in Degustare come atto pratico, Umbria

Moreno Peccia e il suo Rosso Spina


La denominazione “Colli perugini” è talmente sconosciuta ai più da risultare per certi versi quasi inutile. Davvero, le cantine che imbottigliano come doc si contano sulle dita di una mano e la qualità è concetto che sicuramente alberga altrove. E’ una di quelle denominazioni che stanno in piedi più per motivi storici che altro, per centinaia di anni i colli a sud di Perugia sono stati serbatoio di vino per le tavole della città, insieme alla ben più nota Torgiano.

Tra le (poche) cantine l’unica che vale davvero la segnalazione è La Spina, un’idea che Moreno Peccia porta orgogliosamente avanti da oltre dieci anni e che, oggi, può sicuramente essere presa a modello per il livello qualitativo raggiunto. Poi certo, il fatto che i suoi siano tutti vini che in etichetta riportano la dicitura “igt” non gioca di sicuro a difesa della denominazione, ma tant’è. Mi ricordo bene la prima volta che visitai la cantina, quando mi disse che “per quanto io ami il sangiovese credo davvero che qui si possano lavorare al meglio altre varietà“. Fuori denominazione, appunto.

I suoi sono vini oggi molto didascalici, che riportano immediatamente al varietale. Da queste parti sono passati non così tanto tempo fa praticamente tutti: dall’unico bianco a base di grechetto al merlot, dal Rosso Spina al Polimante.
L’occasione per scriverne, oggi, è quella di una recente verticale del suo vino più rappresentativo, il Rosso Spina appunto. Un blend di montepulciano e altre uve locali, dal gamay (da queste parti altro nome per intendere il cannonau) al nebbiolo (già, avete letto bene, vitigno presente da queste parti da tante decine di anni, anche se in pochissimi esemplari).


Un vino che oggi non appare mai stanco, capace di raccontare l’andamento dell’annata e di regalare vini di grande espressività. E se le ultime annate, dalla 2008 alla 2005, raccontano di un grande rigore ed una certa continuità nell’esecuzione, le precedenti raccontano forse di una maggiore inconsapevolezza, ma non per questo meno compiute, anzi. Grandi bottiglie, vere sorprese.

Il 2008 nella sua giovinezza è già molto disteso, caratterizzato com’è da note eteree mai invadenti, una nota smaltata ed un frutto sempre croccante. Ha bisogno di tempo per crescere. ****-

Il 2007 è più introverso, il naso racconta di un frutto passito, scuro, bagnato e leggermente vegetale. In bocca è inizialmente sottile, ma è solo un discorso di tempo per dimostrare tutta la sua generosità, linea conduttore di (quasi) tutte le annate. Compiuto e divertente. ***+

Il campione assaggiato in questa occasione, targato 2006, è un nebbiolo praticamente in purezza, esperimento di Moreno. Un vino dal bellissimo naso, giustamente nebbioleggiante e suadente nell’esprimere dolcezze. In bocca ha un’ottima trama tannica, è secco e leggermente asciutto sul finale. ***+

Il 2005 è generoso (appunto) ed elegante. Grande in particolare in bocca, capace com’è di coniugare sostanza e succo, senza mai perdere di vista una grande bevibilità. ****

Il 2004 invece appare un po’ più stanco, senza grandi slanci espressivi, senza quel guizzo così presente nelle altre annate. Frutta passita, mora, pepe nero ma scorre via veloce, senza lasciare grande traccia di sé. ***-

Il 2003 è la sorpresa della serata. Dove altrove si trovano vini cotti e stanchi il Rosso Spina esprime grande complessità. Un naso che richiama ai lieviti, che ricorda certe idee di bagnato e che inesorabilmente riporta la mente a montepulciano ben più celebrati, in particolare tra quelli abruzzesi. Non perde in levità pur essendo di grande sostanza. Bella poi la spalla acida, più definita che altrove. Avvolgente e (davvero) bellissimo ****+

Nonostante l’annata il 2002 è sottile ed elegante, il nebbiolo presente richiama nettamente ad una bella idea floreale ed una spezia particolarmente gentile accompagna tutto l’assaggio. Grande bevibilità, magari senza una trama tannica di grande spessore ma c’è piacevolezza, eccome. ***+

Il 2001 ha un settanta percento di nebbiolo, e si sente. Viola passita ed un accenno carnale aprono ad una bocca viva e di gran gusto. ****-

Scrivi un commento

Commento

Webmention

  • La Casa dei Cini e il senso di Clelia e Riccardo per il fumetto | Enoiche illusioni

    […] Mani di Luna, bella fattoria biodinamica appena fuori Torgiano. Nomi che insieme a quello di Moreno Peccia de La Spina, ormai decano dei vini dei Colli Perugini, in poco tempo hanno contribuito, e non poco, […]