nouvelle vague del gusto enologico.
    Il bere è una questione con se stesso, con il suo gusto, con la sua sensibilità ai sapori per cui sta solo a lei capire ciò che le piace o che le va di bere, nel senso che il gusto enologico a cui – secondo me – deve far riferimento, è solo il suo . . per cui se i vini di cui sopra le piacciono non posso che dirle di berne a volontà, altrimenti – se non sono di suo gradimento – beva ciò che più la aggrada.
    Io mi sono sempre regolato così.
    Poi, se vuole, le posso anche parlare della mia sensibilità ai sapori, del mio gusto, e di ciò che bevo e non bevo, ma sarà comunque tutto dipeso dalla mia persona e quindi da una questione assolutamente personale e che prescinde dai miei studi enologico-viticoli, dalle mie idee in fatto di agricoltura, tecniche di vigna, cantina, principi etici, vignaioli amici, nemici, etc. etc.

    cordialmente
    Riccardo Francalancia V. S.

  7. @Luigi “Nei vini francesi questa lontananza organolettica tra bio e convenzionali non c’è assolutamente”

    cos’hai bevuto in francia? Coca-Cola?

    Se mi vuoi dire che un Viret è uguale a qualsiasi Cote du Rhone allora parliamo due lingue diverse

  8. @riccardo,
    io sostengo che mediamente in francia, all’interno di una denominazione (senza pretese di verità assoluta) nei produttori di qualità, c’è più uniformità, più riconoscibilità nei vini, ad es nello Chenin della loira, a parte Joly (i cui vini sono hors cathegorie e a me non piacciono affatto)
    gli altri produttori hanno un profilo organolettico paragonabile, senti una comune provenienza territoriale e una comune presenza del vitigno, stesso dicasi in Borgogna, nei bianchi del roussillon, nella champagne.
    In italia in questo momento con le vinificazioni ancestrali o presunte tali si stà operando uno scollamento sia dal territorio sia dal vitigno a favore di un puro esercizio di paleo -tecnica enologica.
    Naturalmente non pretendo di proferire verità alcune e sì ogni tanto come te, bevo coca cola anche preferisco da sempre il chinotto.

  9. Tu stai mettendo in un calderone i prodotti “bio” con i prodotti provenienti da tecniche di vinificazione estreme e diverse. Un Verdicchio macerato non potrà certamente essere uguale ad un mosto fiore… stessa cosa per un Vin Jaune con uno Savagnin con vinificazione tradizionale.. In pratica stai uscendo dal tema, secondo me!

  10. non c’è alcun fuori tema caro mio, sullo scaffale questi vini dividono lo stesso posto, per la legge sono uguali, merceologicamente anche, ergo sono uguali e li confronto.
    Comunque ormai in italia il bio si identifica anche con pratiche enologiche para-estreme e sono pochi quelli che fanno bianchi con mosto fiore senza macerazioni, quasi tutti fermentano con lieviti di cantina, affinano in ossidazione senza controlli di t° per cui non credo di fare di tutti i bio un calderone semmai nel calderone ci siamo tutti.
    Perchè come detto prima e tu mi insegni in europa non esistono vini bio ma solamente vini prodotti con uve bio e c’è una bella differenza.
    Faccio fatica a pensare che ad es i prosecco col fondo non siano più che altro una moda.

  11. I prosecchi sur lie erano fatti così prima dell’avvento delle moderne tecniche di vinificazione perciò è uno dei più vecchi metodi di vinificazione!

    ” quasi tutti fermentano con lieviti di cantina, affinano in ossidazione senza controlli di t° ….”
    SEI SICURO?

    secondo me di cantine ne hai girate pochine!

  12. Leggi le mie risposte o vuoi fare solo polemica?
    Ho detto che il prosecco col fondo è una moda e sò benissimo che è una riproposizione di una vecchia tecnologia non necessariamente la migliore, il più delle volte le cose vecchie sono solo stantie e con orizzonti organolettici lontani da quelli attuali.
    Ho anche detto che spesso i bio qualcosa associano il loro essere sostenibili con la riproposizione di pratiche enologiche più o meno arcaiche e Loro, Loro dichiarano di vinificare come nell’inciso che tu hai riportato.
    Io non ne sono sicuro che lo facciano e non mi interessa, sono mica della repressioni frodi.
    Comunque la tua spocchia mi ha definitivamente stufato, non sai chi sono e dall’inizio cerchi di offendere, io a tuo dire di cantine ne avrò girate poche ma l’educazione e la tolleranza le coltivo con attenzione tu non sai cosa significhino.
    salue mon ami.
    Luigi