in Parlo da solo

Li voglio solo naturali, qualsiasi cosa voglia dire

Un cocktail, l’ennesima occasione sociale. Al grande bancone la possibilità di scegliere tra due diversi vini bianchi. Un prosecco rifermentato in bottiglia ed un grande classico del vino italiano, figlio di un leggero passaggio in barrique. Mi avvicino guardingo e vagamente indeciso, guardo il cameriere ed opto per il secondo. Non lo assaggiavo da un po’.
Nello stesso momento alla mia destra fa capolino un giovane appassionato. Deciso ordina il prosecco e con fare ammiccante mi dice che no, quelle cose industriali lì preferisce non berle. Solo naturali per lui.

Ecco, in quel preciso momento avrei voluto spiegargli che in realtà il secondo non era proprio come lui lo aveva definito. Che certo, la cantina che lo produce è grande e che al tempo stesso la grande distribuzione non è necessariamente il male. Che quello è il loro vino bianco di punta, bottiglia che merita attenzione. Poi avrei voluto aggiungere che il prosecco che stava ordinando era sì fatto con un metodo davvero tradizionale ma che i lieviti utilizzati per la fermentazione erano certamente selezionati. Che la stessa cantina non opera in alcun tipo di regime biologico e che i numeri li fa con il prosecco che tutti conosciamo, quello in autoclave.

Invece ho guardato il cameriere e ho detto: “no, mi scusi. Le avevo chiesto l’altro, il prosecco“.

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17 Commenti

  1. Tutto vero, mi piacerebbe sapere però quanto, al mercato che conta (mi riferisco ai consumatori), interessano certe diatribe. Il vino naturale è più che mai un intelligente fenomeno di marketing, se questo fenomeno di marketing è qualificantge per qualcuno lo trovo positivo se deve diventare squlificante per altri (cosa assurda visto che nessuno produce veleno ma TUTTI vino) allora diventa fortemente negativo per la nostra realtà vitivinicola.
    E’ un atteggiamento puerile e negativo e da fastidio quello di chi rifiuta il vino di una cantina perchè non marcato “naurale”, un atteggiamento che va comunque stigmatizzato.

    @a Luca Ferraro : datti una calmata, sei un produttore di vino come tanti e con i tweet non si asssaggiano bottiglie. Non è corretta una battuta così verso i tuoi colleghi.
    Fatta da un produttore di prosecco è molto molto molto antipatica.

  2. Stefano, non capisco a che tweet ti riferisci.
    Se intendevi questo commento volevo solo sapere il nome dell’azienda che produce col fondo. Niente battute, semplice curiosità.
    E a dirla tutta Jacopo sa che sui vini naturali la penso esattamente come te, io e lui ne abbiamo parlato in più di un’occasione.
    Se sono stato freinteso me ne dispiaccio, forse mi sono espresso male
    Luca

  3. Voi che siete “sperti” mi spiegate perchè comprendo benissimo il fatto che il vino è buono quando è buono e non si devono stigmatizzare i produttori “normali” nè tantomeno i “naturali”.
    Però se devo scegliere tra un “naturale” e un convenzionale scelgo il primo?
    Però se devo berlo con amici non enostrippati scelgo il secondo?
    Però non sono d’accordo con @Stefano il Nero quando dice che il naturale è un intelligente dispositivo di marketing e le pubblicità dei grandi gruppi cosa sono?
    Chiacchiere di amici al bar nel dopopartita?
    Io, comunque, non amo la grande distribuzione perchè lavora solo sui numeri e sui fatturati aumentando l’entropia del sistema, proprio in un momento in cui bisognerebbe volgere un occhio alla Decrescita felice.

  4. @Stefano pensa che potrebbe essere stato proprio il vino di Luca quello citato da Jacopo. La Bele Casel usa infatti lieviti selezionati e non è ancora in regime di AB. Non ancora almeno.
    Secondo me vi siete solo capiti male.
    Sani.davide

  5. Hai scritto: “Poi avrei voluto aggiungere che il prosecco che stava ordinando era sì fatto con un metodo davvero tradizionale ma che i lieviti utilizzati per la fermentazione erano certamente selezionati. Che la stessa cantina non opera in alcun tipo di regime biologico e che i grandi numeri li fa con il prosecco che tutti conosciamo, quello in autoclave.”

    Allora mi viene spontaneo sottolineare che chi fa metodo classico, spesso, per la rifermentazione utilizza m.c.r. (difficilmente il proprio mosto lo si fa congelare), oppure si utilizza zucchero (solitamente da barbabietola). Tra gli ultimi, soprattutto tra chi si certifica biologico, mi chiedo quanti utilizzino zucchero di barbabietola biologica (se esiste!) e, soprattutto, vorrei sottolineare che fare un prosecco in autoclave non è poi un male. Il metodo classico al 99% delle volte, comporta fermentazioni malolattiche che ne appiattiscono l’acidità!

