Vedo la vita tutta rosa. O forse rossa, di sangiovese.

Once upon a time you dressed so fine/You threw the bums a dime in your prime, didn’t you?” urla Bob Dylan dallo stereo mentre con la macchina scendi dalle colline di Cortona per attraversare il canale maestro della Chiana con, giornata particolarmente limpida anche se così grigia, Montepulciano sullo sfondo. Montepulciano e l’anteprima del Vino Nobile. Annata 2008 e riserva 2007 sul palcoscenico. Dribblando qualche goccia di pioggia arrivi alla Fortezza e, prima impressione, tutto sembra così perfetto: la sala, il clima disteso, l’organizzazione.

Qualche dato, per cominciare. Produzione, resa, andamento generale dell’annata 2010. Saluti istituzionali. E la degustazione.
Nella testa risuonano anche alcune note degli Arcade Fire, vorresti esserti ricordato di caricarli sul lettore. Come l’americano al tuo fianco che con la musica nelle orecchie è più concentrato. Riesci anche a sentire qualche nota di tanto in tanto. Dai, che in realtà basta chiudere gli occhi un secondo. E così ecco che piano piano scorrono via i primi quattro bicchieri. “Ah, però“, pensi. Il secondo era proprio buono. Anche il quarto.
Dieci minuti e quei quattro sono diventati otto, e la sorpresa è appena più timida, nella seconda batteria solo uno ha espresso davvero la grandezza del sangiovese. “Evabbè“, pensi. Andiamo avanti. Concentrati.
Passano i minuti ma l’entusiasmo iniziale torna in panchina, e la sensazione è quella di avere a che fare con vini noncosìcomposti, quantomeno. “Possibile? Cosa mi sfugge? Non capisco“. Eppure il 2008 è annata valutata dal consorzio ben quattro stelle, valutazione importante e presa di responsabilità mica indifferente.
Non capisci, e vai avanti. La canzone perfetta a quel punto sembra un ricordo lontano, così preoccupato ed ansioso di trovare quel sentore, quella nota, quel timbro, quell’eleganza che ti renderebbe felice, almeno un po’. E così vai avanti, testardamente li assaggi praticamente tutti senza riuscire a trovare un verso all’annata. “Sono io che sono un pivello“, ti ripeti.
Poi controlli bene e ti accorgi che a contarli qualcosa come il sessanta percento dei vini che hai assaggiato erano campioni di botte. E ti senti ancora più spiazzato, forse deluso proprio per l’impossibilità oggettiva di esprimere una valutazione generale non tanto relativa alla singola azienda quanto all’andamento dell’annata. Vini così diversi, chi eccessivo da una parte e chi dall’altra. Magari un po’ di bevibilità ma certamente poche dinamicità di quelle che ami, di quelle date dal vitigno. “Ma è inesperienza“, a quel punto ne sei certo.

Un paio d’ore dopo in macchina, tu forse appena intristito, lo stereo suona La vie en rose, e il testo ti riporta alla tua idea di sangiovese perfetto. Consapevole di essere sempre alla sua ricerca.

Il me parle tout bas/Je vois la vie en rose/Il me dit des mots d’amour/Das mots de tous les jours“.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | Tag: , , | Commenta

Un Commento

  1. Pubblicato 18 febbraio 2011 alle 12:07 | Link

    Mi chiedo che senso abbia valutare campioni di botte. Io, ad esempio, non mi ritengo all’altezza di mettermi il cappello da mago e capire come saranno questi vini tra 1,2,5 anni.
    Ste Anteprime non mi convincono.

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