in Degustare come atto pratico, Piemonte

A proposito di (alcuni) grignolino

Mi ero ripromesso di scrivere di quegli assaggi che più mi erano rimasti impressi nella memoria, mi riferisco alla degustazione di grignolino della settimana scorsa. Assaggi definiti, compiuti, equilibrati e di grande personalità. Lineari, con differenze appena accennate che vanno a giocare su toni mai scontati.

C’era il grignolino 2010 di Goggiano, primo bicchiere in degustazione. Uno di quelli capaci di portare da subito il palato in perfetta sintonia con la degustazione perchè così pulito, delicato senza pagare in forza espressiva. Gentile e leggero nell’esprimersi, mai aggressivo nel rivelarsi. Didascalico. ***+

C’era quello 2009 di Cascina Tavijn, intenso nel raccontare una profondità inaspettata fatta tanto di piccoli frutti rossi quanto di una speziatura definita. Autunnale, in bocca stupisce per una trama tannica di grande spessore che se da una parte lo rende più ruvido dall’altra gli regala gran forza. Tosto. ***+

C’era il 2009 di Oreste Buzio. Un grignolino più scuro, decisamente evoluto nel senso più positivo del termine. Affascinante nel regalare sentori così diversi, definiti e profondi. E poi una bella sapidità, una leggera acidità ed un tannino mai aggressivo a concludere un assaggio di razza. Austero. ****-

C’era il grignolino 2009 di Cascina Brichetto. Solo apparentemente leggero, i suoi profumi, così tipici, anticipano ad una bocca di grande personalità e linearità. Vitale. ****-

Ed infine il 2010 di Luigi Spertino. Caratterizzato forse da una speziatura più dolce colpisce per una florealità così diffusa e piacevole. In bocca è vivace, lungo, pieno. Abbraccia il palato verticalmente, tannicità ed acidità ad accompagnare il succo, mai invadente e mai sfuggevole. Buono. ***+

Adesso è vino che non posso più ignorare.

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