  6. Ho appena acquistato sei bottiglie di charmat perchè sono alla canna del gas. Per me la peggior rifermentazione in bottiglia (ovviamente se voluta) è più interessante del miglior prodotto in autoclave.

  7. Nic,
    concordo con te quando dici che la rifermentazione in bottiglia è più “stimolante”
    però non dirmi che “la peggior rifermentazione in bottiglia (ovviamente se voluta) è più interessante del miglior prodotto in autoclave.”
    Deduco che tu abbia assaggiato sempre colfóndo eccelsi e metodi martinotti ciofeche.
    Voglio dire , ci sono charmat qualitativamente migliori di certi colfóndo a dir poco fastidiosi!
    ma questo si sa, è solo un mio parere

  8. Mamma mia, quante affermazioni estremiste!!
    Ragazzi, il mondo del vino non è mica tutto nero o tutto bianco: affermazioni come quella di Nic mi lasciano spiazzato, perchè farebbero presupporre una invero scarsa esperienza di bevitore, che invece, nel caso specifico, ritengo essere più che valida (dagli interventi su vari blog); ed allora penso che si tratti di posizioni aprioristiche, che minano la possibilità di un sano dialogo.
    In ogni caso, e riferendomi al tema iniziale proposto da Jacopo, vorrei consigliare la lettura dei due volumi (su quattro previsti) di “Vini naturali d’Italia”, esauriente disamina della problematica su cui ci stiamo arrovellando fatta da Giovanni Bietti.

  9. L’unica cosa che emerge chiaramente quando si citano il termine naturale associato al vino è la contrapposizione manichea fra chi li idolatra e chi li perseguita.
    Come spesso succede credo una parziale verità sia nel mezzo e che i vini naturali debbano ancora farne di strada per arrivare alla qualità diffusa dei convenzionali.
    Nel frattempo il gusto muterà e avvicinerà nuovi consumatori e vecchie puzze saranno nuovi profumi.
    Nel frattempo ognuno beva ciò che vuole.

  10. Questo argomento è un infido lastrone di ghiaccio, e forse sì, è meglio che ognuno si faccia la sua idea, magari provando anche a farlo il vino, perchè come ho detto tante volte in pubblico, ormai tutto si basa sulla degustazione e sulla filosofia, solo mi chiedo quanti fra coloro che scrivono di vino abbia mai trascorso almeno una vendemmia in cantina…
    E per sdrammatizzare, dicendola alla Veronelli, riscrivo la frase di Nic Marsèl dicendo che: la peggior rifermentazione in bottiglia è più interessante del miglior prodotto gassificato” perchè sembrerà incredibile, ma ne esiste ancora! 😉
    Ciao

    Mirco

  11. @ Luca Miraglia : Dai era una provocazione … oggi le 6 bottiglie di martinotti me le sono comprate (non saranno le ultime) e me le bevo con gusto. Comunque l’autoclave non riesco proprio a digerirla. Le bolle migliori si producono da ben prima dell’avvento di quell’aggeggio infernale, che ha avuto il merito di cancellare un bel pezzo di tradizione contadina, oggi in faticosa risalita.
    @Luca Ferraro : non a caso ho trovato il tuo colfòndo di una altro pianeta rispetto al resto delle tue bollicine (che comunque non disprezzo affatto). Se vengo al Vinitaly passo a trovarti 😉

  12. @Nic Marsèl: visto che non disdegni il martinotti, prova quello da uve greco prodotto a Torrecuso (BN) da “Fattoria La Rivolta” e vedrai che ti riconcili appieno con la categoria.

  13. @Mirco Mariotti : hai colto esattamente il mentore dietro la mia provocazione 😉
    @Luca Miraglia : ho preso nota, grazie 🙂

  14. Approvo il metodo charmat di Fattoria La Rivolta a base di Greco del Beneventano come proposto da Luca: semplice, immediato, fragrante e senza pretese di comlessità da champagne. Oggi su una bella frittura di paranza fresca è stato divino…non sempre si possono bere rifermentazioni in bottiglia di 60 mesi.
    Se vogliamo bere naturale il Querciole di Cà de Noci a base di spergola non è niente male.
    Comunque per non allontanarmi dal post esistono vini naturali pessimi come quelli industriali, se poi ne facciamo un discorso di salute fine a sè stesso allora vale la pena evitare di bere piuttosto che bere ciò che fa meno male ma non ci emoziona e non risulta meritevole dell’ attenzione del nostro olfatto e gusto!!!